Varese

Di Salvo (Sel): il carcere Miogni così non va. Si deve cambiare

Da sinistra, Liparoti, Di Salvo e Cordì

Da sinistra, Liparoti, Di Salvo e Cordì

Il giudizio di Titti Di Salvo, vicepresidente del gruppo Sinistra Ecologia Libertà alla Camera, in visita al carcere varesino dei Miogni, è senza appello. “In questo carcere che dovrebbe ospitare 47 detenuti, in realtà ce ne sono 120. Con celle di 9 metri quadrati che, invece di ospitare un solo detenuto, ne ospitano tre o quattro”. La deputata eletta nel collegio Lombardia 2 è accompagnata nel sopralluogo da Francesco Liparoti, coordinatore Sel della nostra provincia, e da Rocco Cordì, consigliere comunale varesino di Sel.

Come spiega la Di Salvo, il gruppo parlamentare di Sel ha presentato, sul fronte emergenza-carcere, tre proposte di legge, una sulla istiuzione del reato di tortura (che si configura quando un detenuto vive in condizioni disumane), una che chiede l’abolizione di alcune parti della ex Cirielli, e una che introduce l’abolizione del reato di clandestinità. “Abbiamo deciso di accompagnare queste tre proposte – continua la Di Salvo – con visite ai carceri. Entro questo mese visiterò anche il carcere di Busto”. La deputata Sel ricorda come Busto e Varese siano stati carceri denunciati per sovraffollamento.

Per la Di Salvo, quella di Varese è “una struttura ottocentesca”, che impone una scelta per il futuro: “C’è la necessità di reinsediare il carcere altrove oppure di ristrutturarlo, ma in questo secondo caso si deve prevedere anche un ampliamento”. Per quanto riguarda lo spostamento dei Miogni, ha ricordato il consigliere Cordì, nel Pgt sono previste tre alternative.

“I detenuti vivono ai Miogni con sofferenza – ha concluso la parlamentare di Sel – e non è degno di uno Stato civile infliggere a detenuti condizioni che non consentono di scontare la pena in maniera umana. Se c’è sovraffollamento e disagio, lo Stato appare volersi vendicare, e questo non si può tollerare”.  

 

7 aprile 2013
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