Varese

Cortisonici, i belli, i bellissimi e le “ciofeche” (come direbbe Totò)

Lazzaroni presenta la regista svizzera Stauble

Lazzaroni presenta la regista svizzera Stauble

Il festival Cortisonici è ogni anno una conferma. Pur tra tagli e ritagli, resta soprattutto una selezione di pellicole spesso vere “chicche”, che anche ieri sera il pubblico, fatto soprattutto di giovani, che riempiva platea e galleria del Cinema Nuovo, ha potuto apprezzare. Certo, la selezione è in gran parte azzeccata, ma anche qui non tutte le ciambelle escono col buco.

Ieri sera, seconda serata del concorso, “correvano” alcuni corti molto attesi (e, a detta di chi li ha potuti visionare, a ragione). Una serata condotta dal Lazza sul palco, e con la promessa che questa sera, alla serata di premiazione, sempre al Nuovo alle ore 21, Omar Stellacci ripeterà “live” la tarantella post-nucleare che si vede nel trailer del festival, che come tutti i trailer che si rispettano sta diventando un vero tormentone. Poi questa sera, dopo la premiazione, tutti al Salotto di viale Belforte per la festa finale.

Ieri sera alcuni corti sono stati da podio. Dal geniale “Vie De Reve En Promotion”, corto belga di fattura raffinata, animazione e immagini reali mixati, ma un po’ freddino, a “Tapperman”, il venditore di contenitori di plastica in caduta sociale libera che ci racconta, con un bel ritmo e interpreti credibili (come la manager sadica, con zigomi volitivi), il giovane regista svizzero Meroni.

Poi veniamo alle “chicche”. Standing ovation per “Rimini”, una storiellina delicata e nostalgica su una ragazza alla ricerca di un pesciolino rosso, novella Alice alla ricerca del tempo perduto, della svizzera Stauble, così come per l’atteso “Tiger Boy” dell’italiano Mainetti, che con delicatezza e intelligenza creativa mette in scena il terribile dramma della pedofilia, ma soprattutto della rivolta contro gli orchi da parte di un bambino fan del wrestling. Le super-chicche? Certamente meriterebbe il podio lo spagnolo “Voice Over” di Rosete, un corto che corre nei sentieri del film d’azione, ma si chiude con un bellissimo happy end (struggentissimo e latinissimo primo bacio estivo di due ragazzini). E poi il surreale, quasi un Dalì in corto, un Topor da urlo, “Eat” del tedesco Kramer, dove una leccatissima top model si mangia tutto il camerino e alla fine, tirando la pelle della sua bocca, si chiude in una vulva gigantesca per stare con se stessa.

Tutto bene dunque? Beh, come ogni anno (ma è il bello della selezione cortisonica) ci sono stati anche corti scoraggianti. E’ il caso del premiato “Out of Frame”, corto greco di Zois che racconta attraverso una lunga carrellata su spazi pubblicitari vuoti (“la crisi ci viene in faccia”, ha detto imprudentemente il Lazza dal palco), lungo e noiosissimo. E poi “Hermeneutics”, del russo Dmitriev, classico esempio di chi ha idee interessanti, ma che alla fine non riesce a trovare la quadra, con il risultato che alla fine alla fine ci si trova un po’ davanti ad una ”ciofeca”, come direbbe il grande De Curtis-Totò.

23 marzo 2013
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2 commenti a “Cortisonici, i belli, i bellissimi e le “ciofeche” (come direbbe Totò)

  1. Carlo Prevosti il 23 marzo 2013, ore 14:49

    I pareri su Out of frame ed Hermeneuticus direi che sono un po’ “personali” ed estremamente discutibili. Certo non sono corti narrativi e di facile impatto, ma sono due prodotti decisamente interessanti, non certo delle ciofeche…

  2. a.g. il 23 marzo 2013, ore 14:58

    Come sempre le opinioni espresse nel campo dell’arte su Vr sono notoriamente faziose, come dice qualcuno ai piani alti…

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