Lettere

Expo, un fuoco di paglia

“Expo”, ovvero, come il solito, la montagna che partorirà il topolino, soprattutto dopo la “virata” economica degli ultimi due anni. L’intelligenza a Varese latita, giacché rincorre solo i “grandi progetti”, non avendo gli amministratori ancora capito che prima andrebbero ben fatti, completati, conclusi e verificati quelli di stretta necessità.

Varese è già semideserta da tempo, poiché non c’è un’“intelligenza” che sappia programmare tramite “progetti” che si concatenino: da qui al 2015 – mancano 2 anni – probabilmente, data la situazione, la realtà potrà essere solo peggiorata.

Ma, evidentemente, si pensa sempre che “il grande evento” sia la ricchezza per il territorio, quando, invece, è il mero falò di un fuoco di paglia. Senza contare che si cade sempre nel medesimo errore.

Ricordano i cittadini il “Tram bus” di alcune amministrazioni or sono? Sembrava la panacea contro il traffico e per un efficiente collegamento dei poli estremi della città. Risultato: cancellazione dello stesso, dopo avere speso non poco per sistemazioni di carreggiate, per modifiche di percorsi, per posizione di semafori messi quasi subito in pensione e “sradicati” (ne ho il ricordo a pochi metri dalla casa ove abito).

E ricordano il progetto “Socrate(s)” per i collegamenti all’avanguardia della telefonia (era la metà degli anni Novanta)? Forse, se si fossero letti anche Aristoteles, Platones et Senofontes avrebbero capito che l’economia – che significa semplicemente, ahimè, “amministrazione domestica” (sic et simpliciter) – parte meglio quando si spende con senno ed all’occorrenza.

Ed a livello regionale, guardino: l’“Arcisate – Stabio” è, forse, il fiore all’occhiello? Sì, della faciloneria e dell’improvvisazione umana. Perché, al momento, di fatto, mi pare che abbia prodotto più grane che “risultati” effettivi.

Ultimo capitolo, solo per citare alcune delle graziose idee partorite da cotanti “lumi della scienza amministrativa varesina e varesotta” i mefistofelici – o metifici, secondo i punti di vista – “Campionati di ciclismo”…

Se tiriamo le somme, il definirli “aborto” sarebbe un eufemismo da educande delle Orsoline, senza considerare certe cementificazioni inutili che sono sorte quali “effetti collaterali”.

L’”Expo” sarà il degno “bis”, tris”, “quater” ecc. che costerà, infine, comunque, sul cittadino, sia in termini di danaro, sia per l’ambaradan connesso.

Ci sono realtà ben più lungimiranti che preferiscono “declinare” il coinvolgimento, per evitare “cattivi affari”, nella melma di affari già la tracollo.

Ciò non significa non “rischiare”, o non progettare, ma farlo, come ha detto in questi giorni anche il Pontefice, avendo sempre l’occhio rivolto alla realtà dei meno abbienti che sono di più – e che dovrebbero meglio essere tutelati – rispetto ai potenti della moneta sonante (che, però, sta suonando sempre meno, senza che se ne accorgano, e quando suona meno prelude sempre a “rivoluzioni” di differente tipo).

Ma gli attuali amministratori e le opposizioni – domando loro, anche se non risponderanno, sia perché si credono “unti dal Signore”, sia perché, sovente, ben misere sono le argomentazioni di fronte a chi sappia ancora ragionare con il cervello e non con altre zone anatomiche – sanno concretamente dove stanno vivendo, oppure si sono costruiti la loro teca protetta che non pone in comunicazione le vere esigenze della città (intendendo quella della gente comune, i “poveri cristi”, come si dice dalle nostre parti), teca che, quando si infrangerà, ferirà chi stava dentro e chi viveva fuori?

Fingono di non capire, oppure non capiscono realmente?

Perché siamo allo “scollamento” completo tra gli amministrati e gli amministratori, in entrambi i casi!

Cattivo segno… (vedano, 333 a.C. – e d.C. 476;1453; 1492; 1789; 1831; 1848; 1859, 1914, 1917, 1922, ecc. ecc. ecc.)

Bruno Belli – che “vaneggia”, come molti diranno: forse concordo.

17 maggio 2013
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9 commenti a “Expo, un fuoco di paglia

  1. Alex il 18 maggio 2013, ore 11:06

    Tremendo e terribile, Belli!
    Che realismo e che coraggio!!!

  2. alba rattaggi il 18 maggio 2013, ore 14:32

    Come sempre, un’intelligente “polemica”, affilata come un bisturi e, proprio per questo, in qualche passaggio l’ironia feroce suscita persino un sorriso! Bravissimo Belli a ricordare certi flop più o meno recenti, ma si arriverà mai a far tesoro dei propri errori e cambiare rotta?

  3. ombretta diaferia il 18 maggio 2013, ore 19:52

    vaneggiamo, caro Belli, per regalarci una fragorosa risata ogni qual volta leggiamo le altisonanti dichiarazioni degli amministratori che dimostrano quotidianamente non solo di non essere all’altezza del ruolo che ricoprono, ma addirittura di affidarsi solo alla sola “comunicazione” e mai all’azione (che dovrebbe, invece, esserne la base come evidenzia il suffisso!).

    non perdiamo il sorriso, anche se il cuore sanguina davanti a questi scempi che devastano l’ambiente che ci dà vita, a quest’immobilità sclerotica e annosa.

    per esempio, da 18 mesi, per tollerare questo ingiusto “concerto da cantiere” a cui sono sottoposte direttamente 35 famiglie (ed indirettamente tutta la città/provincia/regione che lo pagano!) per un’opera di “pubblica utilità”, me ne prefiguro per l’appunto l’utilità: un parcheggio intermodale serve per “gestire” il traffico con l’ausilio di una combinazione di mezzi diversi, volto a favorire la mobilità sostenibile urbana, a garantire continuità tra le diverse modalità di trasporto, che devono essere facilmente accessibili anche ai pedoni e ai ciclisti.

    allora immagino il suo vantaggio, in occasione dell’expo.
    dall’area dedicata a circa 50 km migliaia di turisti giungeranno al famoso parcheggio intermodale: solo 60 posti, ma tranquilli a 100 metri ce n’è un altro, sorto proprio per il grande “evento” di ciclismo di qualche anno fa, sempre vuoto, anche se ormai regalato ad 1 euro al giorno!
    Bene, giunti alla stazione di Casbeno possono riprendere il treno e tornare verso Milano! (non alla Fiera, però, almeno con linea diretta, così come a Malpensa)
    Oppure salire su una delle tre linee di bus che la toccano da tempo immemore, magari in bici. E ridiscenderne, perché la bici sui bus a Varese non è ammessa! (e lo so, perché ricordo ancora oggi quando, schiantata dalla fatica, perché non riuscivo più a risalire la salita di Bobbiate, rimasi alla schiranna ore, perché sul bus non è ammessa una bicicletta!).

    Ridiamo Belli, fragorosamente, ne abbiam viste talmente tante, da poter solo sorridere per l’inadeguatezza di tal comunicazioni (spesso strategicamente polemiche, altrimenti nessuno li leggerebbe neppure!), prima che delle loro azioni…
    che purtroppo danneggiano vita privata, pubblica, commerciale e culturale.
    ma forse non abbiam compreso che la vera strategia è tener ben lontano dalla “land of turism”, qualsiasi estraneo alla comunità varesina…
    per fortuna che sto per partire con il nostro autore internazionale, contattato dall’Italia a New York per delineare l’evoluzione dell’expo dal 1906 al 2015, così come la “lettura dell’Italia dall’estero”.
    Ebbi l’ardire di portarlo anche in città, nel luogo a me più caro, il Teatrino Santuccio, dove tuonò con versi perentori “in Italia definiamo civilizzazione l’arte di costruire muri” (ellis island by Robert Viscusi – volume II – libri 5-8)…

    ridiamo, buon Belli, e continuiamo a pensare ed a mostrare “il dito e la luna”!

  4. Emiliano il 19 maggio 2013, ore 20:02

    Concordo sia con Bruno Belli che con Ombretta Diaferia.
    Ad appendice degli “orrori” elencati dal primo aggiugerei anche la tanto “chiacchierata” e ancor più “costosa” funicolare del Sacro Monte. Ad appendice di quanto scrive la seconda, invece, una citazione musicale che – tuttavia – potrebbe fare più piacere al primo… Scrive la Signora Ombretta: (…) ma addirittura di affidarsi solo alla sola “comunicazione” e mai all’azione (che dovrebbe, invece, esserne la base come evidenzia il suffisso!)(…)
    Mi viene da pensare all’Oratorio “La Creazione” di Joseph Haydn, e in particolare a quei recitativi in cui “prima” l’orchestra si rende evento dei fatti, poi la voce umana (per parola degli arcangeli) li commenta e descrive.
    Ebbene, se artisti (sia il compositore che il librettista) vissuti due secoli orsono si dimostrano molto più coi piedi per terra degli amministratori attuali – e non mi riferisco unicamente a quelli varesini – mi pare che ci sia poco da stare allegri.
    Serve aggiungere altro?

    Saluti.

  5. Mariella il 20 maggio 2013, ore 10:27

    Eh, sì.
    Proprio un grave problema quello del rapporto tra i politici ed i cittadini.
    In più, nella nostra città, ancora maggiore è l’impegno con cui si tendono a “zittire” le voci “discordanti” (si deva anche il caso del dr. Zanzi).
    Belli, Lei fa solo alcuni esempi, ma, se volesse entrare nel campo della cultura – quello dove si muove maggiormente – come si sta dalla nostre parti?

    Da annotare come tanto la maggioranza, quanto le opposizioni, tacciono sulla sua realistica riflessione. E’ vero: diversa la giacchetta, ma medesimo il comportamento.
    Grazie.

  6. Giovanna S. il 22 maggio 2013, ore 10:31

    Grazia a VareseReport per essere una vera MOSCA BIANCA nell’informazione varesina e grazie mille per ospitare – VARESEREPORT SOLO – chi, come Belli, è un esponente della cultura e del giornalismo locale, il più scomodo, perchè diretto nell’informare e libero nel pensare.
    Complimenti, veramente, al direttore di Varesereport.
    Speriamo che mantenga sempre questa linea. Ad majora!!!

  7. Michele il 27 maggio 2013, ore 17:16

    Calma, Belli!!!
    Tanto adesso, per la cultura lombarda, arriva la Cappellini e ci cucisce un grande bandierone per coprirci tutti e proteggere e valorizzare le “potenzialità culturali” del territorio. E’ pronto?

  8. Bruno Belli. il 28 maggio 2013, ore 12:47

    No. Non son pronto, perchè, come sempre, sono le solite “balle” che ascolto da più di 20 anni.
    Mi sono proprio annoiato di gente che parla senza prima riflettere – meglio non perdere più nemmeno il tempo ad ascoltarli….

  9. Lucia il 19 giugno 2013, ore 13:36

    Belli scrive cose sensate, ma, infine, ci si chiede: che cosa è questo EXPO?
    La solita (s)parata delle amministrazioni per avere il riflettore, oppure, almeno a Varese, una “maxi – sagra” senza indirizzo preciso?
    Perchè, se non c’è un ritorno reale per la popolazione dei luoghi, perchè certe spese?
    Ma i politici, chiamati in causa, dove sono? Che ne dicono?

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