Politica

Il Divo non c’è più. Scomparso il senatore Giulio Andreotti

Giulio Andreotti

Giulio Andreotti

Ha attraversato tutta la prima Repubblica, da protagonista. E’ scomparso questa mattina Giulio Andreotti, uno degli uomini politici per cui si sono sprecati i soprannomi, da Belzebù al Divo Giulio. Andreotti aveva visto due guerre mondiali, sette papi, monarchia, fascismo, prima e seconda Repubblica, aveva affrontato sei processi per mafia. Il suo nome è sempre stato abbinato ai misteri della storia d’Italia.

Partecipante all’Assemblea costituente, sette volte presidente del Consiglio, otto volte ministro della Difesa, cinque volte ministro degli Esteri, e delle Finanze e del bilancio, del Tesoro e degli interni. Era nato a Roma il 14 gennaio 1919. Diventa segretario di De Gasperi, da cui la famosa frase di Indro Montanelli: “Quando andavano in chiesa insieme, De Gasperi parlava con Dio, Andreotti col prete”. A 28 anni è già sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Dal ’47 al ’53 è sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nel 1948 viene eletto segretario della Dc. Nel 1954, diventa per la prima volta ministro degli Interni. Passa poi alle Finanze, al Tesoro, alla Difesa e all’Industria. Nel 1972 si siede sulla poltrona di presidente del Consiglio. Dopo sei anni, Andreotti torna a palazzo Chigi alla guida di un monocolore Dc che nasce con l’astensione dei comunisti. Un governo che cade per il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro. Finisce la solidarietà nazionale e comincia il pentapartito.

Si arriva così alla fase della politica estera, l’altro suo grande territorio d’azione. Siede alla Farnesina dal 1983 al 1989, gli anni del potere craxiano. Nasce il Caf (dai nomi di Craxi, Andreotti, Forlani) di cui farà le spese l’allora segretario democristiano De Mita. Tangentopoli si avvicina. Nel 1991 Andreotti forma un nuovo esecutivo ma l’ora delle inchieste giudiziarie è scoccata. A metà degli anni ’90 viene processato da due procure: quella di Perugia e quella di Palermo. Due le accuse: essere stato il mandante dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, direttore di Op, ucciso il 20 marzo 1979, e il fatto di essere colluso con la mafia.

Si arriva così hai giorni nostri. Nel 1991 Cossiga lo nomina senatore a vita. Nel 1992 punta alla presidenza della Repubblica, nel 1994, morta la Dc, aderise al Ppi di Mino Martinazzoli. Poi, nel 2001, confluisce nella Margherita. Nel 2006 subisce l’ira del centrodestra che gli rimprovererà di aver votato, insieme agli altri 6 senatori a vita, la fiducia al governo Prodi. Ma un anno dopo, si astiene e assesta un colpo di grazia all’esecutivo Prodi.  Un politico a tutto tondo, capace di attraversare indenne fino ad oggi le luci e le ombre del Bel Paese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

6 maggio 2013
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2 commenti a “Il Divo non c’è più. Scomparso il senatore Giulio Andreotti

  1. Leonia Talamona il 6 maggio 2013, ore 18:21

    Un senatore in meno da mantenere

  2. ombretta diaferia il 7 maggio 2013, ore 09:23

    ed anche il terzo del “patto del camper” ha terminato il suo viaggio terreno!

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