Varese

Giannatoni e Paolucci: cambiate la targa su Calogero Marrone

Lo storico varesino Franco Giannantoni

Lo storico varesino Franco Giannantoni

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di Franco Giannantoni e Ibio Paolucci, autori di un indimenticabile volume dedicato al dirigente del Comune di Varese, Calogero Marrone, proclamato “Giusto tra le Nazioni”. Una lettera che fa il punto sulla questione Marrone e che propone di realizzare iniziative all’altezza di questo prestigioso riconoscimento:

 

Prendiamo atto con grande soddisfazione delle dichiarazioni del Sindaco di Varese avvocato Attilio Fontana disponibile a organizzare a Palazzo Estense, luogo maggiormente deputato, la cerimonia di consegna ai familiari di Calogero Marrone del diploma e della medaglia di “Giusto fra le Nazioni” recentemente decise dalla Commissione del Museo dell’Olocausto di Gerusalemme.

La svolta decisiva nella complessa istruttoria è giunta dopo il viaggio di Stato compiuto a Gerusalemme a Yad Vashem lo scorso ottobre dal Ministro della Giustizia avvocato Paola Severino, dal Sottosegretario di Stato professor Salvatore Mazzamuto e dal capo della Segreteria, il magistrato dottor Francesco Patrone come risulta nella lettera del direttore di Yad Vashem Irena Steinfeldt all’ambasciatore d’Italia a Tel Aviv Francesco Maria Talò del 20 dicembre 2012 e, per conoscenza a chi scrive, alla signora Elda Velia Brusa Pasqué, a Quinto Bonazzola, alla direttrice del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano dottoressa Liliana Picciotto, alla dottoressa Iael Nidam-Orvieto, della Commissione per la Designazione dei “Giusti fra le Nazioni” e all’Ambasciatore di Israele a Roma Livia Link Sono coloro che a diverso titoli si sono prodigati per raggiungere lo scopo.

La lunga attesa di una richiesta avviata nel 2003, per nostra iniziativa, con l’affannosa, difficile ricerca dei testimoni “beneficati” da Marrone ancora in vita, l’ingegner Renzo Russi, la sorella professoressa Rosanna Russi (nel frattempo scomparsi), la professoressa Laura Pizzo Centonze, uniti ai testimoni “esterni” che collaborarono in diversa misura con Marrone, il partigiano gappista Quinto Bonazzola e la professoressa Elda Velia Brusa Pasqué che avevano reso le testimonianze giurate davanti al notaio dottor Volpe di Varese e, in un caso, al Rabbino di Milano dottor Laras, è terminata.

Il nostro obiettivo è stato raggiunto. Siamo felici e orgogliosi. Non nascondiamo che avevamo negli ultimi tempi perso ogni speranza. Gli ostacoli testimoniali (ne erano stati richiesti in numero maggiore ai cinque presentati e purtroppo non se ne sono aggiunti) apparivano infatti insormontabili.

Ora, dopo 70 anni di assenza, la figura nobile e generosa dell’allora Capo dell’Ufficio Anagrafe e Affari Civili del Comune di Varese rientra a pieno titolo in quel Palazzo Estense da cui un Podestà fascista, l’avvocato Domenico Castelletti e alcuni ufficiali nazisti guidati dal Commissario della Polizia di Frontiera Werner Knop lo trassero, per poi arrestarlo, detenerlo con violenza nelle loro galere e deportarlo nel campo di sterminio di Dachau dove il 15 febbraio 1945, “all’alba della libertà”, assistito da un gruppo di sacerdoti polacchi e dal cappuccino milanese padre Giannantonio Agosti, si spense per stenti.

Con rispetto e misura, senza intenti provocatori, ora che l’appuntamento più significativo si avvicina, se Varese deve essere fiera di questo suo “figlio adottivo” e se, come afferma il sindaco Fontana, il riconoscimento arricchisce l’intera collettività, come crediamo sia vero, dovrebbero essere, a nostro parere, prese con sufficiente rapidità due iniziative che cancellino alcune insopportabili ombre.

Primo: sia trovata una sede più degna per onorare tanto Italiano in luogo del “giardinetto” dietro il Liceo Musicale, senza numeri civici, un sito nascosto, ignorato dai più. Crediamo si possa e si debba fare di fronte alla rilevanza dell’evento, ad esempio, con un gesto nobile e alto.

Proponiamo la sostituzione- con una decisione di alto significato civile e democratico- della via dedicata, in Zona Città Studi, al torinese padre Reginaldo Giuliani, fanatico fascista, ex ardito del Piave, cappellano militare nella atroce guerra d’aggressione d’Etiopia, morto sul Tembien, che amava benedire “per Cristo e per la Patria” le truppe che si apprestavano ad incendiare villaggi “nemici”, le chiese copte e a violarne le proprietà. La parola d’ordine era: “Dobbiamo vincere! Il Duce vuole così”, “Africa o morte!”. (cfr. Angelo Del Boca, Gli Italiani in Africa Orientale. La conquista dell’Impero, Laterza 1979, pp. 537/540).

Secondo: sia completamente riformulato il testo del piccolo cartello indicatore in marmo del “giardinetto Cagna” da cui è impossibile capire chi sia stato Calogero Marrone, cosa abbia fatto, chi aiutò, chi lo abbia arrestato e in che circostanze. La targa appare anonima, storicamente fragile, in parte erronea, quasi si volesse sfuggire alla realtà. A conferma di ciò, mai sono state usate le parole, ebreo, antifascista, nazista o fascista repubblichino, la vera essenza del martirio.

Ci permettiamo di offrire in lettura nella sua interezza la scritta esistente con indicate fra parentesi le nostre osservazioni critiche che, se inserite, offrirebbero un autentico quadro dei fatti

“Favara, 12 maggio 1889-Dachau (nota degli autori: campo di sterminio di…) 15 febbraio 1945.

CALOGERO MARRONE

“GIUSTO FRA I GIUSTI” (nda: qualifica non ufficiale, inesistente, ignota, da sostituire ora con “Giusto fra le Nazioni”) Capo Ufficio Anagrafe del Comune di Varese offrì aiuto e sostegno a centinaia di fratelli (nda: chi? ebrei e antifascisti) perseguitati dalla tirannide (nda: quale? Nazifascista). Tradito (nda: sul luogo di lavoro), arrestato (nda: da chi? Dai nazifascisti) e deportato morì in un campo di concentramento tedesco (nda: campo di sterminio) senza mai abbandonare la propria dirittura morale e la propria dignità. La Città di Varese memore e deferente lo onora” (nda: manca la data dell’affissione).

Confidiamo in un testo della targa degna dell’uomo e del suo sacrificio. Confidiamo che appaiano le parole fascista e nazista, responsabili, le loro ideologie, della tragedia. Confidiamo che appaia la parola “Ebrei”.

Proponiamo, ad esempio, il seguente testo:

CALOGERO MARRONE

“GIUSTO FRA LE NAZIONI”

(FAVARA 1889-CAMPO DI STERMINIO DI DACHAU 1945)

Capo dell’Ufficio Anagrafe e Affari civili del Comune di Varese, aiutò gli ebrei e gli antifascisti distribuendo centinaia di documenti d’identità in bianco, contribuendo alla loro salvezza. radito sul posto di lavoro, denunciato dal Podestà avvocato Domenico Castelletti al Comando tedesco di Frontiera il 31 dicembre 1943, fu arrestato il 7 gennaio 1944 nella sua abitazione. Dopo un lungo calvario nelle carceri di Varese, di Como, di San Vittore e nel campo “di smistamento e di polizia” di Bolzano-Gries, fu deportato a Dachau dove morì il 15 febbraio 1945.

Varese ne onora la memoria.

Varese, 15 febbraio 2013.

 

Grazie dell’ospitalità e cordiali saluti.

Franco Giannantoni e Ibio Paolucci

 

 

20 gennaio 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA

2 commenti a “Giannatoni e Paolucci: cambiate la targa su Calogero Marrone

  1. ombretta diaferia il 21 gennaio 2013, ore 10:42

    grazie maestro di memoria!

    quando le parole cominceranno ad essere impiegate con conoscenza, senza retorica e per delineare chi “ha agito” per il prossimo suo, malgrado le vessazioni, che non piegarono il “giusto fra le nazioni”, torneremo ad essere una vera culla di civiltà e di pace.
    queste sono le rivoluzioni culturali che Varese attende!

  2. Protassio Virtussio il 21 gennaio 2013, ore 11:22

    Condivido totalmente l’iniziativae, soprattutto, l’esigenza di dire le cose come stanno, ricordando ai cittadini di Varese chi fu tra i giusti e chi fu tra i vili. C’è infatti chi ha pagato con la vita la coerenza con le proprie idee e non ha tradito la propria coscienza e c’è chi ha tradito. Allora come oggi. Viste le recenti e, amio avviso, criticabili iniziative dell’amministrazione comunale di Varese, ben venga l’occasione per ricordare ciò che fu e non ciò che alcuno vorrebbero fosse stato

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