Varese

Il presidente Maroni torna a Varese e brinda alla vittoria

Roberto Maroni interviene sul palco di piazza Podestà

Roberto Maroni interviene sul palco di piazza Podestà

La prima uscita pubblica da presidente della Lombardia, il segretario leghista Roberto Maroni l’ha riservata a Varese, dove ieri sera è giunto per festeggiare, nella centralissima piazza Podestà, la sua vittoria. “Un atto dovuto”, dice a giornalisti e troupe che lo circondano. Una piazza non particolarmente gremita, ma che ha accolto l’ex ministro dell’Interno con entusiasmo. Una grande bandiera con il Sole delle Alpi scende dalle finestre della sede cittadina del Carroccio, e un Alberto da Giussano viene proiettato su una facciata della piazza. Bandiere leghiste ovunque, applausi e strette di mano. Tanti leghisti e solo due pidiellini: l’ex assessore formigoniano, Raffaele Cattaneo, e l’assessore comunale, Giossi Montalbetti. Ma questa sera è la festa del trionfo padano.

Maroni sale sul palco, attorniato da tutti i candidati, vincenti e bocciati. Prima di lui, si alternano al microfono il segretario provinciale Matteo Bianchi, il sindaco di Varese, Attilio Fontana, e il presidente della Provincia, Dario Galli. Poi, prima di tagliare una mega-torta lumbard e stappare una bottiglia, Maroni interviene. E parte dalla campagna elettorale.

“Abbiamo avuto tutti contro – dice Maroni -: i grandi giornali milanesi, i piccoli ambienti, tutti quelli che pensavano che la Lega fosse un pericolo. Hanno fatto inciuci, si sono concentrati tutti contro di me e contro la Lega”. Tutti contro, anche i sondaggi che davano Ambrosoli in vantaggio. “Ma alla fine abbiamo vinto noi, perchè così doveva andare”. Una scommessa difficile, con “un’alleanza con il Pdl che avrebbe creato malumori”. L’alternativa? Maroni è tranciante: “l’alternativa era perdere politicamente e chiudere la storia della Lega”. Dice Maroni: “Mi sono giocato tutto, la mia credibilità, la mia leadership. C’è voluto grande coraggio e un po’ di follia. Bisogna mostrare gli attributi in certi momenti e uno con il mio cognome non poteva fare altrimenti. Mi chiamo Maroni e non Mollaccioni”.

Con la vittoria, Maroni di dice convinto  che “noi comanderemo a Roma, e non viceversa”. Non solo: “garantiamo al Nord un governo stabile, mentre a Roma si stanno insultando”. Continua: “nessun governo romano ci potrà condizionare”. Segreto del successo, applicare anche qui il “modello Verona”: “la lista civica insieme alla Lega ci ha fatto diventare il primo partito della Lombardia”. Ora tutti al lavoro, con la nostalgia che “tutto questo sarebbe piaciuto a Gianfranco Miglio”. E intanto il presidente Maroni comunica la sua prima decisione: “l’ufficio del governatore lo porterò dal 35° piano del Pirellone al pianterreno, perchè il governatore della Lombardia deve tenere i piedi ben piantati per terra”. E conclude: “Le porte del mio ufficio saranno sempre aperte per consigli, suggerimenti, ma anche critiche”.

Dopo l’intervento pubblico, il taglio della torta e un brindisi, Maroni sale nella sede cittadina del Carroccio, dove si chiude per parlare con dirigenti e militanti. Un’ora di colloquio con gli uomini più vicini, faccia a faccia, senza la presenza di giornalisti.

FOTO

28 febbraio 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un commento a “Il presidente Maroni torna a Varese e brinda alla vittoria

  1. marco aletti il 28 febbraio 2013, ore 10:15

    Si vede che così era scritto. Pare strano che Maroni scelga Varese per festeggiare una vittoria. Varese che rapprensenta uno dei più deludenti fallimenti della LEGA, tanto da costringere Maroni a richiamare Verona quale esempio di buon governo, propiro sotto il naso di Fontana. Mi auguro che almeno una parte delle mirabolanti promesse elettorali venga ora mantenuta. Non è nello stile della LEGA (Fontana non ne ha mantenuta una sola) ma Maroni rappresenta il cambiamento e la discontinuità con la “vecchia LEGA” e merita, come tutti, di essere valutato per i fatti. Le industrie e le attività imprenditoriali di Varese sono da anni lasciate in balia della crisi, senza alcuna azione da parte del comune, anzi, sono state volutamente penalizzate propiro dallo stesso comune. Riuscirà Maroni ad imporre un cambiamento?

Rispondi