Politica

Napolitano bacchetta i partiti e lancia il governissimo

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

Nel pomeriggio è partito il secondo settennato del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un discorso ampio e sferzante, quello del presidente, che viene applaudito da tutti tranne i 5 Stelle. “Non prevedevo di tornare in quest’Aula”, dichiara l’ultraottantenne Capo dello Stato.

Napolitano, nel suo intervento, va all’attacco: “non si sono date soluzioni soddisfacenti” da parte dei partiti, con “contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi”. Non solo: non si può essere, ha continuato Napolitano, “autoindulgenti”, sia per quanto riguarda “i corresponsabili del diffondersi della corruzione nelle diverse sfere della politica e dell’amministrazione”, sia per quanto riguarda “i responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme”. Soprattutto è stata imperdonabile la non riforma della legge elettorale. E comunque se lui si troverà di fronte a “sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato”, non esiterà “a trarne le conseguenze dinanzi al Paese”.

Poi arrivano i temi politici. “I risultati complessivi delle elezioni indicano tassativamente la necessità di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo oggi in Italia, non trascurando, su un altro piano, la esigenza di intese più ampie per problemi di comune responsabilità istituzionale”. Governissimo dietro l’angolo. Il fatto che in Italia ci sia ”una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, è segno di una regressione, di un diffondersi dell’idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto, di mediazioni, intese, alleanze politiche”.

Duro l’affondo di Napolitano sul Movimento 5 Stelle: ”Non c’è partecipazione realmente democratica” senza ”partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all’imperativo costituzionale del “metodo democratico”". No, insomma, alla “contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben più di un secolo e ovunque i partiti”.

22 aprile 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi