Lettere

Grillo e la saggezza di Kant

Il risultato delle recenti amministrative ha smentito le tante certezze degli analisti politici che davano il Pd spacciato, Berlusconi padrone delle sorti del Paese e del Governo e Grillo stella nascente ed artefice del cambiamento e del nuovo che avanza nel Paese.

Al primo turno il Pd ha registrato successi dovunque:al Nord, al Centro, al Sud; il Pdl arretra anche nelle sue roccaforti; il M5Stelle subisce una pesante sconfitta e perde in appena tre mesi quasi tre quarti dei suoi voti, scendendo dal 24,6% all’ 8,4%; la Lega rischia l’estinzione: in tutta la Lombardia è al di sotto del 10%. Perdono i partiti personali e si rafforzano quelli che pur con grossi limiti, assomigliano ad un collettivo radicato nel territorio.

Preoccupante però è il fenomeno dell’astensionismo che ha visto ben il 38% di cittadini restarsene a casa. I dirigenti democratici più avvertiti dovranno impegnarsi seriamente a sanare questa frattura tra cittadini ed Istituzioni: perché il nostro precario sistema non può permettersi il lusso di lasciare fuori dall’attività politica milioni di cittadini, ne va del destino democratico del nostro Paese.

Veniamo ora al M5Stelle. Il risultato è veramente pesante ed è da attribuire alla cattiva gestione del successo elettorale di Grillo e Casaleggio. Volevano cambiare il mondo, ma hanno negato ogni fiducia alla serietà della proposta di cambiamento e di rinnovamento di Bersani, finendo così per ridare fiato a Berlusconi e impaludandosi poi in estenuanti trattative sulle diarie e scontrini da rimborsare.

Mai nel Parlamento in questi ultimi 20 anni c’era stata una maggioranza cosi vasta per chiudere i conti con l’era berlusconiana; eppure Grillo con i suoi sberleffi, le sue ironie e suoi “vaffa” è riuscito a sciupare questa irripetibile occasione.

Molti la considerarono una prova di forza di Grillo; ma come ebbi modo di dire a suo tempo, fu una prova di debolezza, che alla fine non avrebbe pagato; e così è stato. Quindi ha fatto bene Bersani a stanare i “grillini” in quell’incontro in streaming e a mettere a nudo l’inconsistenza del cambiamento tanto sbandierato.

Molti dirigenti da Renzi ad altri criticarono Bersani per aver concesso tanta disponibilità al M5Stelle, quasi ad inginocchiarsi di fronte ai due capigruppo; ma come ha avuto modo di ricordare a Ballarò nella sua prima intervista pubblica dopo le sue dimissioni, il suo invito al cambiamento e all’accordo era sincero e vero.

Questa strategia bersaniana oggi ha dato i suoi frutti perché se fosse subito passato all’accordo con il PDL senza la fase di trattativa, anche se improduttiva con i “grillini”, non sarebbe stato compreso il passaggio dall’opposizione alla larghe intese al Governo Letta. La politica ha bisogno dei suoi tempi di sedimentazione e di maturazione dei processi: e quella della trattativa con Grillo era, per dirla con Gramsci, “una fase, necessaria ed ineludibile”; peccato che non è sia stata compresa da alcuni dirigenti.

Gli elettori che avevano abbandonato il Pd hanno compreso la serietà della proposta di Bersani e capito che con Grillo non si affrontavano i veri problemi del Paese e così in queste elezioni hanno voluto concedere ancora una volta fiducia ai sindaci di centro-sinistra.

Con questo loro atteggiamento hanno dimostrato di essere più maturi e responsabili dei loro litigiosi dirigenti, che avevano fatto di tutto in questi ultimi mesi per affossare e distruggere l’unica forza in grado di far uscire l’Italia dalla palude berlusconiana.

Certo la crisi del Pd non è finita, ma questo risultato offre una via per ricominciare su basi nuove e più promettenti un percorso di rifondazione del Partito democratico.

Penso che il risultato elettorale debba indurre anche il M5Stelle ad una seria riflessione e ad un’inversione di linea; ma non mi sembra che Grillo e Casaleggio vogliano trarre le giuste conclusioni da queste elezioni.

Come hanno reagito i due capi all’insuccesso elettorale? Senza autocritica alcuna, senza un’analisi seria delle cause della sconfitta. Grillo si è comportato come uno dei peggiori politici della vecchia politica prendendosela con la stampa, la televisione ecc. e con la “gente che con capisce niente”.

A lui non passa per l’anticamera del cervello che se qualcuno non lo segue è perché non è stato chiaro e convincente con le sue proposte. Eppure il filosofo E. Kant soleva dire: “Quando due persone parlano e non si capiscono, due sono le ipotesi: o chi ascolta è un cretino e non capisce niente ed è incapace di intendere e di volere; o chi parla non si è spiegato bene. Ecco io opto per la seconda ipotesi”.

Sarebbe bene che Grillo fosse un po’ più kantiano, e cominciasse anche lui ad “optare per la seconda ipotesi”, ascoltando i cittadini, facendo discutere liberamente gli aderenti al M5Stelle, elaborando proposte chiare e serie per far uscire, insieme alle forze sane del centro-sinistra, il nostro Paese dalla grave crisi che l’attanaglia.

Romolo Vitelli

 

29 maggio 2013
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