Economia

Alza il tiro sui politici la protesta di Rete Italia a Varese

Il confronto alle Ville Ponti

Il confronto alle Ville Ponti

Parole dure e toni da ultimatum questa mattina all’assemblea delle associazioni del cartello Rete Imprese Italia. Piccoli imprenditori, commercianti, artigiani rappresentati da sigle che non sono Confindustria. Una Sala Napoleonica alle Ville Ponti di Varese che ribolliva di scontento e allarme sulla insostenibile situazione di tante aziende del nostro territorio. Un momento di confronto tra esponenti dell’imprenditoria provinciale nell’ambito di una giornata di protesta proclamata in tutto il Paese. Una protesta che qui a Varese ha alzato più volte il tiro contro il “governo dei tecnici”, ma che non ha mancato di scagliarsi anche contro “i politici”, che in realtà erano seduti in gran numero nelle prime file dell’auditorium. “Uscenti”, “entranti”, sono arrivati tanti politici che, tuttavia, hanno soltanto ascoltato questa sala che, ai loro occhi, deve certo rappresentare anche un bel serbatoio di voti. “Di parole ne hanno già dette fin troppo: questa mattina sono qui per ascoltare”, chiarisce subito il direttore di Confesercenti Varese, Gianni Lucchina, riferendosi ai politici seduti in sala.

A confronto, sul palco delle Ville Ponti, i vertici delle cinque associazioni varesine che hanno organizzato il dibattito. Prendono la parola Lorenzo Mezzalira, vicepresidente di Confartigianato, Cesare Lorenzini, presidente di Confesercenti, Giorgio Angelucci, presidente Uniascom, Franco Orsi, presidente di Cna, Giuliano Terzi, presidente di Casartigiani. Un dibattito che ha fotografato un disagio diffuso, una grande perplessità sul futuro, uno sconcerto profondo per la distanza della politica dalle imprese più micro.

Tasse, lacci e lacciuoli burocratici, adempimenti, è stato Angelucci a fare partire un affondo. Iva, Irap, Imu, nuova Tares, “dove vogliamo arrivare? Ne abbiamo piene le scatole”, dice il presidente di Uniascom. Continua Orsi: “Sono 120 gli adempimenti burocratici ogni anno, che costano complessivamente 2,6 miliardi all’anno”. E poi continua sui costi della sicurezza. “Nessuno la vuole mettere in discussione, però è assurdo imporre le stesse imcombenze – insiste Orsi beccandosi un applauso a scena aperta - alle multinazionali e alle piccole imprese”. Ed è ancora Orsi a sottolineare le lungaggini della giustizia civile, che fanno rinunciare le imprese a recuperare 3 miliardi e mezzo ogni anno.

Anche il lavoro è un fronte con cui si misurano le piccole imprese, l’artigianato, il commercio. Dice Lorenzini: “Di voglia di lavorare ne abbiamo tanta, ma di questo passo diminuisce sempre di più”. A Mezzalira sfugge un ironico “la Fornero va eliminata” (nel senso della riforma del lavoro voluta dalla ministra, ndr.), ed è Angelucci che racconta come chi voglia utilizzare contratti a chiamata debba consultare un sito Internet ”lungo e incomprensibile”.

Tra le questioni non mancano infrastrutture inadeguate alla competitività (“da Milano a Varese in treno ci si mette un’ora e mezza come quando ero ragazzo”, dice Terzi) e, soprattutto, il pianeta-banche che è oggetto di critiche durissime. “Nonostante le garanzie dei Confidi che arrivano al 70% – sottolinea Orsi – le banche si rifiutano di fare prestiti alle imprese”. Mentre Angelucci lancia un allarme forte sul fatto che ormai le imprese si rivolgono ai Confidi solo per avere liquidità e non più per operare investimenti. E, a conclusione, va in onda anche un malessere antico, che si risveglia in questa crisi attualissima: “Imprenditore non fa rima con evasore – dice Terzi -. Abbiamo venduto tutti i nostri gioielli, e non ce la facciamo più”.

 

28 gennaio 2013
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