Milano

Baj e Pinelli, film di Fantoni Minnella sugli anni Settanta

L'opera di Baj

L’opera di Baj

Un grande totem degli anni Settanta, il quadro di Enrico Baj “I funerali dell’anarchico Pinelli”, un’opera del 1972. Da pochi anni la bomba fascista di piazza Fontana aveva aperto la cupa stagione della strategia della tensione e l’episodio della morte di Pinelli negli uffici della questura milanese resta come uno dei momenti salienti di quell’epoca ormai lontanissima e dimenticata.

Ecco che, fedele alla sua ricerca sulla memoria, il filmaker varesino Maurizio Fantoni Minnella ha realizzato un documentario sul quadro di Baj, dal titolo “Davanti a Pinelli”, che lo scorso anno, in occasione di una mostra sugli anni Settanta, a 40 anni dalla sua nascita, è stato riesposto in uno dei luoghi più affascinanti di Milano, la Sala delle Cariatidi di palazzo Reale. Un luogo miracoloso, che è sopravvissuto a sindaci e assessori che non sono mai riusciti a restaurarlo (per fortuna).

La macchina da presa del regista sta, a lungo, fissa sul quadro. I tanti spettatori che si aggirano, con i loro vestiti leggeri (siamo in estate), sono delle ombre che ristanno davanti all’immenso quadro-manifesto. Una presenza silenziosa, documentata senza commento di parole dalle immagini. Ma via via che il film procede la macchina inizia a muoversi, a indagare qualche volto, a “fotografare” qualche gesto umano, rompendo l’isolamento del quadro rispetto al contesto che domina largamente la pellicola. Coltivando l’illusione che qualche dialogo si possa instaurare tra quel quadro e la memoria dei presenti, che di quel momento potevano essere stati testimoni oculari, o che quel momento conoscono grazie a libri e film.

Una conferma che la memoria resta al centro delle pellicole di Fantoni Minnella. Un recupero di memoria che qui appare davvero impossibile, dopo tanti mutamenti politici e culturali (antropologici?) da allora. Un piccolo gesto di carità chiude il film. Il regista offre agli spettatori alcuni frammenti del film”Faccia di spia” di Giuseppe Ferrara, pellicola anti-buonista che si contrappone al recente buonismo di Marco Tullio Giordana, e una canzone capace di muovere ricordi, affanni, indignazioni, il “Pinelli” di Claudio Lolli, che risuona in coda al film. Quasi a volere disperatamente contestualizzare quel grande quadro, contro l’oblio che definitivamente scende su quella stagione e su quei fatti, in questo “requiem per gli anni Settanta”.

25 febbraio 2013
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