Economia

Cgil Varese, Stasi: la Cgil non si farà silenziare da nessuno

L'intervento al De Filippi del segretario generale della Cgil di Varese Franco Stasi

L’intervento al De Filippi del segretario generale della Cgil di Varese Franco Stasi

Un incontro ricco di contenuti concreti, quello che si è svolto ieri al De Filippi di Varese, promosso dalla Cgil. Un momento di confronto con i candidati che correranno alle prossime elezioni, ma anche un appuntamento per fare il punto sull’allarmante situzione dell’economia e del lavoro nella nostra provincia.

Non fa giri di parole, il segretario generale della Cgil di Varese, Franco Stasi. E propone, nei suoi contenuti principali, il Piano per il lavoro targato Cgil. Un piano che, come sottolinea Stasi, guarda a tempi medio-lunghi (dai 3 ai 5 anni), pur puntando anche ad intervenire nell’immediato e nell’emergenza del lavoro. “Un’emergenza forte – ha rimarcato il segretario generale davanti ad una sala pienissima – che riguarda soprattutto le donne, i giovani, gli over 50 rimasti senza lavoro”. Un piano che, come dice Stasi, comporta un investimento di 50 miliardi, con un intervento pubblico. “Perchè l’intervento pubblico non è solo essenziale, ma è assolutamente necessario”. Un investimento di cui la Cgil ha calcolato i ritorni: 3,1% di aumento del Pil, 2,9% di aumento di posti di lavoro. Un intervento importante, con numeri e percentuali, un pugno nello stomaco in una campagna elettorale che spesso si limita a slogan.

La cornice della riflessione del segretario generale è sconfortante, del resto anticipata dalle ultime indagini di Univa e Camera di commercio. Un vero bollettino di guerra: “L’Italia è un Paese fermo da anni”. Non solo: “la cassa in deroga – ricorda Stasi – è coperta solo fino a giugno, a gennaio nella nostra provincia ci sono stati oltre 800 licenziati, sono 8 mila i lavoratori in mobilitàù e 34 mila i discoccupati, una cifra che colloca il Varesotto tra i territori con la situazione più grave”. Sul fronte famiglie, il 60% arriva a fine mese utilizzando i risparmi, mentre aumentano gli stipendi dei grandi manager pubblici.

In tutto questo, è forte la pressione sul sindacato della Camusso, a metterlo nell’angolo, ad escluderlo dai momenti decisionali. “Ma noi non ci faremo silenziare da nessuno”, ripete più volte Franco Stasi suscitando un grande applauso della sala. Una forza sindacale, invece, che fa sentire la sua voce e che propone una via d’uscita dalla crisi ai candidati presenti in sala. Ne parla il segretario della Cgil Lombardia Nino Baseotto che è presente, segue gli interventi dei rappresentanti delle categorie, ascolta il confronto tra candidati che viene moderato da Marco Giovannelli, direttore di Varesenews. Erano presenti Andrea Calori (Patto Civico Ambrosoli Presidente), Francesco Liparoti (Sinistra Ecologia e Libertà), Alessandro Milani (Italia dei Valori), Fabrizio Taricco (Partito Democratico) e Alberto Visco Gilardi (Etico a Sinistra per un’altra Lombardia). Presenti anche moltissimi candidati del centrosinistra alle prossime elezioni nazionali e regionali: per il PD c’erano Maria Chiara Gadda, Daniele Marantelli, Letizia Antonello, Giuseppe Migliarino, Erika D’Adda, Alessandro Alfieri. Per Sel: Titti Di Salvo, Tino Magni, Luciana Dabalà, Massimiliano Luparella, Marzia Giovannini, Giovanna Damin. Per Etico a Sinistra: Claudio Brovelli, Giovanni Martina, Giampaolo Livetti. Rivoluzione civile: Pippo Pitarresi e Cosimo Cerardi. Patto civico per Ambrosoli: Walter Andreazza, Ezio Bianchi. Per l’Italia dei Valori: Raffaele Esposito.

Il segretario della Cgil Lombardia Nino Baseotto esprime innanzitutto la preoccupazione per i possibili risvolti occupazionali delle indagini che hanno colpito Finmeccanica e Agusta Westland: “Un segnale preoccupante, che deve rilanciare l’attenzione al lavoro, un tema che, a parte Umberto Ambrosoli, sento raramente affrontare in questa campagna elettorale”. Per Baseotto le alternative concrete alla crisi ci sono. “Pensiamo a tutto il capitolo della green economy, che coinvolge tanti settori, dall’agricoltura alla produzione di energia”. Ma non mancano opportunità anche nei settori a basso-medio contenuto tecnologico come l’high tech e il settore aerospaziale. Soprattutto occorre fare massa critica, continua Baseotto, mettendo in rete centri di ricerca e università del territorio. “Da qui si riparte per uscire dalla crisi – conclude il segretario della Cgil Lombardia -, con un manifatturiero che sta in piedi e con una forte attenzione alla competitività”.

14 febbraio 2013
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