Varese

D’Alema racconta Fedro per criticare il patto Maroni-Berlusconi

 

Massimo D'Alema insieme al sindaco Attilio Fontana

Massimo D’Alema insieme al sindaco Attilio Fontana

Parte alla grande la campagna elettorale del Pd a Varese. Un incontro con Massimo D’Alema che presenta il suo ultimo libro, “Controcorrente”, e riempie all’inverosimile il cuore del Comune, il Salone Estense. Un appuntamento organizzato con precisione puntigliosa dal deputato varesino Daniele Marantelli, ma che è stato promosso dalla Fondazione Città Futura. In Salone Estense, l’ex presidente del Consiglio, raggiunto il tavolo dei relatori, rileva, prima di iniziare, dichiara: “Mancano due minuti”. Il dibattito sul nuovo volume, stiomolato dalle domande di Dario Di Vico, firma del “Corriere della Sera”, è in realtà il terzo momento della visita di D’Alema a Varese, preceduta dall’incontro con il nuovo rettore dell’Università dell’Insubria, Coen Porisini, e da quello con il sindaco di Varese, Attilio Fontana. La visita a Varese è anche il punto di partenza del tour nel Nord: seguiranno Bergamo, Brescia e Padova.

Nello studio di Fontana, con D’Alema entrano anche Marantelli e il segretario provinciale del Pd, Fabrizio Taricco. “Benvenuto a Varese”, esclama il sindaco stringendo la mano a D’Alema, che dalla finestra ammira i Giardini Estensi. Subito il discorso va sulla Lega, e D’Alema rimarca il declino del Carroccio quando si allea con Berlusconi. In proposito D’Alema dice a Fontana di avere raccontato a Bossi la favola di Fedro sul lupo e il cane, un lupo, sfinito dalla magrezza, e un cane ben pasciuto. Il primo si complimenta con il secondo, ma poi gli dice: che cos’è quel segno sul collo? Ride Fontana, e sottolinea come abbia avuto buoni rapporti di collaborazione con il deputato Marantelli e con Taricco nell’ambito dell’Anci.

Poi D’Alema scende e incontra i giornalisti. Immancabile una domanda sullo scandalo Mps. “Vogliamo chiarezza, chiediamo che siano accertate le responsabilità. La buona politica ha fatto ciò che doveva fare e il resto è fuffa”, dice D’Alema, che si reca al tavolo dei relatori.  L’intervento di D’Alema è di ampio respiro, vola alto, guarda molto al di là delle polemiche della campagna elettorale in corso. La sua tesi fondamentale è che il berlusconismo è l’essenza dell’anti-politica. “Per Berlusconi la politica non serve più, il primato appartiene all’economia”, dice D’Alema. Un approccio che, in nome di un pericoloso populismo, cancella il bene comune, producendo effetti disastrosi. “A questo punto occorre ricostruire il tessuto civile, la dimensione pubblica, la vita economica. E solo una forza popolare come il Pd può sconfiggere il populismo, un fenomeno che dentro di sè – sia di destra o di sinistra – presenta sempre un cuore di destra”. Ma non c’è solo Berlusconi: D’Alema ne ha per tutti. Monti? “A differenza di Berlusconi e della Lega, Monti è pienamente europeo, ma lo invito alla modestia”. Quanto alla Lega, “un movimento ambiguo, grande forza di cambiamento, che ha finito per allearsi con Berlusconi”. E Grillo? “Una realtà a cui guardare con interesse e con rispetto”. Non manca di lanciare uno sguardo a Bruxelles, alla Merkel in particolare, di cui D’Alema tesse le lodi. “La Merkel non mette il suo nome nel simbolo – dice D’Alema -. E poi è quella che più di ogni altro leader ha una visione europea”.

 

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31 gennaio 2013
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