Varese

Al Gulliver serata sul poeta Di Maro, tra videopoesia e testimonianze

Il poeta Vincenzo Di Maro

Il poeta Vincenzo Di Maro

Nell’ambito del cartellone promosso dall’associazione culturale Estro-Versi, “Color-Arti, l’arte colora la vita”, sabato 9 marzo, alle ore 21, è in programma presso il Centro Gulliver di Varese una serata dedicata alle opere del poeta Vincenzo Di Maro, “La costanza dell’inseguito” e “La fine dell’opera”, una serata che sarà introdotta da un filmato dedicato alla videopoesia firmato dal filmaker varesino Renzo Carnio. Sull’opera del poeta interverranno Andrea Giacometti (direttore del quotidiano on line Varesereport) e il poeta e critico Sebastiano Tommaso Aglieco. Sarà presente l’autore Vincenzo Di Maro. Presentazione della serata da parte della poetessa Salima Martignoni. In sala sarà allestita una mostra con i disegni della giovane Chiara Cittadino.

La serata che si terrà al Centro Gulliver – “Sala delle Carrozze” – Via Albani, 91 – Varese, in collaborazione con Centro Gulliver, Comune di Varese, il Patrocinio della Provincia di Varese, si soffermerà sulla poesia di Vincenzo Di Maro e sui suoi primi due libri.

La serata di Estro-Versi, l’associazione presieduta da Sara Pennacchio, dopo un breve ma intenso filmato di Renzo Carnio, vedrà una serie di interventi: da parte del direttore di “Varesereport” Andrea Giacometti, dell’attrice Marita Viola e del poeta e critico Sebastiano Tommaso Aglieco.

Dalla penna di Vincenzo Di Maro, “La costanza dell’inseguito” (2008, Nuova Editrice Magenta) e “La fine dell’opera”(2011, Lietocolle) il regista Carnio riesce a mettere insieme due esperienze diametralmente opposte con grande maestria grazie anche ad un cast di bravissimi attori e poeti varesini come Guido Nicoli, Fabio Scotto, Marita Viola, Dino Azzalin, Mauro Provvidi, Sara Malpetti, Anna Mercante, Sara Pennacchio. Subito dopo “La costanza dell’inseguito” – afferma Di Maro – la mia ambizione è stata liberarmi da certo Novecento, che ormai detesto: penso all’indulgenza con cui autori anche grandi hanno, per esempio, abusato del correlativo oggettivo, banalizzando alcuni profondissimi aspetti simbolici della realtà”.

Continua Di Maro: ““La fine dell’opera” è in controtendenza, perché recupera l’allegoria: una “roba medievale”, non c’è dubbio, la cui nuova, possibile efficacia era stata a suo tempo sostenuta da Fortini. Il libro nasce da questa sfida, di testa e cuore insieme, anche se poi sul piano sostanziale -cioè nella forma – com’è logico, l’opera è solo parzialmente riuscita a mantenere le premesse. Ormai giunto alla seconda edizione, credo che il libro avrebbe meritato più fortuna, di essere letto con più attenzione, anche tra i poeti”.

Ingresso libero con contributo volontario.

5 marzo 2013
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5 commenti a “Al Gulliver serata sul poeta Di Maro, tra videopoesia e testimonianze

  1. sandro sardella il 6 marzo 2013, ore 09:15

    Caro Vincenzo .. la tua colta & profonda poesia ha da scuotere .. incuriosire .. la “poca fortuna” .. per la Poesia è pane quotidiano .. non so chi dicesse di sentirsi privilegiato perchè teneva ben tre lettori .. !? .. e poi .. spesso i poeti cosiddetti .. non leggono gli altri poeti .. si limitano ahimè .. ad andare a capo ……………… o si tengono ben saldi sul cubo
    di un salottiero successo … con stima cara .. un sincero saluto

  2. sarapennacchio il 6 marzo 2013, ore 13:02

    ciao Sandro hai proprio ragione. La curiosità dei poeti …sarebbe da approfondire come argomento!

  3. Renzo carnio il 7 marzo 2013, ore 07:57

    Caro Sandro , verità assoluta . Raramente i cosiddetti poeti leggono di altri , presi come sono dalla loro infinita ” unicità” e’ dote pregiàta e rara caro mio . Ciao e grazie

  4. Renzo carnio il 7 marzo 2013, ore 11:01

    Caro Sandro è giusto ciò che affermi , i “poeti ” raramente leggono di altri presi come sono dalla loro assoluta ” unicità ” e si beano chiedendosi dentro il loro spazio ” privato ” e povero .
    Il mondo va da un’altra parte . Un abbraccio

  5. sarapennacchio il 7 marzo 2013, ore 11:46

    intendo dire che sarebbe carino avere come pubblico gli stessi poeti che ascoltano altri poeti
    che si confrontano con la poetica altrui che fanno domande . Io stessa quando ascolto la poesia di Vincenzo Di Maro sono curiosa di capire perchè da dove nasce, qual’è la sua filosofia poetica,il suo atteggiamento.
    Ahimè riscontro talvolta un pò di diffidenza, saccenza, assenza. Coloro che si definiscono al di sopra spesso si soffermano invece anzichè sul valore delle iniziative su piccoli particolari insignificanti. Senza neanche ascoltare, manca l’ascolto, la curiosità.
    Essere curiosi non significa volersi fare i cavoli altrui ma essere entusiasti della vita, scoprire per crescere (non è solo il motto della Chicco). Diamo l’opportunità a questa città di aprirsi a nuove prospettive, ci sono già tante montagne …

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