Varese

Renzo Arbore all’Apollonio: “siamo qui per espugnare Varese”

Renzo Arbore e la sua Orchestra Italiana sul palco del Teatro Apollonio di Varese

Renzo Arbore e la sua Orchestra Italiana sul palco del Teatro Apollonio di Varese

A mezzanotte in punto, tutti gli spettatori in piedi, scoppia, come una bomba ad orologeria, il pezzo più atteso, quello che - sui palchi di tutto il mondo – ha lasciato il “marchio” di questa big band. Alle notte ritmate di “Luna Rossa”, con i 15 musicisti e cantanti che aprono al massimo il volume, è tifo da stadio. C’è chi canta, chi balla, chi si gode l’emozione di una grande luna rossa che, dal maxi-schermo, illumina tutta la sala. Degna conclusione del concertone che ieri sera ha tenuto al Teatro Apollonio di Varese, chiudendo la stagione 2012-2013, Renzo Arbore e la sua Orchestra Italiana.

Una lunga performance condotta dal popolare showman sul filo dell’ironia. “Stasera espugneremo Varese, il profondo Nord”, ride Arbore partendo con il concerto. E dice di essere all’Apollonio con un obiettivo, quasi una “mission”: “Sono qui per spiegare le canzoni – dice Arbore -. A Napoli non sarebbe necessario, qui invece…”. Una macchina, quella dell’Orchestra Italiana, che deve suonare un’oretta prima di scaldare davvero i motori: ieri sera il repertorio è diviso in tre parti. Il repertorio melodico, con Roberto Murolo che fa da nume tutelare, il swing e, attesissimo, il repertorio delle trasmissioni di Arbore. Il tutto con arrangiamenti accattivanti, musicisti che sono in realtà solisti che suonano insieme, versioni delle canzoni da bulimici della musica.

Arbore – è noto – ci sa fare, conquista subito i varesini. Prende spunto da una canzone di Murolo dove si parla di medicinali della premiata ditta Zamberletti, per parlare dell’ottima “pasticceria Zamberletti che avete qui”. Oppure evoca il Senatur con la barzelletta, molto politicamente scorretta, che dice che Bossi si rivolge a Bin Laden chiedendogli se sono state colpite le due Torri, Torre del Greco e Torre Annunziata. Battute, storielle, aneddoti, una lunga rassegna dei modi diversi di espimersi dei vecchi sarti quando, prima dell’arrivo dei jeans, dovevano ”gestire” le “parti basse” maschili. Quelle che Arbore chiama “l’appoggio”.

A fare da padrona è certamente la musica, con il trio Murolo-Renato Carosone-Mimmo Modugno, tre nomi che, in realtà, fanno la civiltà del nostro Paese. Un trio a cui va aggiunto, con la stupenda “Malafemmina”, il principe Antonio De Curtis, in arte Totò. Abore però non dimentica i suoi amori oltre Oceano, che da noi diventano le canzoncine swinging del Raba e di Natalino Otto (davvero una piacevole e inattesa sorpresa, quest’ultimo).  Così come non snobba le mitiche sigle dei programmi tv che lo hanno incoronato il re della tv italiana, da “Ma la notte no” da “Quelli della notte” a “Vengo dopo il tg” da “Indietro tutta” fino a “Sì, la vita è tutto un quiz”, ancora da “Indietro tutta”.

Ma la vera chicca finale è quando Arbore intona la vecchia e bellissima “Tanto pe’ cantà”, quella che interpretava il mitico Nino Manfredi, e fa cantare il pubblico del Teatro Apollonio, che sottovoce esegue il pezzo, con Arbore che sul palco mima le parole del testo (una vecchia trovata di un altro grande – che speriamo De Sanctis ci porti a Varese -, Gigi Proietti).  E così’ nasce una nuova realtà musicale battezzata da Arbore: “il coro del Teatro Apollonio in Varese”. Bella chiusura di stagione per il teatro di piazza Repubblica.

 

9 maggio 2013
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