Varese

Il poeta Sebastiano Adernò legge i suoi versi al Twiggy

Elaborazione grafica per Adernò

Elaborazione grafica per Adernò

Giovedì 31 gennaio, alle ore 18, è in programma, presso il Twiggy di Varese, la presentazione del libro “Ossa per sete” del poeta Sebastiano Adernò, un’opera pubblicata dalla Nuova Editrice Magenta (Nem). L’evento è ad ingresso libero.

Nel 2010 Adernò vince il “Premio Ossi di Seppia” e si classifica terzo al Premio di poesia “Antonio Fogazzaro”. Dopo la sua opera prima Per gli anni a venire, Lietocolle (2011), ha pubblicato una raccolta dal titolo Kairos, Fara Editore (2011) e In luogo dei punti per Thauma edizioni (2012). Fa parte del collettivo ultranovecento, che realizza libri d’artista, con cui ha pubblicato una plaquette, Abissi non richiesti (2011), con un’opera di Marco Baj.

Come spiega l’editore Dino Azzalin, per quanto riguarda il libro presentato a Varese, “quello che colpisce di più nella raccolta “Ossa per sete” di Sebastiano Adernò, è il progetto articolato e sicuro, la scoperta di un percorso chiaro, un segno forte e convincente che fa della sua parola poetica una vera e propria rivelazione. “Ossa per sete” si cala in quell’attimo di furore e di tragedia che cambia le sorti del Mondo: l’istante in cui il Cristo viene crocifisso. Tutti gli astanti sembrano essere interrogati dal poeta, come una sorta di inchiesta sui nomi, sul come e sui perchè un uomo “per germinare volo e vece” è in grado di trasformare “il sangue in Croce”".

“Ma distante dal “formulario” evocativo, quasi petrarchesco, il libro ben saldo alla tradizione biblica, ne indaga le sorti di ciascuno, quelli cioè che hanno costruito la parabola, da Caino “quando il sangue dalla mano che strinse la pietra, pulsava e pestava, come l’estuario in piena, a Eva “gravida e storta come una barca colta dalla malora” o Pietro “pentito fino alla morte d’aver deglutito con un solo sorso il nome dell’amico” fino a Maddalena “di quali inganni si vestirà per portarlo alle labbra…e riporre le ciglia tra le stoviglie”".

Conclude Azzalin: “Ecco queste sono solo alcune di queste scene che si muovono tra il Calvario e la finzione, creando il paradigma vero della vita umana, la sofferenza e l’inganno, la verità e la morte. Un linguaggio che si dilegua nel mistero “cristico” che lo vede “infilzato con un ferro da maglia ricurvo” dove la divinità fattasi carne, improvvisamente lascia sulla terra l’uomo solo e impaurito, quasi a dipanare nella solitudine dell’Universo, il mistero della sua sorte, unico destino collettivo a ogni creatura viva sulla “Terra”".

29 gennaio 2013
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