Varese

Varese, i Carabinieri raccontano la caccia all’uomo dopo la sparatoria a Leggiuno

L'illustrazione della brillante azione dei Carabinieri

L’illustrazione della brillante azione dei Carabinieri

Indagini coerenti e risultati ottenuti da parte dei Carabinieri nel caso che ha visto il tentato omicidio, l’11 maggio scorso, del barista Marco Vendramini, nel suo bar di Leggiuno “Maxi Zodiaco”. I Carabinieri della Compagnia di Luino hanno dato vita ad una vera e propria ”caccia all’uomo”, che ha portato all’arresto del “gruppo di fuoco” entrato in azione, guidato dal cagliaritano Paolo Frau, residente a Mesenzana, che ha materialmente esploso i cinque colpi di pistola contro il barista. A spalleggiare Frau, due complici:  Salvatore Caruso, residente a Cadrezzate, e Costantino Salcone, residente a Subbiano (AR).

Un’operazione in grande stile che è stata ripercorsa e analizzata nella sede dei Carabinieri del Comando provinciale di Varese. Certo, non mancano i punti interrogativi in questa vicenda, ma la chiusura del cerchio è avvenuta grazie alle indagini coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Varese, Luca Petrucci, e all’azione dei militari dell’Arma. Al Comando provinciale erano presenti l’ex Procuratore capo della Repubblica di Varese, Maurizio Grigo, il colonnello dei Carabinieri Alessandro De Angelis, il Sostituto Petrucci, il comandante dei Carabinieri di Luino, Giuseppe D’Aveni.

Come ha detto il colonnello De Angelis, “in tempi piuttosto brevi, gli autori del tentato omicidio sono stati assicurati alla giustizia, dopo essere stati localizzati in Toscana”. Poi De Angelis ha aggiunto: “la scelta di scappare in Toscana si spiega con il contesto agro-pastorale clone della realtà sarda”. I tre responsabili dell’atto di sangue hanno vissuto in “un contesto di semi-clandestinità, con comportamenti da banditi sardi”. E’ stato anche chiarito che i tre potevano contare su appoggi in terra toscana.

I tre sono stati scovati con pedinamenti e appiattamenti, secondo quanto dichiarato dal comandante dei Carabinieri di Luino, Giuseppe D’Aveni. Ma anche le intercettazioni sono state importanti: messaggi con nomi in codice come “gatto” e “castoro”. Segno che i tre malviventi non erano sprovveduti.

Tra i problemi aperti, quello relativo all’arma utilizzata e non ancora rinvenuta (una 57 Magnum o una 38 Special), ma soprattutto quello che riguarda il movente, ancora non chiaro. Ma sono in corso gli interrogatori.

“Si è operato da parte dei Carabinieri con grande impegno e grande professionalità – ha rimarcato il Sostituto Petrucci -, ma va anche ringraziato l’ufficio del Gip, Fazio e Battarino, che con grande celerità ha supportato l’azione”.

24 maggio 2013
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