Varese

Varese “città del cinema”? Prima servono più coerenza e coraggio

Bentivoglio diretto da Virzì in una strada di Varese durante le riprese

Bentivoglio diretto da Virzì in una strada di Varese durante le riprese

Varese è ancora location di produzioni cinematografiche. Da domani 18 marzo fino a giovedì (e poi ancora venetrdì 29 marzo) strade e piazze del centro del capoluogo ospiteranno la troupe di Paolo Virzì che sta realizzando il film “Il capitale umano”. Un’ordinanza della Polizia locale stabilisce un “divieto di sosta con rimozione coatta” in Corso Matteotti, via Veratti, piazza Carducci, via Bernascone. E’ la seconda volta che la produzione del regista si presenta a Varese, intervallata da un’altra produzione, la fiction di Sky su Tangetopoli dal titolo “1992″, che ha evocato i fantasmi del passato: un vecchio comizio leghista, con attori che impersonavano Bossi e Maroni, proprio in piazza Podestà proprio sotto la sede cittadina del Carroccio.

Un momento particolare per Varese, che pare incontrare l’interesse e il gradimento di produzioni cinematografiche. Anche un segnale positivo per il futuro di Varese? Varese può diventare “città del cinema”? Necessario muoversi con i piedi di piombo. Difficile tracciare un segno di continuità e coerenza, un rapporto di causa-effetto,  tra le produzioni ospitate e ciò che in città si fa sul fronte del cinema.

L’impressione è che a Varese spesso iniziative e manifestazioni culturali abbiano un carattere sporadico e casuale. Difficile vedere un disegno coerente. Diversi gli appuntamenti. Il vicinissimo festival di cinema breve, il festival “Cortisonici”, in programma dal 19 al 23 marzo, un festival di alto profilo che per il suo decennale ha subito un bel taglio del 10 per cento da parte del Comune di Varese. Un taglio che ha provocato la cancellazione di un Lab di grande prestigio per giovani autori.

Ma non c’è solo questo. Pare che, nonostante tutto, si ripeta anche un’altra manifestazione-kermesse, dal titolo “Varese Cinema”, sostenuta, fino allo scorso anno, con ben 40 mila euro (anzi 39 mila, dato che mille servivano per coprire inconvenienti che non ci sono stati). Al momento non è chiaro cosa accadrà di questa manifestazione che in Commissione, al momento di un bilancio dell’iniziativa, ha registrato giudizi fortemente critici da parte dei partiti di opposizione. Non è  chiaro, al momento, se una parte dei finanziamenti di “Varese Cinema” possano confluire in altri progetti, come quelli che si svolgeranno a Luino, nell’ambito delle manifestazioni per il centenario di Chiara.

Resta poi molto altro: dalle “finestre” dedicate al cinema dal programma del Premio Chiara (a partire dal premio alla carriera assegnato al regista Ermanno Olmi) a tutta l’intensa attività di Filmstudio 90, che si prolunga, nei mesi estivi, nella kermesse “Esterno Notte”.

Tante iniziative, tante realtà, che corrono ognuna per la sua strada, in maniera un po’ caotica. Un dato di fatto che rende piuttosto casuali anche le presenze sul territorio di produzioni e location cinemtografiche. Ma al di là di questo, sarebbe forse il caso che, quando si parla di cinema, considerati i tagli e ritagli ai bilanci, si scelga, da parte del Comune e della Provincia (finché c’è), un atteggiamento più coerente, scegliendo un evento su cui investire, concentrando le (poche) risorse. Una scelta, certo, che può togliere popolarità e consenso ai politici, ma che potrebbe portare Varese ad identificarsi con una manifestazione di alto profilo e su cui la città potrebbe fare squadra. Una scelta coraggiosa, ma che tanti altre amministrazioni fanno da anni.

17 marzo 2013
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2 commenti a “Varese “città del cinema”? Prima servono più coerenza e coraggio

  1. ombretta diaferia il 17 marzo 2013, ore 21:30

    Varese come location spero bene che sia “compensata” onorevolmente!
    Questo dovrebbe essere lavoro di competenza turistica, quindi marketing, non cultura.

    anche se si sceglie una location per le sue caratteristiche, e quella nota di Varese è che sia la “città della Lega”…
    (ma continuo a sperare che non sia ancora una proprietà questo nostro bene comune)

    proprio il cinema è una delle arti in cui l’ultima landa del profondo nord eccelle da sempre. diciamo anche la più facile.

    ricordo anche di averne scritto nel 2006 introducendo il pezzo “Varese Terra di Cinema” con la citazione (ovviamente letteraria)
    “Cerca di essere universale e sarai provinciale.
    Cerca di essere provinciale e sarai universale.”
    Anton Cechov (1860-1904)

    Perché la politica culturale continua ad essere quella della spartizione, quindi, divisione?
    Pensiamo alla nostra provincia, anche in termini di cinema.
    Quello che a Varese si è potuto vedere grazie all’associazionismo, perché quello commerciale è stato monopolizzato.
    grazie alle politiche culturali e commerciali varesine non ci sono più cinema. le librerie chiudono a catena. le associazioni si comportano da aziende e le aziende adottano la cassa integrazione, il tribunale è saturo quanto le carceri.

    e ancora perseguiamo il “dividi et impera” quando ormai è assodato che l’unione faccia la forza?

    Cerchiamo di essere un po’ provinciali.
    Anche nel marketing del turismo e della cultura (visto che quest’ultima è solo pretesto!)

  2. Giovanni S. il 17 marzo 2013, ore 22:59

    ragione 100%

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