Varese

Cascina della Poesia, un’isola di cultura affiora a Varese

La lettura di Cesare Viviani a della Poesia

La lettura di Cesare Viviani a della Poesia

Ogni volta che c’è qualcosa che valga la pena, Varese risponde bene. E’ accaduto anche ieri sera, al Faido di Varese, un luogo con vista sul lago, quando ha aperto le sue porte la Cascina della Poesia, un’iniziativa promossa da Dino Azzalin, poeta ed editore, che vedrà in futuro altri incontri con poeti e scrittori. Un’iniziativa tutta privata, come ormai accade sempre più spesso a Varese, per fortuna di Varese e dei varesini, che così possono affrontare una stagione dove spesso si vola basso. Special guest della serata il poeta Cesare Viviani, che ha proposto riflessioni sulla poesia e sulla scrittura, oltre a leggere la sua ultima raccolta di versi “Infinita fine”, pubblicata nella mitica collana bianca di Poesia Einaudi.

Una quarantina di persone, in gran parte poeti e letterati, qualche giornalista, qualche Musa della poesia. Un pubblico di invitati che hanno raggiunto la Cascina in ordine sparso. Prima qualche fetta di salame, un buon bicchiere di vino, qualche dolcetto e poi, tutti insieme, ad ascoltare quella che si potrebbe definire, con qualche enfasi, “lectio magistralis”. “Se ne sentiva bisogno di un luogo che, in maniera informale, rimettesse l’accento sulla poesia, sulla scrittura, sulla cultura”, introduce il “padrone di casa” Azzalin, e poi è stata la volta di Viviani.

Subito si fa silenzio e l’attenzione si fa intensa. La riflessione del poeta è ampia, molto articolata, ma che “precipita” sul tema della parola poetica. “La vita è una questione di pieni e di vuoti, di presenze e di assenze – dice Viviani -, e la parola della poesia, una parola smangiata, che sorge dal nullo e dal vuoto, è quella che rispecchia la vita, che non è mai un mosaico rassicurante fatto tutto di tessere piene”. Dunque, qual è il modo migliore per avvicinare la poesia? “Accompagnarci ad essa, senza cercare ansiosamente di interpretarla, senza farle domande, senza cercare di identificarla come in ufficio di polizia”. “Una compagna di cui sappiamo poco”, continua Viviani, “attenti al suono, al ritmo, agli accenti”. Parole da leggere, lentamente, spesso. Come leggerla? Risponde Viviani: “Con lo stesso tempo che ci immaginiamo sia servito al poeta per scriverla”.

Domande, riflessioni dei presenti, battute seguono le parole del poeta che, confessa, non ha mai sopportato certe star della poesia più interessate ai programmi tv che a leggere versi nelle classi. Poi i partecipanti iniziano ad uscire, a tornare a casa, con le parole ancora nell’orecchio. E un pizzico di ottimismo in più: a Varese è ancora possibile partecipare ad eventi ricchi e creativi come questo.

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4 maggio 2013
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8 commenti a “Cascina della Poesia, un’isola di cultura affiora a Varese

  1. ombretta diaferia il 4 maggio 2013, ore 16:42

    “La vita è una questione di pieni e di vuoti, di presenze e di assenze, e la parola della poesia, una parola smangiata, che sorge dal nullo e dal vuoto, è quella che rispecchia la vita, che non è mai un mosaico rassicurante fatto tutto di tessere piene”.

    e lo dice Viviani.
    non chi non ha neppur l’onore di essere invitato alle riunioni private.

    “Con lo stesso tempo che ci immaginiamo sia servito al poeta per scriverla”.

    E per me il tempo è solo una questione metereologica.. Il resto è ritmo. Vitale.

  2. Jane Bowie il 6 maggio 2013, ore 08:49

    Ma cosa ci interessa la cronaca di una serata privata in cui un pubblico invitato in maniera del tutto autoreferenziale, esclusiva e chiusa beve un bicchere di vino? Questo sarebbe cultura? Oppure potrebbe essere l’evento di giovedì 2 maggio dove un pubblico di varesini non chiuso e privato ma assolutamente aperto, incluse due file di adolescenti, si è alzato in piedi per 15 minuti per acclamare una performance straordinaria. Senza bicchiere di vino, senza salame, senza giornalisti.

  3. a.g. il 6 maggio 2013, ore 09:17

    Be’ la vita (anche quella culturale) è bella perchè varia…

  4. renzo carnio il 6 maggio 2013, ore 17:31

    Be pure se c’è un buon bicchiere di vino e del salame direi che non per questo le serate di cultura , di parola poetica, debbano essere non interessanti , non creative: cosa c’entra?. Magari è più importante il fatto degli inviti (mi sembra di capire). Certo questo è un problema ma forse va compreso che il luogo è piccolo. Azzalin saprà risolvere questo problema quando, con la bella stagione, si potra’ andare nei prati davanti a questa splendida “casa della poesia”

  5. Silv.- il 6 maggio 2013, ore 23:04

    Ognuno può farsi la sua cultura in casa, ed è PRIVATA.
    Quella PUBBLICA secondo me ha più valore perchè è per TUTTI e meglio ancora se gratuita che è ancora più accessibile.

  6. Estro-Versi il 11 maggio 2013, ore 08:23

    credo che la polemica non sia tanto sul pubblico o sul privato. E’ che la città cresce, si evolve, ci sono tante realtà culturali importanti anche emergenti alle quali si dovrebbe prestare forse un pò più d’orecchio. Pensiamo alle rassegne teatrali o ai singoli spettacoli tanto per citarne qualcuno “My name is Jo” di Ardemagni o ” Shirtwaist”della bravissima Jane Bowie o del meraviglioso calendario “Note di scena” organizzato da Filmstudio. Quindi la serata in cascina organizzata con gusto e raffinatezza dal mio amico Dino Azzalin merita rispetto e attenzione. Dino è persona, poeta, uomo generoso. La sua cascina è un progetto importante che mira a creare un polo culturale per la poesia e i poeti. La serata per Viviani alla quale non abbiamo potuto assistere è stata una serata da quanto mi raccontano alcuni amici organizzata con impegno e onestà-Anche Noi non siamo stati invitati a diverse serate poetiche ma non per questo ci sentiamo esclusi o ne facciamo una colpa agli organizzatori. Solo cerchiamo che in questa città si parli o si scriva anche d’altro. Diamo spazio anche a nuovi voci e a espressioni culturali di talento e d’esperienza.Vorremmo leggere PIù SPESSO diversamente. Con stima e rispetto di questo giornale che reputiamo tratti diversi argomenti.Mi riferisco a Noi lettori andiamo a cercare quello che ci piace. A Varese ce ne sono di cose da fare basta cercarle!!
    Lasciamoci incuriosire che ne sò tanto per rimanere in tema della rassegna appena inaugurata dall’AFRICA!!!

  7. a.g. il 11 maggio 2013, ore 08:54

    Lettera equilibrata e del tutto condivisibile. Applauso alla bella e brava Sara

  8. adranos il 15 maggio 2013, ore 14:21

    Forse, se fosse meno “fastidioso” reperire spazi pubblici. O meglio. Se questi lo fossero veramente dato che ristrutturati, illuminati e riscaldati con i soldi dei contribuenti…Purtroppo chiunque detenga i due poteri: quello di fare smorfie dinanzi alla parola cultura e quello di creare ritardi ad ogni gratuito entusiasmo sta sempre seduto sulla sedia più alto della Nostra.

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