Politica

Quirinale, Prodi cade sotto il fuoco amico. Oltre cento franchi tiratori

camera-dei-deputatiDopo Marini ieri, oggi è stata la volta di Romano Prodi. Alla quarta votazione per l’elezione del Presidente della Repubblica, nonostante la maggioranza assoluta richiesta, con quorum a 504 voti, nessun candidato ha ottenuto la maggioranza assoluta, neppure il fondatore del Pd ed ex presidente del Consiglio Prodi.

Il professore ha ricevuto 395 voti, un centinaio di voti sotto rispetto ai consensi della coalizione, che sulla carta partiva da quota 496. Grande successo, invece, per il giurista Stefano Rodotà, candidato del Movimento 5 Stelle, ha ottenuto 213 voti, molti più rispetto ai 162 “grandi elettori” del blocco grillino.

Al termine della votazione, si sono fatti i calcoli: 101 i franchi tiratori in Aula.  Non gli eletti di Sinistra e Libertà, che hanno ”segnato” i loro voti (“R. Prodi”). Franchi tiratori, dunque, provenienti dalle file del partito bersaniano, che sembra essere precipitato in “Somalia”, come qualcuno dice, ad evocare una guerra per bande infinita.

Subito dopo i risultati, da Matteo Renzi, che aveva lanciato la candidatura del professore, un messaggio senza appello: la candidatura Prodi è venuta meno. Contemporaneamente nella “Corea” di Montecitorio, corridoi off limits per i giornalisti, si è riunito il vertice del Pd, con Bersani che ha smentito la voce che circolava circa le sue dimissioni. Difficile dire cosa accadrà domani. Ma al momento il Pd non ha ancora deciso quale sarà il candidato su cui fare convergere i voti.

19 aprile 2013
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