Lettere

Profughi, grazie padri Cappuccini

Un giorno, nel settembre del 2011, mentre assistevo mio padre ricoverato nel reparto di pneumologia dell’Ospedale di Circolo di Varese, un’infermiera mi chiese di aiutarla a comunicare con un ragazzo di colore, ricoverato nella camera accanto. E così conobbi Isaac. Era un ragazzo del Ghana di 23 anni, che lavorava in Libia ed era fuggito dalla guerra. Aveva solo quello che indossava

una maglietta, jeans e un paio di scarpe da ginnastica.

Il giorno dopo gli portai un pigiama, ciabatte, un asciugamano e sapone. E così diventammo amici.

Faceva parte di un gruppo di circa 40 giovani ospitati presso l’Hotel Plaza di Varese. Erano tutti nativi di vari paesi dell’Africa Centrale, profughi della guerra di Libia, e avevano chiesto asilo politico in Italia.

Contemporaneamente venni a sapere che anche il mio Comune, Induno Olona, aveva accolto tre ragazze nigeriane, anch’esse profughe e due delle quali incinte. Cercai di dare il mio piccolo contributo insegnando loro l’italiano una volta alla settimana.

Dopo che Isaac fu dimesso, ogni tanto andavo a trovarlo al Plaza e là conobbi anche il suo compagno di camera, un giovane ivoriano chiamato Sadiki, e altri. Non stavano male. Ricevevano 70€ al mese.

All’inizio avevano i pasti gratuiti presso la mensa delle ACLI in Via Speri della Chiesa, mentre in seguito per il vitto ricevevano un buono giornaliero di 10€. Avevano avuto da privati o associazioni di volontariato abiti usati, biciclette, televisori, computer. Potevano frequentare corsi di italiano presso il Centro EDA all’ISIS “Newton” di Varese. Hanno frequentato dei brevi corsi di formazione, come giardinieri, saldatori, imbianchini, presso l’ENAIP di Varese. Per tre mesi l’anno scorso il Comune di Varese li ha impiegati part- time come netturbini o giardinieri pagandoli 100€ al mese.

Nel frattempo procedeva l’iter burocratico. Per due volte si sono presentati davanti a una commissione a Milano per ottenere lo status di rifugiati politici, che alla fine gli è stato riconosciuto. Insomma, in breve, nel dicembre del 2012 tutti erano in possesso del permesso di soggiorno, della carta d’identità e del titolo di viaggio, documenti senza i quali non avrebbero potuto né lavorare, né trovare casa, né lasciare il paese.

Però il 31 dicembre 2012, non solo a Varese, ma in tutta l’Italia, è scaduto il contratto di accoglienza stipulato tra la Protezione Civile, in quanto Commissario Straordinario per l’emergenza Nord Africa, e i titolari degli alberghi ospitanti i rifugiati. E’ stata poi disposta una proroga di due mesi, cioè fino al 28 febbraio 2013.

I ragazzi hanno sempre cercato disperatamente di trovare lavoro, anche perché senza un lavoro fisso nessuno gli avrebbe dato in affitto una casa. Solo 5 di loro hanno avuto la fortuna di trovarlo.

Il 28 febbraio il proprietario ha chiuso l’Hotel Plaza dopo aver anticipato a ciascuno di loro un assegno di 500 euro. Molti ragazzi che avevano amici o parenti in Francia o in Germania hanno usato questi soldi per raggiungerli, con la speranza di trovare lavoro in questi paesi.

Ma 10 ragazzi si sono trovati sulla strada. Isaac mi aveva informato della situazione il giorno prima. Ho contattato, direttamente o per interposta persona, il Comune, la Caritas, la Croce Rossa, gli Angeli Urbani. Nessuno al momento poteva fare qualcosa per loro.

E allora mi sono rivolta ad un amico, Padre Tommaso, il Padre Guardiano del Convento dei Frati Cappuccini in Viale Borri. Gli ho spiegato tutto e lui, dopo aver parlato con i suoi confratelli, mi ha detto di portargli i ragazzi alle ore 18 dello stesso giorno. Avrebbe predisposto un locale riscaldato con 10 letti e i servizi. Naturalmente è solo una soluzione temporanea, ma spero che adesso qualcuno si muoverà.

Grazie, padre Tommaso!

Elisabetta Molinario

 

3 marzo 2013
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Un commento a “Profughi, grazie padri Cappuccini

  1. Francesca Troian il 3 maggio 2013, ore 15:17

    Buona sera, mi chiamo francesca Troian, sono una studentessa del liceo classico Cairoli. Sono molto interessata a questa questione, e vorrei viverla più da vicino, magari potendo parlare con uno di questi ragazzi che si trova ora ancora nelle vicinanze e sta vivendo questa esperienza drammatica alla ricerca di una abitazione e di un lavoro. Le sarei grata se potesse aiutarmi a incontrarli per farmi raccontare la loro interessante e triste realtà, mi piacerebbe aiutarli in qualche modo. Chiunque può essere un aiuto prezioso per quanto piccolo.
    La ringrazio in anticipo e aspetto sue notizie.
    Francesca Troian

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