Varese

Crisi carta stampata, Varese non è una città per giornalai

IMG_20130418_120351Il primo, preoccupante segnale era partito dalla Stazione delle Ferrovie Nord a Varese. All’improvviso era sparito il giornalaio, che prima era nell’atrio, poi era stato spostato nel corridoio. Poi era sparito per lasciare spazio al presidio fisso della Polizia. Ma si trattava solo della prima di una lunga serie di saracinesche abbassate: quelle dei giornalai varesini.

Una serie di chiusure che, come nel caso delle librerie, Veroni, Pontiggia e la Libreria del Corso, avvengono nell’indifferenza generale, senza che nessun esponente dell’amministrazione comunale intervenga. Nel frattempo la grande distribuzione presenta edicole molto ricche, con giornali e riviste di tutti i generi.

Ultima della lista la chiusura dell’edicola di piazza Monte Grappa, dove da diversi giorni campeggia un cartello con la scritta “Inventario”. Stessa sorte sta capitando al giornalaio all’imbocco di via Veratti, sotto i portici, con un cartello che spiega che è in affitto, e così alla bella edicola che si trovava sotto il portico che si affaccia su piazza XX Settembre: al suo posto ora c’è un distributore automatico che offre prodotti food (dal latte alle patatine) e no-food (dalle siringhe al disinfettante).

Ancora: sempre negli ultimi mesi, è letteralmente scomparsa l’edicola che era aperta nella piccola via Marconi. Della vecchia edicola non c’è più traccia. Nei paraggi soltanto parcheggio selvaggio attorno al Bernascone.

Resistono invece eroicamente – almeno per ora – l’edicola di Corso Matteotti, e le due edicole alle Stazioni (una delle quali – accanto alla Stazione dello Stato – è la stessa che si trovava dentro la Stazione delle Nord).

21 aprile 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un commento a “Crisi carta stampata, Varese non è una città per giornalai

  1. ombretta diaferia il 21 aprile 2013, ore 14:10

    anche quella di via Bernardino Luini è ancora aperta!

    crisi della carta stampata o “oneri alle stelle”?

    perché l’amministrazione non viene incontro alle esigenze degli amministrati che versano tanti dindini nella casse comune?

    quando scelsi di chiudere il punto d’incontro abrigliasciolta, per intraprendere una strada più itinerante e culturale, il computo era chiaro: per diffondere cultura bisogna pianificare le spese al centesimo di euro…

    l’amministrazione, invece di promuovere una soluzione tipo quella adottata a milano per far riaprire ben 18 librerie, sta a guardare.

    come non pensare, allora, che si voglia azzerare cultura ed informazione?
    dopo la mia scelta in tre anni ho subito l’annullamento di amor di libro (manifestazione dei librai indipendenti, quando c’erano) ed assistito alla chiusura di Veroni, Pontiggia, Croci.
    ma nessuno ha mai proferito parola (l’azione sarebbe un’utopia!) sull’arrembaggio di catene e grandi distributori. anzi, i contributi richiesti aumentano!
    mentre la crisi attanaglia i portafogli dei lettori e si sceglie anche di comprare un giornale in meno, un libro in meno.

    e le edicole, che sostengono oneri come il plateatico di una certa entità, non possono neppure permettersi il restyling.
    quindi, la scelta è obbligata…
    nel silenzio di chi ci amministra a livello locale e nazionale.
    perché la “illuminata” legge sugli sconti del libro è solo uno degli esempi di sciocchezze che dobbiamo affrontare nella sua diffusione..

Rispondi