Lettere

Ciao, caro Roberto

Sono stato amico di Roberto Blumenthal per più di trenta anni. Con lui ho condiviso gli anni dell’università, gli anni della ricerca di un lavoro stabile, gli anni dei sogni e delle disillusioni. Ricordo che nel periodo degli studi a Milano, eravamo in quattro, ci faceva impazzire tutti.

Meticoloso fino all’inverosimile, stacanovista ancora di più. Non si fermava mai, non si stancava mai. Il suo era uno studiare bello, appassionato, curioso e intelligente. Lo prendevamo in giro, ma l’ammiravamo, aveva la forza che noi non avevamo e fummo felice quando si laureò col massimo dei voti e avremmo voluto vederlo lì, in università, a lavorare.

Con lui ho condiviso i grandi discorsi che fai quando sei giovane. I discorsi che fai quando hai il tempo per pensare, per riflettere sulla vita, sui desideri. Con lui ho parlato spesso della durezza della vita. Della difficoltà di arrivare sempre alla fine del mese per noi che veniamo da famiglie normali e della nostra voglia comunque di raggiungere una tranquillità e un modesto benessere.

Ho condiviso con Roberto la passione per la storia e per il giornalismo. Ricordo che all’inizio della mia esperienza politica gli chiesi di collaborare con un gruppetto di giovani DC – lui che non era mai stato DC – ad un foglio politico. La proposta gli piacque e accettò. I suoi articoli erano letti da tutti, anche dal mitico Morosinotto e non perché era polemico, ma perché facevano riflettere. Gli piaceva il giornalismo, era il suo grande sogno.

Quando si accorse che però non poteva andare avanti su questa strada rinunciò con rammarico, ma con serenità. “Devo pensare alla pensione e a qualche certezza….”mi disse, ma la scelta dell’insegnamento non fu un accontentarsi o un ripiego. Si impegnò anche qui, senza mai risparmiarsi. Non l’ho mai visto, in questi anni da professore, fermarsi alla semplice preparazione di una lezione o al semplice programma ministeriale. Curioso e sempre alla ricerca di qualche notizia o novità da proporre. Roberto era una brava persona. La sua è stata una vita di grandi sacrifici e di grandi rinunce. Non si è mai concesso niente e questo me lo ha fatto stimare di più ogni volta che ci si vedeva.

Negli ultimi anni aveva qualche cruccio. La salute non delle migliori gli aveva fatto rinunciare spesse volte alla corsa, anche questa sua passione, ( quanto era duro stargli dietro, non si fermava mai ) la preoccupazione per la mamma, una certa insoddisfazione nel non riuscire a capire più completamente il mondo che lo circondava. Ma rimaneva una brava persona.

Voglio ricordarti così Roberto. Come l’amico sincero che mi ha aiutato quando studiavamo, come la persona libera da pregiudizi e curiosa con cui confrontarsi sempre, come  lavoratore serio e mai soddisfatto capace di fare sempre bene quello che il dovere gli diceva di fare.

Roberto Molinari

 

16 aprile 2013
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