Varese

Legambiente, anche nel Varesotto Comuni a rischio industriale

Il-SISTRA-consente-una-riduzione-del-rischio-industriale-immagine-Kenyan-AllianceIl dossier “Ecosistema Rischio Industriale” di Legambiente è il rapporto che fa il punto del recepimento delle direttive sui rischi di incidente rilevante connesso all’attività industriale e allo stoccaggio di materiali pericolosi. La Lombardia, regione in cui è avvenuto anni fa il disastro da cui sono scaturite le direttive “Seveso” sul rischio, risulta essere di gran lunga la prima regione italiana per presenza nel proprio territorio di siti dichiarati RiR (rischio di incidente rilevante) con ben 289 siti industriali (nel resto d’Italia ce ne sono altri 863) distribuiti in 207 Comuni.

Anche la provincia di Varese è coinvolta, in particolare i Comuni di Caronno Pertusella, Casorate Sempione, Fagnano Olona, Leggiuno, Solbiate Olona e Vergiate.

Scorrendo i dati delle risposte degli enti locali al questionario, Legambiente rileva a livello lombardo la mancanza di un adeguato livello di prevenzione del rischio da parte degli organismi amministrativi, in primo luogo i Comuni, e di corretta informazione alla popolazione residente nelle possibili aree di ricaduta degli effetti di possibili incidenti. Tra coloro che hanno risposto all’indagine, ancora troppi (il 56%) sono quelli che non hanno individuato le strutture vulnerabili (scuole, ospedali e luoghi di aggregazione) nelle aree di potenziale danno e che non hanno predisposto adeguate limitazioni alle destinazioni ammesse nei loro strumenti urbanistici. La gran parte della popolazione residente in questi comuni non ha ricevuto informazioni sul rischio con cui convivono, e solo in una esigua minoranza (il 14%) dei comuni si sono svolte esercitazioni con il coinvolgimento della popolazione per simulare i comportamenti da adottare in caso di emergenza.

“La cronaca e le conseguenze degli incidenti industriali non hanno fatto scuola – dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – non vogliamo più essere colti impreparati dagli effetti devastanti di incidenti industriali, come avvenuto tre anni fa per il petrolio nel Lambro, vorremmo invece che nella nostra regione, una delle più densamente abitate e industrializzate d’Europa, si sviluppasse una più matura consapevolezza del rischio col quale inevitabilmente si convive, per evitare gli incidenti e minimizzarne gli effetti. Per questo serve una cultura della prevenzione e uno sforzo di pianificazione territoriale, in primo luogo negli amministratori pubblici”.

Il dossier completo è scaricabile dal sito: www.legambiente.it/sites/default/files/docs/ecositemarischio_industriale013.pdf

 

 

7 febbraio 2013
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