Roma

Il Kurdistan che resiste di Fantoni Minnella a Newroz 2013

 

Una foto di scena realizzata da Garip Siyabend Dunen (tratta dal sito di Fantoni Minnella)

Una foto di scena realizzata da Garip Siyabend Dunen (tratta dal sito di Fantoni Minnella)

Newroz 2013 è il festeggiamento del Capodanno kurdo, in programma nella capitale il 20 e 21 marzo. In occasione della più importante festa del popolo kurdo, sarà proiettato il 20 marzo il docu-film “Dietro le mura di Diyarbakir” del filmaker varesino Maurizio Fantoni Minnella, che sarà presente alla manifestazione romana. Questo lungometraggio porta la cinepresa per le strade, le case, le moschee, i luoghi di ritrovo dell’antica Amidia, città nera come veniva chiamata per il colore nero del basalto di cui sono fatte le sue mura, considerata la capitale del Kurdistan turco, metropoli di oltre un milione di persone.

Come già dimostrato in altre produzioni, Fantoni Minnella richiede al suo pubblico un’attenzione lunga, senza fretta, in grado di accogliere i ritmi lentissimi della sua pellicola che rispecchiano quelli della vita quotidiana dei kurdi. Una lentezza che consente di mettersi sulla lunghezza d’onda di una giornata calda ed assolata di Ramadan, quando i campi lunghi, le voci, i rumori ci portano in un mondo distante e remoto.

Non ci sono obiettivi di efficienza e produttività, tra i kurdi, adulti e bambini, ritratti dal filmaker varesino nel suo lungometraggio. Tutto a Diyarbakir segue i ritmi ancestrali di una terra non toccata dal progresso che omologa e distrugge le peculiarità di un popolo, incontaminata, quasi preistorica. Una dimensione “altra” che custodisce la voglia di libertà e di resistenza da sempre nutrita dal Kurdistan.

Come giustamente evoca lo stesso Fantoni Minnella a margine del suo docu-film, entriamo in un mondo che ci ricorda quello che ricercava nei suoi documentari Pier Paolo Pasolini, affascinato dalla lentezza e dalla dimensione remota di Palestina e Yemen, location ideali della sua poetica fatta di invincibile nostalgia per un mondo che non aveva mai conosciuto il progresso. Nel suo docu-film ”Dietro le mura di Diyarbakir”, il filmaker varesino ricerca una dimensione che, fuori da ogni modernità, custodisca quei valori di umanità e di comunità con cui battersi per l’indipendenza. Per resistere – tematica che costituisce il fil rouge di questo autore – ad una globalizzazione dura e autoritaria.

18 marzo 2013
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