Varese

“Padroni delle nostre vite”, al Santuccio un imprenditore si ribella

Ture Magro sul palco del Santuccio

Ture Magro sul palco del Santuccio

Ture Magro racconta prima la vita felice di un ragazzo calabrese, che adora il padre imprenditore. Poi il ragazzo cresce, eredita dal padre l’azienda di costruzioni e ha subito un confronti duro, spietato con gli uomini della ‘ndrangheta. L’attore dà voce al terrore, alla rabbia, all’impotenza dell’imprenditore Pino Masciari costretto a interloquire con i criminali. Una voce, quella di Ture Magro che s’alza di tono, si fa più veloce, un torrente di parole che cercno di descrivere il dramma che vedere un cittadino onesto sempre più schiacciato dal dominio mafioso. E poi la storia continua ed entra in scena lo Stato.

E’ stato un vero peccato che ieri sera, al Teatro Santuccio di Varese, siano stati pochi ad assistere ad un lavoro teatrale intenso e sconcertante, prodotto da SciaraProgetti in collaborazione con Studio Nois, portato a Varese dall’associazione Girinarte e dalla scuola teatrale Splendor del Vero. “Padroni delle nostre vite”, uno spettacolo interpretato dall’ottimo Ture Magro che dialoga, sul palco del Santuccio, buio in sala, sottofondo di rumori e voci della vita reale, con una serie di personaggi che appaiono su tre maxi-schermi. Lo spettacolo ripercorre fedelmente il calvario di un imprenditore calabrese che decide di denunciare la ‘ndrangheta e di fare arrestare i criminali collaborando con la magistratura. Questo nella prima parte dello spettacolo. Mentre nella seconda si ripercorre tutta la vicenda, dai tratti inquietanti, del rapporto con lo stato in quanto “testimone di giustizia”.

Lo diciamo sinceramente: non è stato facile accettare alcuni momenti della seconda parte dello spettacolo, la più dura, la meno scontata. Siamo tra quelli che sul fronte della lotta alla criminalità organizzata sono convinti che sia necessario  fare scelte di campo nette, sempre a favore dello Stato, della magistratura, delle forze dell’ordine. ma il teatro vero è così, non deve rassicurare, non deve anestetizzare la coscienza. Lo spettacolo di ieri sera imbocca una strada difficile: entra in profondità nelle carenze dello Stato, guarda dall’interno i ritardi delle sue strutture, la farraginosità delle sue procedure, la scarsa attenzione alla persona e alla vita del cittadino. L’imprenditore, nello spettacolo, si sente a volte abbandonato dallo Stato, a volte “ostaggio” del programma di protezione, spesso equiparato ad un pentito, privo di una vita famigliare degna di questo nome. Ture Magro corre da un appartamento segreto all’altro, la sua famiglia dietro di lui,  i figli senza scuola, i genitori senza lavoro, una vita impossibile da vivere, soprattutto per una vittima. Forte e sconvolgente la frase che l’attore e autore (insieme ad Emilia Mangano) pronuncia in scena: “prigioniero dello Stato”.

Eppure, la conclusione dello spettacolo offre una speranza, fa intravvedere che qualcosa al Sud è cambiato davvero. Sorge un movimento a difesa dell’imprenditore calabrese, la società civile si mobilita, i mezzi tecnologici cercano di aiutare Masciari (in streaming vengono trasmessi i suoi movimenti). La parte migliore del Paese, insomma, entra nello spettacolo con le immagini vere, l’attore si mette da parte, e il pubblico può vedere che contro la criminalità organizzata la battaglia è di tutti, uomini dello Stato e cittadini onesti.

Una grande lezione di teatro civile, questo “Padroni delle nostre vite”, che offre una prova d’appello per coloro che ieris era non erano al Santuccio: lo spettacolo verrà replicato il 17 aprile al Teatro Apollonio di Varese per le scuole, e si rivolgerà in particolare ai ragazzi di terza media fino a quelli delle scuole superiori. Un appuntamento da non perdere perchè, come dice l’attore sul palco, “ogni spettatore che vede questo spettacolo allunga di un giorno la vita del coraggioso imprenditore calabrese”. L’auspicio è che Varese possa mettere sul tavolo parecchi anni in più per il coraggioso imprenditore.

24 febbraio 2013
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