Politica

25 Aprile, rileggiamo le Lettere dei condannati a morte

resistenzaA distanza di solo 68 anni dalla sconfitta del nazifascismo, in quasi tutta l’Europa spirano venti di conservazione, di populismo e addirittura, in alcuni casi, di autoritarismo. Di qui la crescita e la diffusione di movimenti dichiaratamente neonazisti e  neofascisti.

Questo dovrà spingere tutte le forze democratiche antifasciste a sviluppare un coordinamento unitario per la diffusione e il consolidamento di una nuova cultura antifascista nei vari Paesi dell’Unione all’altezza delle problematiche di una società, multimediale multiculturale e multirazziale, com’è l’attuale.

In Italia si dovrà finalmente fare i conti con il nostro passato, diffondendo una compiuta conoscenza di ciò che è stato il fascismo e di ciò che rappresentano certi simboli di morte e di guerra. Bisognerà dare una corretta informazione anche sul contributo dei fascisti alla persecuzione degli ebrei, degli antifascisti, dei partigiani e perfino delle popolazioni civili, soprattutto negli anni dal ‘43 al ‘45, quando i fascisti non furono da meno in tutti i casi in cui si scatenò la barbarie nazista.

Tutte le agenzie formative, ed in particolare la scuola, dovranno avere un ruolo centrale nell’educare i cittadini alla cultura della legalità, al culto della democrazia, ad una seria e consistente formazione antifascista. Bisognerà tornare a riappassionare i giovani, agli ideali democratici e contro ogni forma di populismo e qualunquismo per contribuire a diffondere una cultura della legalità e della cittadinanza, un culto della convivenza civile, della tolleranza e della coesione, contro ogni forma di discriminazione

Libri come Lettere dei condannati a morte della resistenza europea, dovrebbero essere letti dagli studenti a scuola per poter far conoscere loro quanta umanità, dignità e fede nei valori democratici e nel rispetto della dignità della persona umana contengano quegli ultimi pensieri di condannati a morte, dei quali vorrei riportare alcuni, significativi stralci:

“Perdonami, cara mamma” – scrive, alcune ore prima dell’esecuzione, avvenuta per decapitazione nel 1942, il combattente austriaco della Resistenza Franz Mittendorfer di anni 38, pellettiere — “che purtroppo devo darti questo dolore. Spesso ho riflettuto se ciò era veramente necessario, se forse non avrei dovuto agire altrimenti, ma arrivo a una sola conclusione: ” non potevo fare altrimenti “… e non mi pento, la mia vita è stata diritta e onesta, e così saprò morire. Mia cara mamma, so bene quanto duramente ti colpirà la mia morte, posso immaginare benissimo quanto debba essere duro per una madre seppellire un figlio per cui ha dato tanto lavoro, tante cure, tante ore, tanti giorni e tante notti. pensando a te dico addio al mondo.”

Un ultimo bacio dal tuo

Franz;

Christian Ulrik Hansen, di anni 23 – studente in teologia, danese, Fucilato II 23 giugno 1944

Amici,

molto probabilmente questo mio saluto sarà l’ultimo, il tribunale militare tedesco mi condannò a morte

Sono giovane, amo la vita e mi è difficile dire addio… Perché un popolo possa vivere è necessario che qualcuno muoia…Lasciate che i fucili sparino, lasciateli frustare e torturare, lasciate che le tenebre calino sul paese, noi vinceremo la mattina di Pasqua, allorché « il sole dorato fa capolino dalla nube nera »…Mamma e papà, grazie per ciò che siete sempre stati per me. Voi mi conoscete e sapete perché ho lottato e perché morirò. Ciò deve restar vivo in voi, fortificate la nostra casa contro le tempeste dei tempi

Addio ,

spero, arrivederci.Affidandomi a Dio

Christian;

 

Scrive Eleftherios Kiosses, studente greco in lettere e filosofia, di anni 19, fucilato il 5 giugno 1942:

 Cara mammina, papa e sorelline,

oggi ci fucileranno. Moriamo da uomini per la patria. Non soffro affatto e così non voglio che voi soffriate. Non tremo affatto, e vi scrivo dritto in piedi. Respiro per l’ultima volta la profumata aria ellenica sotto rimetto. È una mattina meravigliosa. Abbiamo fatto la comunione e ci siamo anche spruzzati con acqua di colonia che un tale aveva in tasca.

Addio Ellade, madre di eroi.

Addio miei cari. Vi saluto. Siate degni di noi. Addio sorelline mie. Addio papa. Addio dolce mammina. Coraggio. Viva la Patria.

Vi bacio con amore

Lefteris;

Caro papa e cara Mamy..

. — scrive il diciannovenne belga Guy Jacques, fucilato a Liegi nel 1944. – Alla Kommandantur mi hanno interrogato, hanno voluto farmi parlare. Sono stato battuto, legato a un tavolo, con frustate che cadevano come la pioggia. Ma mai, davvero mai, ho fatto il nome di alcuno. Avrei potuto salvare la mia testa, ma ho preferito non fare nulla e non dire nulla che potesse tradire la patria. Ti renderai conto che, dopo tutto questo, ho coraggio sufficiente per essere fucilato. Il che è una bagattella in confronto a tutto quello che ho passato…”

Guy Jacques

Sempre belga morto per la Patria;

 

Asle Helland Grep, di anni 26 – studente di medicina, norvegese fucilato il 9 febbraio 1944 con nove suoi compagni

Cara Mamma,

tu non lo avresti mai immaginato quando mi hai visto per l’ultima volta! Nemmeno io, quando ti vidi per l’ultima volta, mi sarei immaginato che saremmo giunti a questo. Or ora sono stato condannato a morte. Non devi piangere per la mia sorte. Muoio come tanti altri prima di me. Mi rincresce solo di aver potuto compiere così poco nella mia vita. La mia consolazione è che il progresso e la vita continuano, che altri prenderanno su di sé i miei pensieri, i miei compiti, e faranno meglio di quanto non avrei fatto io.Anche se io me ne vado, la vita andrà avanti. Voi continuerete a vivere per guidare l’uomo verso una migliore esistenza in cui più nessuno sarà condannato a morte.

Cara mamma, non ho paura. Per me è la fine. Non lo è per voi. Dovete vivere!

Tuo figlio;

“Quando riceverete questa lettera io non sarò più fra i vivi!…dice Hermann Lance di anni 31 – tedesco, cappellano della comunità cattolica di Lubecca, decapitato il 10 novembre 1943.

Con oggi ha termine per me ogni sofferenza, ogni miseria terrena, e “Dio detergerà ogni lacrima dai loro occhi. …”

Papa e mamma, vi prego di cuore, non abbattetevi, non abbandonatevi a pensieri malinconici. Non dimenticate che avete ancora altri figli i quali hanno diritto alle vostre cure. Io sin dall’inizio ho posto tutto nelle mani di Dio. E se egli ora mi chiede questa fine, ebbene, la sua volontà sia fatta! Arrivederci lassù, dal Padre della Luce!

Il vostro felice

Hermann;

Infine una lettera di uno studente italiano di 18 anni Giordano Cavestro (Mirko) fucilato il 4 maggio 1944.

Cari compagni,

ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d’Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l’idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuoi fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole cosi caldo, le mamme cosi buone e le ragazze cosi care.

La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.

Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà.

 

La diffusione e la conoscenza di queste umanissime lettere potrebbe senz’altro aiutare a mantener viva la memoria della barbarie nazi-fascista e potrebbe mantener vivo il ricordo del sacrificio del giovane francese e dei tanti patrioti europei e dei molti soldati venuti da altri continenti lontani a combattere per restituire ai popoli la libertà e la speranza in un mondo migliore.

Romolo Vitelli

19 aprile 2013
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