Varese

Cultura a Varese, all’Apollonio il dialogo non decolla

L'introduzione di De Sanctis al dibattito sulla cultura a Varese

L’introduzione di De Sanctis al dibattito sulla cultura a Varese

Provocatorio e accattivante il titolo del confronto che ieri si è svolto nella saletta del Teatro Apollonio di Varese, organizzato dal suo stesso direttore, Filippo De Sanctis: “Varese è cultura?”. Da una parte, numeroso, il popolo degli operatori culturali, e dall’altro, dietro un lungo tavolo, alcuni candidati alle elezioni regionali di vari schieramenti. Si era registrata, nei giorni scorsi, una certa attesa per il dibattito, che è stato introdotto da De Sanctis e ha visto alcuni giornalisti, Marco Tavazzi della “Provincia” e Michele Mancino di “Varesenews”, proporre un paio di intelligenti domande.

Perchè tanta attesa? Perchè – come parecchi interventi hanno sostenuto – la cultura a Varese è un po’ una Cenerentola, e raramente si parla di cultura. Se ne riparla, come ieri, magari in occasione di elezioni o simili, ma per il resto è calma piatta. Un peccato: perchè ieri, nella sala dell’Apollonio, sono convenuti diversi protagonisti della vita culturale della nostra provincia. C’erano Silvia Priori di Teatro Blu, Massimo Lazzaroni di Cortisonici, Giulio Rossini di Filmstudio e dell’Arci, Andrea Chiodi, Sara Pennacchio di Estro-Versi, Martin Stigol della Zattera. E poi, ancora, Dino Azzalin, Giuseppe Battarino, Adriano Gallina, Anna Bonomi, Thierry Dieng, Elena Benzi, Veronica Mazzucchi, e molti altri ancora. Una lunga serie di protagonisti che, man mano che procedeva il dibattito, apparivano sempre più distanti e distinti dalle risposte che arrivavano dal tavolo dei politici. Estranei, perplessi. Un’impressione plastica dello scarto che si è registrato tra cultura e politica si poteva avere notando, in fondo alla sala gremita, la scrittrice Chiara Zocchi incuriosita e assorta, e, fuori dal teatro, il poeta Silvio Raffo che guardava, ironico, ma senza partecipare, cosa accadeva nella sala di sopra.

I candidati presenti ce l’hanno messa tutta: sono intervenuti Ambrogina Zanzi, Lombardia Civica -Albertini; Alessandro Alfieri del Pd; Marzia Giovannini, di Sel; Francesca Brianza, della Lega Nord; Carlo Baroni, non candidato, vice-sindaco della Città, che ha sostituito l’amico Raffaele Cattaneo. Bilanci, tagli, promesse, impegni. I politici hanno detto la loro, e siamo convinti che in tutta buona fede si sono impegnati per la cultura a Varese. Promesse e impegni anche sul nuovo teatro, sia pure con sfumature diverse.

Tra gli interventi degli esponenti della cultura, ci sono stati quelli di Gallina, che ha ricordato le briciole per la cultura nel bilancio del Pirellone; quello della Priori, che ha sottolineato come l’impegno, in tempi di spending review, è diventato a 360 gradi; quello della Bonomi, un appello ad andare oltre gli “orticelli”; quello di Rossini e quello di Lazzaroni. Ma quello che vogliamo sottolineare è stato l’intervento di Dino Azzalin, che ha chiesto, provocatoriamente, che si si cambiasse di posto: cultura al tavolo, politici seduti ad ascoltare.

Ma nulla: alla fine il dialogo tra esponenti della cultura e classe politica è apparso difficile, quasi impossibile. Rischiando di diventare, come ieri sera, un dialogo tra sordi. Sarà per un’altra volta, magari a campagna elettorale finita e ad urne chiuse.

21 febbraio 2013
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27 commenti a “Cultura a Varese, all’Apollonio il dialogo non decolla

  1. Bruno Belli il 21 febbraio 2013, ore 11:02

    Come da copione.
    Per questo, penso che tali dibattiti siano inutili, se prima non si sia svolta un’adeguata “formazione” da entrambe le parti.
    E mi risuonano nella mente, sempre più incisivi, i versi del Giusti:
    “Calò nel suo regno
    con molto fracasso;
    le le teste di legno
    fan sempre del chiasso:
    ma subito tacque,
    e al sommo dell’acque
    rimase un corbello
    il re Travicello”.
    Mi sorprende, pertanto, che molti “colleghi” delle cultura siano caduti, per l’ennesima volta, nel consueto tranello del “vuoto spinto”, forse più vittime del narcisismo personale (nulla di male, ci tengo a sottolinearlo, un po’ di sano egocentrismo, purchè non obnubili di stare con i piedi per terra).
    Ripeto, e vorrei sbagliare: prima si dovrebbe fare un’adeguata operazione di “formazione”, poi, si potrà anche discutere di “cultura”, come per erigere una casa, si parte dalla fondamenta, mica dal tetto(!!!): altrimenti, parleremo sempre del nulla per il nulla, sul nulla.
    Cordiali saluti a tutti.
    Bruno Belli.

  2. ironico pensiero il 21 febbraio 2013, ore 14:45

    Credo che mancarono le domande di una idea di cultura. C’erano tanti commenti,con una carrellata di punti di vista personali, e poche domande sulla gestione culturale e la politica culturale futura.. Perché non arrivare con delle domande precise da cultura regionale a cultura provinciale e locale,? del tipo: lei con 200.000 euro di preventivo quale azione ha in mente, con il doppio? con il triplo? rivolto a chi e come? il solito narcisismo è dovuto alla poca abitudine al confronto? alla voglia di confronto? che Raffo sia rimasto fuori, e forse un segno di rinnovamento? cosa ne pensi?

  3. Filippo De Sanctis il 21 febbraio 2013, ore 15:37

    Ciao Martin e Ciao Bruno,
    credo che sia stato importante trovarci tutti insieme, questo è il vero segnale lanciato ai politici presenti. La domanda iniziale era “Varese è Cultura?”, la risposta l’abbiamo data tutti insieme, ovvero SI!
    Certo due ore scarse per un confronto completo non sono sufficienti, ci vorrebbe ben altro tempo e ben altra preparazione di temi e problematiche su cui discutere, per questo rilancio la necessità di trovarci ancora, e forse ancora, e ancora. Insomma che diventi una abitudine, un allenamento che consenta a tutti di arrivare sempre più preparati a confronti di questo tipo, semmai fosse necessario ( alcuni secondo me già ieri erano ben preparati ).
    Abbiamo testimoniato, in piena campagna elettorale, che nell’agenda dei politici la cultura deve avere un posto di rilievo, se non ci fossimo incontrati sarebbe rimasta solo in qualche riga dei loro programmi.

    Ad maiora! Semper!

    Ciao

    Filippo De Sanctis

    P.S. chi sta fuori sceglie di non esserci, scelta condivisibile, ma sta di fatto che non ci sei.

  4. Bruno Belli il 21 febbraio 2013, ore 16:13

    Vedo che “@ironico pensiero” ha colto nel segno.
    E’ il tipo di domande – ed anche delle risposte – che rivela se sia possibile “andare oltre”, oppure no, in ogni campo, anche in “politica”, certo.
    Il confronto è sempre difficile.
    D’altra parte, tutti i momenti di “confronto”, in ambito culturale, a Varese, sono finiti nel nulla.
    Chi ricorda l’”Osservatorio della cultura” che cercò di promuovere
    l’ex Assessore Ottolini a Varese?
    Risultato: tante parole, pochi fatti.
    Perché la società si muove e cresce, quando alla parola si accompagnano i fatti.
    Varese è un territorio ancora più difficile: molti di coloro che parlano credono, di per sé, di aver già fatto il possibile, di essere per forza dei punti di riferimento.
    Il confronto chiederebbe: “cosa ha effettuato realmente che si possa considerare di reale riverbero ed “aiuto” sulla società?”
    Difficili Le risposte per coloro che iniziano i discorsi con “io posso, perché…io sono, perché…”
    Sollevarsi le maniche, mettersi in gioco, rischiare anche di subire da coloro che ti marciano contro è più difficile (e parlo per esperienza diretta sul campo).
    Ma, soprattutto, ascoltare, con umiltà.
    Molte volte, al termine di qualche incontro, mi è capitato che qualcuno mi indicasse su cosa non si trovasse d’accordo e perché. Sovente, riflettendo su tali indicazioni, ho “aggiustato il tiro”, ricominciato, magari ho fallito, ma ho provato.
    Crede che tutti siano lieti di sentirsi anche contraddire, se serva per crescere?
    A Varese si preferisce essere “lisciati”, “osannati”, il conquistare tutto senza fatica, quasi cavalieri “unti” dall’Entità suprema, come se qualcosa ci fosse dovuto.
    Ma dimentichiamo che chi ha la fortuna di avere delle “doti” deve esserne grato alla Natura (o a Dio, secondo il proprio credo): il nostro “vanto” – se tale parola debba figurare nel vocabolario di un promotore di cultura- risiede solo nel fatto di mettere a profitto tali doti, per “arricchirne” gli altri (la società) e noi.
    Quando l’esiziale male dell’egocentrismo sarà debellato – ma prima si deve cambiare la mentalità – forse godremo di una reale cultura che non solo dialoghi, ma sia il tessuto connettivo con la società tutta.
    Come il solito, dopo avermi letto ora, mi daranno del matto…
    Affidiamoci solo al tempo…

  5. Bruno Belli il 21 febbraio 2013, ore 17:57

    Caro Filippo,
    mi delude quel tuo “post scriptum”: ti pensavo – e per questo “Il Caffè della cultura” che presiedevo ti conferì il premio annuale nel 2009 – più “aperto” alle decisioni altrui, alla libertà individuale anche dei lupi solitari, dei cavalli selvaggi e delle fiere belluine, alle “libertà”, quindi, di chi scelga di tenersi lontano da qualunque morso o briglia di non presenziare (tra l’altro, sono anche nel pieno di una influenza complicatasi tanto che ho dovuto sospendere gli incontri del venerdì 15 e di domani, 22, per riprendere – spero – il 1 marzo).
    La presenza, o no, di per sè, non ha significato alcuno in determinati casi, soprattutto se già sai bene con chi ti devi confrontare. Siccome la più parte dei “politici” presenti erano di lungo corso – alla faccia del “rinnovamento” tanto ventilato e promesso, e, poi, tradito – non ritenendomi proprio uno sprovveduto sui caratteri umani e sulle possibilità degli stessi, sapevo già dove si sarebbe arrivati (eeh, sì: “prevedere” e “giocare d’anticipo”, anche questa è cultura, sai?).
    Ed ho avuto – ahimè – ragione, purtroppo, da quanto leggo nell’articolo sempre documentatissimo del caro nostro direttore Giacometti.

    Torno a riflettere su di un fatto ed è quello sul quale interrogarsi, per partire: noi Italiani desideriamo realmente collaborare e cambiare, oppure, frutto di almeno 6 secoli di “principati” ci dobbiamo affidare sempre al potente di turno?
    Nelle tue zone era il Pontefice, presso gli amico del Meridione i “Gattopardi”, da queste parti le “Marie Terese” ed apparati burocratici, presenze tutte che hanno saputo tanto dire ed “inculcare” nei nostri costumi che è, allo stato attuale, pressoché impossibile parlare di cambiamento alcuno, se prima non di cambiano le teste…
    Dopo, solo dopo, si potrà parlare di come erigere un teatro, un parco, un giardino, un quartiere. Bisogna interrogarsi – e darsi in breve una risoosta definitiva – non se ci sia cultura a Varese, ma se siamo in grado di porla sugli stessi diritti del sociale, dell’economico, dello sportivo, perchè essa comprende e riassume tutti quegli aspetti, anche il politico.
    Ma è un discorso troppo lungo, forse un po’ complicato: non desidero logorare i lettori e l’influenza mi affatica…

  6. Emiliano il 21 febbraio 2013, ore 20:06

    Concordo pienamente con le parole di Bruno Belli.
    “Cultura” ormai è un parolone, utilizzato da molti ma messo in atto da pochi, nel quale si vuole mettere in un unico indistinto “calderone” tutto ciò che arte, filosofia, conoscenza, creatività e quant’altro.
    Cosicchè è giocoforza che sia impossibile, assolutamente impossibile, solo pensare a qualsiasi unità d’intenti tra politici e operatori culturali – molti dei quali sono politici a loro volta – che troppo spesso pensano alla propria gloria e al proprio giardinetto.

    Dunque, per carità, prima spiegatemi per bene cosa intendete dire con la parola “cultura”, poi forse tra qualche secolo potremo riparlarne.

    Saluti.

  7. Franti il 22 febbraio 2013, ore 00:10

    Tanto parlare del nulla. Bruno Belli dice bene quando ricorda che le case vanno costruite partendo dalle fondamenta e non dal tetto. Che si parta dai numeri. Si confrontino dati, presenze, biglietti, librerie, libri, quotidiani, associazioni, iniziative ,con quelle di altre città non solo italiane.La cultura a Varese? Una catastrofe. Una stretta cerchia dei soliti noti ragiona chiusa in uno pseudo teatro quando fuori il 75 per cento della gente soffre di analfabetismo di ritorno o anche solo di andata.Si deve riconoscere che pochi e soliti noti portano avanti piccole ma significative iniziative, in solitario. Poi si dovrebbe invece dire quanto succhiano dalle casse pubbliche, Comune e Provincia,camera di Commercio, altre iniziative. Dove spende i soldi il Comune? E la Provincia? Quali sono i criteri di spesa? Quelli delle famose notti bianche da 200mila euro a botta? La sagra della salamella, i mercatini, la saga del pecorino, quella del gnocco fritto, hanno sempre successo di pubblico.

  8. Filippo De Sanctis il 22 febbraio 2013, ore 01:30

    Ciao Bruno,

    non parlavo di te, rispondevo su Raffo, e non voglio dare alcuna negatività alla sua assenza, o per come ha descritto Martin non volontà di entrare. Ho constatato solo i fatti: se non ci sei, o non vuoi esserci, non ci sei.
    Intendiamoci esserci mica era un dovere, ci mancerebbe! Ma non farei il toto supposizione sulle motivazioni.

    Ciao

    Filippo De Sanctis

  9. Alex il 22 febbraio 2013, ore 10:51

    Caro Belli, Lei è un personaggio decisamente scomodo, perchè ha il coraggio di dichiarare le cose come stanno. Probabilmente, i suoi “colleghi” culturali – s “soliti noti” (e, forse, anche qualche giornalista) se ne sono resi conto da tempo, così si preferisce andare avanti con il solito tran tran.
    Mi chiedo solo: perchè combatte così volitivamente per una città che non merita persone come Lei? Ci saranno altri che saliranno sempre sui carri dei vincitori, non certo le persone “scomode”.
    Vada avanti con la sua attività dei venerdì, qui da noi, e “trasferisca” fuori della città le sue competenze: saranno sempre più apprezzate che a Varese. Con simpatia.

  10. sandro sardella il 22 febbraio 2013, ore 18:13

    la cultura è come una pianticella e il buon contadino l’ha da curare. il terreno con sapienza concimato e ben annaffiato. la scelta e la conoscenza delle stagioni. l’attesa dei frutti.

    il politico non sa coltivare. forse sa contare per lui medesimo. spesso ignora il cibo della mente. allora dispensa caramelle colorate o salamelle o fuochi artificiali.
    è il popolo .. la gente .. che lo vuole .. “dicono” ………..
    e la gente anche a Varese c’è che fa cultura .. anche senza il loro peloso obolo ….

  11. Bruno Belli. il 27 febbraio 2013, ore 13:35

    Questo è l’ultimo post che lascio. Purtroppo, in questa città, è impossibile esprimere un’opinione serena che non sia “allineata” con politici, organizzatori, giornalisti e quanto altro.
    Così la città stenta a crescere; anzi si involve. Ma se sono alcuni operatori culturali a volerlo, ne prendo atto; torno nel mio orto e resto lì. Chi vorrà sapere qualcosa da parte mia, troverà la porta de “I Venerdì” sempre aperta, a differenza di coloro che, invece, non le aprono.
    A Varese la cultura non potrà mai crescere, perchè c’è troppo “virus da lobby”.
    Caro direttore, spero che questo post, l’ultimo, data la tua provata correttezza e professionalità, vorrai lasciarlo ai lettori. Buona fortuna a tutti.
    Con amarezza.
    Bruno Belli.

  12. ombretta diaferia il 27 febbraio 2013, ore 16:39

    Oh, caro Belli, non si faccia prendere dallo sconforto!
    era chiaro fosse un incontro elettorale e non credo proprio che alcuno ne dubitasse.
    personalmente ne ho preso le distanza proprio perché abrigliasciolta, ed io in prima persona, siamo indipendenti, dobbiamo ringraziare solo i lettori che scambiano danaro per avere un libro.

    fare cultura vuol proprio dire in prima istanza “scelta ed impegno”.
    ed in campagna elettorale siamo abituati a vedere i teatrini dei partiti e dei candidati.
    tutt’altro che scelta ed impegno quindi.

    ora, invece, è il momento di tornare a lavorare quotidianamente per la cultura.
    soprattutto chi non ha alcun obolo da ritirare.
    cioè chi, come lei, lo fa per la comunità non per i potenti di turno…
    non ci tolga la parola che pesa!

  13. a.g. il 27 febbraio 2013, ore 16:54

    Soprattutto, non prendiamoci troppo sul serio…

  14. rodrigo il 27 febbraio 2013, ore 18:45

    Ha ragione Filippo De Sanctis: “Chi sta fuori sceglie di non esserci…” indipendentemente dal curriculum. E vale per tutti gli assenti, non solo per uno. Che ognuno coltivi il proprio orticello! Va bene così, è già tanto.

  15. Elena Cristina Bolla il 27 febbraio 2013, ore 19:37

    Caro Belli, neppure qui (a Voghera, dove vivo) le cose sono gran che diverse. Ma forse me la sono voluta, scegliendo di vivere in provincia, non nella natia Milano, appunto perchè mi illudevo di tirare i remi in barca e condurre finalmente una vita tranquilla e oscura (ama nesciri…) Invece mi sono trovata fatalmente a combattere contro i mulini a vento e a gridare ai sordi, per puro amore della cultura, della verità, della libertà di espressione: e pagando duramente di persona. Ma di questa malattia non si guarisce.
    Come perfetto esemplare della persona senza poteri e senza risonanza (se non limitata a un’élite) non posso che solidarizzare. Coraggio. Avanti!!!
    Elena Cristina Bolla – Il giornale di Voghera.

  16. Emiliano il 27 febbraio 2013, ore 21:21

    Salire all’Aventino non serve a niente e a nessuno, tranne proprio a chi di dialogare e confrontarsi non ci vuole neanche pensare.
    Non concordo, francamente, con la scelta di Bruno Belli, il quale ha numeri come pochi altri in città per parlare e discutere su queste cose. Il silenzio non giova, magari un periodo di riflessione sì, quello sì… riflettere, pensare, ripensare, anche ripensarsi, invece, può sempre servire. A se stessi e agli altri.

  17. D.A. il 28 febbraio 2013, ore 10:14

    Per chi intende incidere il tessuto culturale e politico il parlare e lo scrivere corrisponde a una delle due mani. L’altra è il pensare.
    Provi a pensarci.
    E continui: credo che sia sulla buona strada…

  18. Valentina il 28 febbraio 2013, ore 10:28

    Che Lei ci fosse, o no, caro Belli, non è importante: quello che vale è la possibilità di scegliere se esserci, oppure no.
    Lei ha fatto una valutazione e credo che sia legittima.
    Quindi, se c’è chi la rimporvera, lasci costoro nel loro brodo, ma seguiti e non solo con la sua attività del Venerdì, ma anche con i suoi commenti, con i quali si può essere d’accordo, oppure no, ma che non lasciano mai indifferenti.
    E questo dimostra che quanto esprime non sia affatto campato in aria.
    E poi, nel cataplasma dell’informazione varesina, fatte debite eccezioni, un giornalista che sappia dire “pane al pane e vino al vino” mancava. Se Lei si zittisce, torniamo nel solito “ron ron” del qualunquismo.

  19. Francesco Talamo il 28 febbraio 2013, ore 15:19

    Caro Belli,
    non ho chiaro in che modo ti hanno tacitato – o cercato di farlo, magari in forma “personale” – ma penso che tu abbia fatto male a gettare la spugna. Chi tace scompare ed é questo il modo più comodo per tacitare una persona scomoda.
    Se posso permettermi di esprimere un suggerimento, “Riprendi” .
    Con tutta la mia solidarietà
    Francesco Talamo

  20. Giancarlo Campiglio il 28 febbraio 2013, ore 19:03

    Concordo che l’intesa fra i polici e la Cultura è alquanto difficile. La classe politica segue gli interessi ideologici del proprio partito. E’ refrattaria ad essere contraddetta in quanto crede di possedere il “verbo della verità”.- Questa rozza mentalità respinge il dialogo costruttivo.
    Io non conosco l’argomento del contendere, ma conosco da tempo e stimo Bruno Belli: ammiro la Sua dialettica e conoscenza di un complesso di cognizioni. Espone con garbo : tradizioni storiche, filosofiche, artistiche, scientifiche. Lo definisco un uomo colto e per bene.Pertanto credo che riserve e commenti da Lui posti abbiano una ragione di essere considerati.

  21. Bruno Belli il 28 febbraio 2013, ore 19:57

    Tante attestazioni di stima e di sostegno morale – anche nella mia mail personale (non solo di amici), mi ha permesso di riflettere molto, serenamente.
    E’ vero: avete ragione e vi ringrazio.
    Anche se a fatica, meglio non gettare la spugna.
    Tra l’altro, l’attività culturale che modestamente svolgo e quella di giornalista sono per me un tutt’uno.
    E poi, perché privare di un rompic… senza “dipendenze” lo stagno varesino?
    Scherzi a parte, è vero: ho sempre ritenuto di procedere verso quello in cui credo e per cui credo. Ho affrontato 10 anni non facili – ah, l’invidia!!! – con “Il Caffè della cultura” e con “I Venerdì”, pertanto, avanti tutta ed incisività anche maggiore.
    Ricordo il “mio” maestro Indro Montanelli: “Combattete per quello in cui credete. Perderete, come ho perso io, tutte le battaglie, ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio”.
    Andiamo avanti, se il direttore Andrea Giacometti mi vorrà ancora “sopportare”…

    Ed a Filippo De Sancits, che considero tuttora un amico, chiedo scusa se si è sentito ferito dalla mia analisi: ma, conoscendoci da tempo, dovrebbe sapere bene che il mio “affetto” è fatto anche di “rimproveri”, se possano servire a “crescere”. “Rimprveri ” che desidero ricevere anch’io, nel caso mi trovassi a sbagliarmi su qualcosa.

    Insomma, dialogo – dialogo – dialogo.

  22. Lucia il 1 marzo 2013, ore 08:27

    Caro Dott. Belli, leggo con piacere che ha fatto la scelta più giusta: “non arrendersi mai”. Continueremo a seguirla con interesse e simpatia.

  23. Emiliano il 1 marzo 2013, ore 22:18

    Giusta scelta.
    E pazienza se, come sempre, nessuna voce politica cittadina si è levata per dire la sua.
    Ma forse è proprio meglio così.

  24. ironico pensiero il 2 marzo 2013, ore 09:35

    tante parole per dir poco. Strategie? domando: quale strategie consideri per un tavolo della cultura a Varese? cosa intendi cultura? singoli o associazioni? Perché certi giornali non pubblicano niente di niente? e altri si? quale forma di concertazione e con chi?

  25. Alex il 2 marzo 2013, ore 12:51

    Mi sembrava molto strano che una persona seria e determinata come il Belli lasciasse una parte della sua attività, ma tutto è psssibile.
    Avanti, invece, così: e qualora riesca, faccia anche di più. In qualche modo – quello della serietà, credo – dovrà anche “conquistare”, sotto tutti i punti di vista, prima o poi, Palazzo Estense…

  26. Roberto Plano il 6 marzo 2013, ore 13:52

    Mi ero ripromesso di non parlare più dopo che alcuni miei interventi critici avevano sollevato un putiferio: fortunatamente la musica è totalizzante e può assorbirti completamente, lontano dalla grettezza della politica e dalle motivazioni che stanno dietro ad una mancanza di lungimiranza culturale. Ho saputo però del dibattito sulla Cultura a Varese e della conseguente allarmante decisione di Bruno Belli di esimersi dall’esprimere le proprie opinioni, decisione fortunatamente rientrata. Vorrei sottolineare il mio sostegno a lui e a tutte le persone che hanno il coraggio di esprimere le proprie idee e che lottano per la Cultura, Varese ha un assoluto bisogno di loro. Non posso però non notare che all’incontro mancavano numerosi rappresentanti della cultura varesini in tutti i suoi ambiti; il sottoscritto non è stato invitato e non sapeva niente. Mea culpa, purtroppo non ho il tempo di seguire da vicino queste vicende, ma sicuramente un invito sarebbe stato da me gradito e non disatteso.

  27. Emiliano il 10 marzo 2013, ore 21:43

    Che un grandissimo artista, di cui purtroppo moltissimi varesini ignorano persino l’esistenza, come Roberto Plano sia incredibilmente assente dai “cartelloni musicali” della città-giardino è solo l’ultima di tante altre vergogne cittadine. Segno che altrove di Musica ne sanno e se ne intendono molto più di noi… Ahimè.

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