Varese

Marrone “Giusto fra le Nazioni”: “un uomo che ha saputo opporsi al male”

 

La medaglia nelle mani della nipote Daniela Marrone

La medaglia nelle mani della nipote Daniela Marrone

Finalmente anche Calogero Marrone, dirigente dell’Anagrafe del Comune di Varese, arrestato dalla Gestapo e dopo una lunga via crucis morto a Dachau, è entrato nel novero dei Giusti fra le Nazioni, un riconoscimento che lo Stato d’Israele riserva a coloro che, non ebrei, si sono spesi, a rischio della loro stessa vita, a salvare ebrei nella notte di Salò. Come spiega prima dell’inizio della cerimonia,  la dottoressa Sara Gilad, Prima Assistente dell’Ufficio Affari Pubblici dell’Ambasciata di Israele, ottengono questo riconoscimento coloro che hanno messo a rischio la vita, non hanno ottenuto alcun compenso, hanno agito nel periodo più buio, tra il ’43 e il ’44. Sono più di 500 gli italiani “Giusti”, con il nome inciso in maniera imperitura a Yad Vashem, mausoleo a Gerusalemme.

La cerimonia si svolge in Salone Estense, che si riempie di autorità, cittadini, studenti delle scuole varesine. Un clima di grande attenzione nei confronti di ciò che sta per accadere. E’ Attilio Fontana, il sindaco di Varese, ad aprire la cerimonia varesina, a pochi passi dal luogo in cui lavorava Marrone. In prima fila le nipoti del dirigente comunale, con il senatore Umberto Bossi, marito di una delle nipoti, Manuela Marrone, visibilmente commosso. Un intervento, quello di Fontana, severo e autorevole, che ricorda “la follia dcelle leggi razziali e della persecuzionista e fascista”. Poi alza il tiro contro i recenti “rigurgiti di anti-semitismo e di odio razziale”. “Dobbiamo essere vigili perchè non accada più”. Al termine dell’intervento, Fontana si dichiara due volte oroglioso: “è un riconoscimento che viene attribuito infatti ad un cittadino di Varese e ad un dipendente del Comune di Varese”.

Prende poi la parola il prefetto di Varese Giorgio Zanzi che definisce Marrone  “uno splendido  esempio di pubblico dipendente” e che ringrazia “coloro che si sono impegnati per fare riemergere la figura del dirigente del Comune di Varese”.

Interviene quindi l’autorità israeliana presente alla cerimonia. Sara Gilad, Prima Assistente dell’Ufficio Affari Pubblici dell’Ambasciata di Israele a Roma, ricorda “il miracolo accaduto in quegli anni bui”. Parole pesanti come pietre, quelle della Gilad: “Nel momento più oscuro per l’umanità, la Shoah, Marrone ebbe la forza di opporsi al male”. Soprattutto quando la funzionaria rimarca le altissime parole del Talmud (divenute famose per il film “Schindler’s List” di Spielberg): “Chi salva un essere umano, è come se salvasse il mondo intero”. 

E’ poi intervenuto Franco Giannantoni, il giornalista e storico varesino che, insieme a Ibio Paolucci, con il suo volume su Marrone ha di fatto riaperto il caso Marrone. Inizialmente non era previsto un suo intervento, ma in Comune è prevalsa l’intelligenza e si è data la parola a Giannantoni, che ha lamentato un disinteresse dell’informazione locale sulla cerimonia, con la positiva eccezione del quotidiano on line Varesereport. Nel suo intervento, Giannatoni ha ricordato quei varesini che, in un periodo orrendo, si sono impegnati a salvare cittadini ebrei. A partire dal “piccolo clero”, generoso e coraggioso, che salvò molti destinati a morire nei campi nazisti. Di Marrone il giornalista ha sottolineato i rapporti con il mondo dell’antifascismo. Così come ha ricordato le difficoltà che il riconoscimento a Marrone ha dovuto affrontare. Giannantoni ha poi terminato il suo intervento ribadendo un appello finora rimasto lettera morta: occorre cambiare la targa ai giardini dell’Area Cagna, introducendo parole come “nazisti”, “fascisti” ed “ebrei”, perchè al momento non è chiaro chi sia stato vittima e chi carnefice.

Momenti di commozione hanno accompagnato le parole di testimoni che hanno conosciuto da vicino il coraggioso dirigente del Comune di Varese: la signora Brusa Pasquè, coraggiosa sedicenne che contribuì a salvare ebrei, e il signor Pedroletti, che era amico del figlio di Marrone, Domenico.

Infine la consegna dell’onorificenza alla nipote Daniela da parte della funzionaria israeliana. Poi l’unico intoppo della cerimonia: dopo l’inno nazionale di Israele, bello e maestoso, l’Inno di Mameli non partiva. E tra la costernazione generale, per un paio di volte è partita una musichetta imbarazzante. Al termine della cerimonia, con un Bossi commosso, i presenti hanno reso omaggio alla lapide posta accanto all’entrata dell’Anagrafe comunale. Il sindaco e il prefetto hanno posto una corona a ricordo del grande dirigente varesino, capace, con la sua vita, di gettare luce nel buio in cui la città sprofondò in quegli anni lontani.

 

11 aprile 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un commento a “Marrone “Giusto fra le Nazioni”: “un uomo che ha saputo opporsi al male”

  1. Wanda Didò il 11 aprile 2013, ore 21:33

    La musichetta vero….

Rispondi