Varese

Travaglio: lo Stato ha trattato con la mafia. Ma c’è anche un’Italia civile

Marco Travaglio sul palco del Teatro Apollonio

Marco Travaglio sul palco del Teatro Apollonio

Un lungo, forte, dolente, indignato racconto sui rapporti tra mafia e Stato, quello che ieri sera ha proposto all’Apollonio di Varese il giornalista Marco Travaglio nello spettacolo “E’ Stato la mafia”, un viaggio inquietante tra i misteri inconfessabili e i contatti reali che, nel corso degli ultimi vent’anni, si sono verificati tra autorità statali e Cosa Nostra. Tre ore di fatti agghiaccianti, di giudizi severi e di nomi e cognomi. Uno spettacolo duro che ha visto sulla scena il giornalista de “Il Fatto Quotidiano” e, accanto a lui, un’ottima Isabella Ferrari, che ha dato voce alle voci di un’Italia civile, diversa, che – per fortuna nostra – ci ha accompagnato: da Giorgio Gaber a Sandro Pertini, dal profetico Pier Paolo Pasolini a Ennio Flaiano, fino a Pietro Calamandrei. Di questi “padri della patria” appaiono manifesti con il provocatorio invito a votarli. Valentino Corvino, anche lui sul palco, ha invece dato vita ad una colonna sonora “live”.

Ma prima di addentrarsi in quella che è la “cosiddetta” o “presunta” trattativa tra mafia e Stato, che come dice Travaglio, “cosiddetta o presunta non è mai stata”, Travaglio ha mantenuto all’inizio dello spettacolo un prologo che il giornalista ha portato in giro nel corso della campagna elettorale, dal titolo “Votare informati. Il Parlamento è anche tuo, aiutaci a tenerlo pulito”, impietoso riepilogo di tutti i candidati impresentabili, perchè colpiti da condanne, che si sono presentati alle recenti elezioni. Non è mancato un interessante capitoletto relativo alla Lega Nord.

Poi è venuto il momento in cui Travaglio, seduto su una poltroncina rossa illuminata dall’alto, ha iniziato a raccontare le fase della “trattativa” tra mafia e Stato negli ultimi vent’anni, dalle inchieste delle procure di Palermo e Caltanissetta sui contatti tra le autorità statali e Cosa nostra nel 1992 e nel 1993, per poi arrivare alla crisi che si esprime con l’omicidio di Salvo Lima, e poi ancora le orrende stragi di Capaci e via D’Amelio, in cui morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e poi avanti ancora fino all’ultimo atto di questa vicenda che Travaglio ricostruisce pacatamente, ma evocando, con grande bravura, i contesti politici diversi in cui le vicende maturarono. “La contrattazione non fu presunta, ma vera – ha detto il giornalista – e può essere ricostruita seguendo i fatti che sono stati raccontati dagli stessi protagonisti”. Dunque, si alternano le parole dei giudici, dei collaboratori di giustizia, dei politici (tanti politici), delle sentenze.

Capitolo finale quello riguardante la più recente polemica sulla trattativa, dove gran parte dei grandi giornali e degli osservatori politici (Travaglio cita soprattutto il “nemico” Eugenio Scalfari, ma nella polemica è colpito e affondato anche il “Corrierone”) si sono schierati contro la tesi sostenuta dal “Fatto”, una polemica indirizzata soprattutto verso il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che sarebbe entrato nel merito delle inchieste che vedevano soprattutto coinvolto Nicola Mancino. Il momento dello spettacolo certamente più discutibile, soprattutto nei suoi aspetti di giudizio politico, in particolari nei confronti del Pd.

Ma resta uno spettacolo di grande impatto, a tratti un po’ faticoso, ma che non cede al pessimismo. Il controvoce proposto da Isabella Ferrari apre le finestre su unì’Italia migliore, acuta e coraggiosa che forse spesso dimentichiamo. Un’Italia civile che ha mandato all’Apollonio un messaggio forte e chiaro: la democrazia è un bene prezioso, e va difeso da tutti ogni giorno.

 

3 marzo 2013
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