Varese

Varese, Maroni a muso duro. E poi si scatena con il Distretto

Maroni parla al Politeama di Varese

Maroni parla al Politeama di Varese

Si schierano sul palco tutti i candidati leghisti della provincia di Varese per parlamento e regione. Una lunga fila di esponenti del Carroccio, in gran parte amministratori locali, per una presentazione di poochi minuti. La platea del Politeama rispecchia, alla lettera, la tradizionale coreografia leghista: bandiere sventolate, cartelli sul 75% di tasse da tenere in Lombardia, felpe e slogan. E’ in questo momento che prende quota la serata organizzata dalla Lega Nord a Varese. Non ha avuto fortuna, fuori, prima della manifestazione, la distribuzione di riso con la salsiccia e un bicchiere di vino, con il freddo polare che si sente.

Il segretario federale Roberto Maroni è già arrivato in teatro, è già salito sul palco. Ascolta i candidati che intervengono, guarda Davide Rovera Venturini che conduce la serata. Si fanno avanti tutti i candidati, uno spaccato dei lumbard in questa campagna elettorale. In prima fila il sindaco Fontana, il presidente Galli, il patron del Varese Calcio Rosati. Tutto fila liscio, finché interviene uno dei candidati, “Il Monti giusto”, Emanuele Monti che scopre di avere la stessa giacca indossata da Maroni. “Ma sei nipote? Parente?”, incalza Maroni divertito. Così come, all’ingresso sul palco del segretario cittadino, Marco Pinti, Maroni esclama: “Il mio segretario”. Battute, applausi. Ma poi il clima cambia, e quando Maroni interviene, i toni si fanno duri e ultimativi. E Maroni parla a muso duro.

“Abbiamo detto: fine trasmissione, facciamo reset”. Maroni parte dalla notizia dell’assessore con rapporti con la ‘ndrangheta al Pirellone, quando il Carroccio manda in crisi la giunta formigoniana. Un attacco che gli serve per vantare la lotta alla mafia. “Con i fatti, non con i bla bla bla”. Continua: “La mafia non l’ho vista? Alla mafia gli ho fatto un culo così’, ditelo ai fighetti di sinistra”. Maroni prende slancio, alza la voce e arriva l’attacco su MPS, e qui il punto più duro, con un attacco diretto al presidente Napolitano: “Uno scandalo mondiale che il presidente della Repubblica vuole coprire”. Ma poi torna ancora alla polemica con Ambrosoli e il Pd: “La Lombardia è una macchina da corsa, non si può mettere nelle mani dell’inesperto Ambrosoli, uno che non ha fatto neppure il consigliere comunale. Al suo posto governerebbe l’apparato del Pd e di Vendola”.

Poi le proposte, i progetti, le idee. Soprattutto il 75% delle tasse lombarde in Lombardia, un obiettivo che Maroni sostiene essere possibile “solo cambiando la legge fiscale, a Costituzione vigente”. Ma certamente si deve affidare ad una forza che solo “le Regioni del Nord unite” possono avere. Da parte sua, Maroni si candida, oltre che a goveratore, anche a paladino dei Comuni, soprattutto dei piccoli. “Cosa può fare un piccolo Comune di fronte al governo? Lo rappresento io”. Dunque, patto con i sindaci, patto di stabilità nazionale cancellato, e sostituito con patti regionali. “Non sarà una passeggiata – conclude Maroni – abbiamo contro tutti, giornali piccoli, medi e grandi”. Ma l’ultimo messaggio è quello da leghisti duri e puri: alza il tiro contro l’immigreazione clandestina. “Vogliamo essere rigorosi e chi non ha il permesso di soggiorno, a casa subito”.

E qui viene la sorpresa della serata. Scende un sipario sul fondo del palco, i candidati fanno ala e compare il Distretto 51, formazione senza Jonny Daverio, che dice Rovera: “E’ dietro il palco, fa da regista occulto”. Sono “gli amici del Presidente”, continua Rovera, e passa la palla alla musica. E così Maroni prende posto, mette le mani sull’Hammond e la musica può cominciare.

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10 febbraio 2013
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