Gazzada

La Casa di Nando ricorda la Shoah con Franco Giannantoni

L'ingresso di Dachau

L’ingresso di Dachau

La Casa di Nando onlus ricorda anche quest’anno le vittime della Shoah, l’Olocausto degli ebrei, e con loro le vittime dei tanti, ormai troppi, genocidi commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.

Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria in ricordo del genocidio perpetrato dalla Germania nazista e dai suoi alleati nei confronti degli ebrei d’Europa. Esso ha comportato lo sterminio di un numero compreso tra i 5 e i 6 milioni di ebrei, di ogni sesso ed età. A tale numero vanno sommate le vittime appartenenti ad altre minoranze etniche, quali Sinti e Rom.

“Racconteremo e non saremo creduti” così Primo Levi nel 1986 nel libro “I sommersi e i salvati”, che riassume il dramma dei sopravvissuti ai campi di sterminio di Hitler. E con incredibile lucidità Levi continua: “Curiosamente, questo stesso pensiero (“anche se raccontassimo non saremmo creduti”), affiorava in forma di sogno notturno dalla disperazione dei prigionieri. Quasi tutti i reduci, a voce o nelle loro memorie scritte, ricordano un sogno che ricorreva spesso nelle notti di prigionia, vario nei particolari ma unico nella sostanza: di essere tornati a casa, di raccontare con passione e sollievo le loro sofferenze passate, rivolgendosi ad una persona cara, e di non essere creduti, anzi, neppure ascoltati. Nella forma più tipica (e più crudele), l’interlocutore si voltava e se ne andava in silenzio. … è importante sottolineare, come entrambe le parti, le vittime e gli oppressori, avessero viva la consapevolezza dell’enormità, e quindi della non credibilità di quanto avveniva nei Lager: e, possiamo aggiungere qui, non solo nei Lager, ma nei ghetti, nelle retrovie del fronte orientale, nelle stazioni di polizia, negli asili per minorati mentali.”

Ma oggi, ad oltre 70 anni dallo sterminio di persone innocenti perpetrato nei campi di sterminio nazisti, i sopravvissuti della Shoah stanno per lasciarci tutti. Quando loro non ci saranno più cosa succederà della memoria dello sterminio?

Qui memoria vuol dire sapere e ricordare quanto silenzio, quanto opportunismo, quante misere convenienze personali hanno reso possibile il delitto dell’Olocausto. Vuol dire anche però, ricordare e celebrare coloro che hanno rifiutato di partecipare al delitto, che si sono opposti (perché opporsi era possibile, è sempre possibile), che hanno dato e rischiato la vita, anche tra le file di coloro che per finzione o militanza, avrebbero dovuto essere persecutori (due esempi fra tanti: Giorgio Perlasca e Giovanni Palatucci giovane questore di Fiume). E anche la nostra provincia ne ha avuti di questi uomini “giusti”.

Così La Casa di Nando, con il patrocinio del Comune di Gazzada Schianno organizza alcune iniziative per ricordare la Shoah e alcuni degli altri olocausti che hanno drammaticamente caratterizzato il ‘900.

Si inizierà con Il Parco della/e memoria/e  in ricordo della Shoah e dei tanti, troppi, Olocausti del Novecento, una installazione fotografica documentaria allestita lungo il percorso pedonale che attraversa il parco municipale di Villa de Strens dal suo ingresso all’incrocio di Via Matteotti, Via Varese e Via Roma fino al parcheggio antistante la Villa Municipale. Per due settimane il parco della Villa Municipale (de Strens) diventa il parco della memoria. La installazione, allestita a partire dal 27 gennaio fino al 9 febbraio, ripercorrerà con immagini e testi l’Olocausto di ebrei, rom, omosessuali, popolazioni ritenute “inferiori”, ecc., perpetrato dai nazionalsocialisti di Hitler e dai loro alleati che per lo scenario geografico e storico italiano sono identificati con i fascisti di Mussolini.

Pur nella brevità dello spazio disponibile non verranno dimenticati alcuni degli altri genocidi che hanno insanguinato il novecento, a partire da quello più vicino a noi italiani: le foibe, gli eccidi, perpetrati per motivi etnici e/o politici, ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, occorsi durante la seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente seguenti.

A seguire martedì 29 gennaio alle ore 21 presso la Sala del Consiglio Comunale – Villa Comunale (de Strens) a Gazzada Schianno in Via Matteotti 13/A, un incontro dibattito con Franco Giannantoni, storico e giornalista, dal titolo “Gli ebrei a Varese tra la tempesta della guerra e il miraggio della Svizzera. Dalle Leggi razziali ai razzismi della nostra quotidianità”. Giannantoni, noto storico e giornalista varesino, racconterà da par suo gli incontri fra la popolazione varesina e gli ebrei residenti in provincia o qui giunti nella speranza di poter migrare verso la neutrale, ma non sempre accogliente, Confederazione Elvetica.

A corollario di queste due iniziative, per gli alunni della Scuola Media di Gazzada Schianno verrà organizzato “Il sogno di Lilli”, un laboratorio di scrittura creativa per gli alunni della Scuola Media sui temi della Shoah condotto dalla giornalista Sara Magnoli. “Il sogno di Lilli” è un racconto che parte da una storia vera, quella di Lilli, coautrice del libro, bambina italiana di mamma cattolica e papà ebreo, che ha vissuto la sua infanzia nel buio periodo delle leggi razziali. Costretta a nascondersi con alcuni parenti in casa di amici come una piccola Anna Frank, Lilli attraversa la vita di tutti i giorni, raccontando la sua storia con gli occhi di una bambina che non può uscire né per giocare né per andare a scuola, e che aspetta il suo papà che “lavora lontano”, senza sapere che in realtà è stato deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. Una storia drammatica, che nel libro viene narrata con parole adatte anche ai ragazzi e intervallata con piccoli sogni: ciò che resta a Lilli per riuscire a incontrare ancora il suo papà.

Durante il periodo dell’iniziativa presso la Scuola Secondaria di Primo grado (Scuola Media “Alessandro Volta”) di Gazzada Schianno verrà allestita la mostra di tutti i disegni che illustrano il libro “Il sogno di Lilli”, gentilmente messi a disposizione dall’editore.

 

25 gennaio 2013
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Un commento a “La Casa di Nando ricorda la Shoah con Franco Giannantoni

  1. Valeria il 27 gennaio 2013, ore 17:09

    Finalmente un’iniziativa che ricoarda tutte le vittime, come è giusto che sia, e non solo quelle nei campi di concentramento. Però c’è una mancanza, tra le tante, che è anche collegata agli ebrei uccisi nei campi di concentramento: i palestinesi, che da più di 60 anni vengono perseguitati, uccisi dal governo israeliano..,Si tratta di una pulizia etnica, lenta, lunga e silenziosa..che viene raccontata dallo storico israeliano Ilan Pappè nel suo libro: “la pulizia etnica della Palestina” una lettura da affiancare a Primo Levi, in questa giornata di memoria..di memorie, per essera a fianco di tutte le vittime..di ieri e di oggi..senza distinzioni di alcun tipo.

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