Varese

Topi d’appartamento a Varese, allevatori di bestiame in Albania

arresti-mafia-PalermoI Carabinieri del Reparto Operativo di Varese, al termine di una complessa attività d’indagine coordinata dal Sostiuto Procuratore Sabrina Ditaranto della Procura della Repubblica di Varese, hanno sgominato un gruppo criminale di stranieri dediti ai furti in abitazione tra Lombardia e Piemonte. Tre i fermi eseguiti alle prime luci dell’alba nei confronti di due persone di origine albanese, irregolari e senza fissa dimora, Nikolin Deda, 39enne, e Arben Paloka, 31enne, per “furto aggravato in abitazione in concorso e ricettazione” nonché di un Rom di origine polacca Jozef Lakatosz, 41enne, che dovrà rispondere solo di “ricettazione”.

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Varese hanno effettuato prolungati servizi di pedinamento e studiato i movimenti della banda nell’arco di diversi mesi arrivando a imputare al gruppo la commissione di 30 furti in abitazione, perpetrati quasi tutti approfittando dell’assenza dei proprietari nel corso del tardo pomeriggio. Le indagini hanno preso spunto dall’esame dei fotogrammi relativi al furto perpetrato ai danni della ditta “G. Candiani srl” di Tradate, dove, la notte dell’11 ottobre era stata asportata una cassaforte contenente 600 euro in contanti e un computer portatile. I Carabinieri di Varese riconoscevano il Deda quale uno degli autori del furto poiché già noto alle forze dell’ordine per numerosi precedenti di polizia per furto, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale.

Avevano così inizio una serie di servizi di controllo straordinario del territorio effettuato mediante pattuglie con personale in uniforme e anche in abiti civili per tendere una rete che permettesse l’individuazione dello stesso poiché senza fissa dimora. Proprio uno di questi permetteva di rintracciare anche il ricettatore proveniente da un campo nomadi del novarese che, fermato dai Carabinieri nel mese di dicembre a Castellanza, unitamente alla propria convivente L.T., 38enne Rom, deferita nella circostanza in stato di libertà per ricettazione poiché occultava indosso numerosi oggetti in oro, bottino di alcuni furti perpetrati dagli albanesi.

Gli approfondimenti investigativi portavano a scoprire che il Deda aveva una relazione sentimentale con una cittadina ucraina residente a Legnano, dalla quale aveva avuto anche un figlioletto e che condivideva l’appartamento con il suo connazionale Paloka. La successiva individuazione dei veicolo in uso ai due albanesi permetteva di dare una svolte decisiva alle indagini nel corso delle quali, emergeva chiaramente pche l’attività principale di Deda e Paloka sul territorio era la commissione di furti all’interno di abitazioni delle province di Varese, Como e Milano.

Il canovaccio seguito dalla banda era sempre il medesimo: Deda e Paloka quasi tutte le sere, tra le ore 16.45 e le ore 17  uscivano a piedi dall’abitazione di Legnano, completamente vestiti di scuro e raggiungevano l’autovettura a loro in uso parcheggiato poco distante e con questa si dirigevano nelle zone in cui intendevano perpetrare i furti.

Giunti nel paese d’interesse, parcheggiavano l’autovettura nelle vie adiacenti alle abitazioni da colpire, in zone ove si trovavano in sosta anche altri veicoli in modo da rendere l’auto meno individuabile e ritrovarla così dopo il furto per riutilizzarla per la fuga. Successivamente a piedi, si dirigevano verso l’abitazione da derubare e, con un trapano e altri attrezzi nella loro disponibilità, praticavano un foro nel battente della finestra, entrando così all’interno dell’abitazione. Il “rituale” si ripeteva ogni sera, commettendo o almeno tentando di commettere due o tre furti, per poi, tra le ore 19 e le 20, rincasare.

Molto ben organizzata è risultata, altresì, la successiva ricettazione dei proventi furtivi, nonché il riciclaggio del denaro ottenuto: infatti, una o due volte alla settimana, i due albanesi prendevano contatti con una coppia di Rom di etnia polacca domiciliati presso il campo nomadi di Novara, identificati in Jozef Lakatosz e nella compagna, allo scopo di ricettare la refurtiva. In seguito, dopo aver incassato il guadagno relativo alla vendita della refurtiva, Deda e Paloka, con la complicità della compagna di Deda (l’unica ad essere in regola con i documenti di soggiorno) inviavano – via Money Transfer – parte del denaro in Albania ove questo veniva reinvestito in attività lecite: recentemente infatti, hanno acquisito un allevamento di circa 100 mucche, mentre erano in corso le trattative per l’acquisto di un cascinale da ristrutturare.

Oltre alla estrema rapidità d’azione dei due e alla complessa funzionalità del gruppo criminale nel suo insieme, è emersa dalle indagini la “professionalità” nella commissione dei furti, considerati quale vera e propria attività lavorativa, come peraltro emerso nel corso di alcune conversazioni telefoniche avvenute tra loro o con parenti in Albania. Gli elementi investigativi raccolti hanno consentito finora di ricondurre alle responsabilità del sodalizio, oltre a quello perpetrato presso la ditta “G. Candiani srl” di Tradate, ulteriori 30 furti circa, commessi tra dicembre 2012 e gennaio 2013.

Nel corso delle perquisizioni domiciliari effettuate contestualmente alla esecuzione dei fermi emessi dall’Autorità giudiziaria di Varese, è stata rinvenuta numerosa refurtiva consistente in monili in oro, denaro contante per circa 7500 euro ed oggetti vari; il tutto verrà restituito nei prossimi giorni ai legittimi proprietari, che verranno interpellati direttamente dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Varese.

 

23 gennaio 2013
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