Varese

La Fondazione Comunitaria sostiene tre progetti scientifici

I partecipanti alla conferenza stampa alla sede della Fondazione Comunitaria a Varese

I partecipanti alla conferenza stampa alla sede della Fondazione Comunitaria a Varese

Sono stati presentati questa mattina tre progetti di ampio valore scientifico-sociale che vengono sostenuti dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus. La presentazione, avvenuta presso la sede della Fondazione a Varese, è stata introdotta da Carlo Massironi, Segretario Generale della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus, che ha illustrato il settore di intervento “Ricerca scientifica e tecnologica” che dal 2002 ha visto lo stanziamento di contributi per alcuni milioni di euro a sostegno di centinaia di progetti nell’ambito di Bandi con fondi territoriali di Fondazione Cariplo, “Fuori Bando” e Borse di ricerca rivolti ad Università, Fondazioni di Ricerca e Istituzioni. Anche in questo contesto sono stati numerosi i giovani medici e laureati che hanno potuto specializzarsi in varie discipline medico-scientifiche in Italia e nei migliori Centri di Ricerca ed Università del mondo.

Alla conferenza stampa, a cui hanno preso parte operatori dei media locali, sono intervenuti Adele Patrini Presidente “C.A.O.S. Onlus”, Nicoletta Ferloni, rappresentante di “Varese per l’oncologia”, la dottoressa Colette Gallotti Psicologa Clinica dedicata presso l’Azienda Ospedaliera di Varese, il professor Giovanni Bernardini, Direttore Dipartimento Biotecnologie e Scienze della Vita dell’ Università degli Studi dell’Insubria, il professor Luigi Valdatta, Direttore U.O. di Chirurgia Plastica Ricostruttiva dell’Azienda Ospedaliera di Varese, il professor Mario Cherubino, Dirigente Medico U.O. di Chirurgia Plastica Ricostruttiva dell’Azienda Ospedaliera di Varese, la professoressa Francesca Angela Rovera, Chirurgo Senologo U.O. di Chirurgia Prima dell’Azienda Ospedaliera di Varese e Direttore del Centro di ricerche in Senologia dell’Università degli Studi dell’Insubria, il professor Roberto Accolla, Direttore della Cattedra di Patologia Generale e di Immunologia Dipartimento di Scienze Chirurgiche e Morfologiche dell’ Università degli Studi dell’Insubria.

La conclusione di questo importante e proficuo incontro che ha consentito di presentare progetti di eccellenza in provincia di Varese è stata affidata a Giovanna Scienza, Medico e Consigliere della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus.

Ecco i tre progetti sostenuti dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto:

Le parole che curano

L’intervento integrato di supporto psico-sociale alla donna con carcinoma mammario, alle persone affette da cancro ed alle loro famiglie. Il progetto è stato presentato dall’Associazione C.A.O.S. onlus Varese, presieduta da Adele Patrini e dall’Associazione Varese per l’Oncologia, presieduta da Gianni Spartà. L’accoglienza, la comunicazione e la relazione rappresentano un momento strategico inteso come cardine della qualità di cura del paziente oncologico e della sua famiglia. Le conseguenze psico-sociali dovute all’impatto con la malattia neoplastica e con i trattamenti sono numerose, frequenti e devastanti. Il progetto, coordinato dalla Psicologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera Polo Universitario Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese ( Direttore Professor Marco Bellani) consiste nello strutturare ed offrire interventi di supporto psico-sociali integrati alle donne con carcinoma mammario ed ai loro familiari, afferenti al Centro di Senologia della medesima Azienda Ospedaliera, ed alle persone affette da cancro afferenti all’Unità Operativa di Oncologia Medica della stessa Azienda, diretta dalla Dottoressa Graziella Pinotti. Per intervento psico-sociale si intende quello svolto, in modo sinergico, dalla specialista in psicologia clinica Dottoressa Colette Gallotti e dai volontari appositamente formati . Molteplici sono le figure coinvolte: dall’equipe multidisciplinare, agli infermieri, ai tecnici, ai volontari formati , ai cittadini.

L’utilizzo delle cellule staminali da tessuto adiposo nella rigenerazione dei tessuti molli

Si tratta di un progetto che fa riferimento ad Università dell’Insubria e Azienda Ospedaliera di Varese. La ricostruzione dei tessuti molli è una sfida costante che interessa un’ampia gamma di pazienti: da coloro che hanno ricevuto trattamenti oncologici, sui quali ci troviamo principalmente coinvolti, a pazienti con gravi malformazioni in seguito ad incidenti o malattie degenerative. La ricerca e la continuazione della nostra esperienza di collaborazione con l’Università di Pittsburgh, dove per mantenere gli stessi elevati standard qualitativi, abbiamo creato una sinergia tra diversi enti dell’Università dell’Insubria, la Chirurgia Plastica ed il Dipartimento di Biologia, oggi riunite in un unico e innovativo Dipartimento (Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita) . Da questa collaborazione è nato un laboratorio dove è possibile coltivare e differenziare le cellule staminali prelevate dal tessuto adiposo di donatori adulti. Queste cellule hanno la potenzialità di replicarsi e differenziarsi in varie linee cellulari permettendo la realizzazione di una miscela di cellule e supporto ( definito “scaffold”) con il quale rigenerare, e non piu’ riparare, i tessuti e, speriamo in un futuro, gli organi mancanti

Nuove strategie di vaccinazione tumorale e di immunoterapia, finalizzate a direzionare e potenziare l’attività dei linfociti CD4+ contro le cellule tumorali

Il progetto, presentato dal centro di Ricerche in Senologia in collaborazione con la Cattedra di Patologia Generale dell’Università dell’Insubria, ha come obiettivo finale quello di mettere a punto nuove strategie di diagnostica precoce, di utilizzo di nuovi marcatori prognostici e finalmente di prevenzione del tumore della mammella basati sulla vaccinazione e quindi sulla risposta immunitaria dell’ospite contro il tumore. Al centro dell’interesse del progetto è lo studio dell’espressione delle molecole di istocompatibilità HLA di classe II che in situazione fisiologica servono come recettori per il legame con gli antigeni che in questo modo possono essere visti dalle cellule T CD4+ del sistema immunitario e innescare le risposte di difesa dell’ospite. Normalmente le cellule tumorali della mammella non esprimono tali molecole, però alcuni studi hanno suggerito che se lo fanno, la prognosi del tumore è migliore. Nel nostro istituto abbiamo messo a punto dei sistemi di trasformazione genica delle cellule tumorali con un gene che controlla l’espressione di tutte le molecole HLA di classe II da noi scoperto. Nei modelli sperimentali animali, tale trasformazione ha prodotto un rigetto del tumore mammario trapiantato in topi sani con conseguente acquisizione di immunità specifica capace di rigettare un secondo trapianto del tumore. In sintesi abbiamo “vaccinato” gli animali contro il tumore mammario esattamente come si vaccina un individuo contro un agente infettivo. La nostra speranza e di estendere adesso tali studi all’uomo.

 

 

23 gennaio 2013
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