Lettere

L’Italia e la finanza globale

Inutile farsi illusioni, il nostro paese non si risolleverà. La “crisi”, come tutti hanno capito, è strutturale, di sistema. Siamo nel mercato globale, nessuno avrà mai convenienza a farci fallire, siamo nelle mani della finanza internazionale che ci terrà sempre sulla corda per succhiarci il sangue lentamente, facendoci ogni tanto una trasfusioncella di denaro

per rimpinguare le casse delle banche e dei finanzieri d’assalto e permetterci di tirare avanti ancora per un po’, annaspando coll’acqua alla gola in uno stagno melmoso senza mai lasciarci affondare del tutto.

Il lavoro continuerà a mancare, e sarà trasferito nei paesi del terzo mondo che tra poco, se non lo è già diventato, diventerà il primo. Nessuno investirà più in Italia, dove i costi di produzione e le tasse sono troppo elevate, la burocrazia impera, la politica ingrassa e la Giustizia langue. I più ricchi grazie alla finanza, più o meno creativa, si arricchiranno sempre di più, mentre tutti gli altri continueranno a impoverirsi, i consumi diminuiranno, di qui il calo progressivo del PIL e la diminuzione delle entrate, che si cercherà di contrastare con l’aumento ulteriore della tassazione, diretta e indiretta, per contenere l’aumento (inevitabile) del debito pubblico, mantenuto ad arte per mungere corposi interessi da parte delle banche e dei detentori dei titolo di stato (in buona parte stranieri).

Questo lo scenario che si prospetta per il prossimo decennio. Non c’è santo che tenga, che possa con qualche miracolo far invertire la rotta. I nostri destini non sono più nelle nostre mani ma in quelle di altri, che governano la finanza globale e muovono dove vogliono i capitali privilegiando quei paesi dove il reddito è maggiore a causa di molteplici fattori, in sintesi: basso costo del lavoro (per lo sfruttamento delle masse) e dell’energia, indifferenza ai problemi della sicurezza e dell’inquinamento ambientale e bassa o nulla pressione fiscale. La politica non conta più nulla, anzi o è succube della finanza o concorre più o meno consapevolmente con essa a perpetrare il disastro.  Non ha compreso, o meglio solo pochi hanno compreso, la gravità della situazione.

Non ci sono soldi per favorire la ripresa dell’economia e del lavoro, si continua a salassare con tasse e balzelli il popolo italiano, mentre si continuano a trovare i soldi per finanziare opere faraoniche inutili, si dice per creare lavoro ma in realtà per aumentare le entrate di pochi, della politica (partiti e loro entourages) e del capitale finanziario, infischiandosi del resto della società, lasciata a vivacchiare alla meno peggio. Conseguenza: una crème di ricchi, ed una massa di barboni! Che non si rialzeranno mai. Perché una spirale diabolica li risucchia e li fa girare come trottole in un gorgo vorticoso e perverso. Li si lascia accedere all’istruzione superiore per giustificare la presenza, ed i guadagni, di baronie e potentati accademici, tenuti saldamente nelle mani di oligarchie ristrette in sintonia con la politica, e poi li si manda allo sbaraglio in una società in recessione che non potrà mai assicurare loro una occupazione confacente ai titoli di studio acquisiti. La cultura e la ricerca continueranno ad essere umiliate e strozzate, i cervelli  migliori e i più intraprendenti continueranno ad emigrare, ed il paese si impoverirà ulteriormente anche dal punto di vista delle risorse umane e intellettuali.  Peggio di così! Altro che futuro per i giovani!

Come mai in un paese come gli U.S.A. tutto ciò non avviene? La meritocrazia impera e la ricerca pure, anche se il debito pubblico è notevolissimo? E come mai in precedenza l’Italia, nonostante il debito pubblico sempre elevato, non soffriva come soffre oggi e l’occupazione era assicurata pressoché a tutti ?  E come mai tutti questi problemi sono emersi solo dopo l’entrata nell’EURO e nel mercato globale ?

Mi sembra lo spieghino bene quegli economisti del gruppo “m e m t” (Mosler economics modern money theory for public purpose) che individuano nell’entrata nella moneta unica europea e nella perdita di parte della sovranità nazionale, sopratutto nel campo monetario e finanziario, il declino e il progressivo impoverimento di alcuni paesi dell’U.E., i cosiddetti PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna).

Ritornare indietro, cioè migliorare la situazione presente è possibile? Forse sì, se si riusciranno a riprenderci i nostri destini nelle nostre mani. Nelle condizioni attuali è un’utopia far rientrare o creare lavoro in Italia, perché come abbiamo visto ne mancano i presupposti. Non ci sono allora che due alternative: o uniformare nella Unione Europea le politiche economiche e fiscali, sociali e del Lavoro e le norme della Giustizia, rinunciando tutti gli Stati membri a gran parte delle loro “sovranità nazionali”, cioè instaurare regole uguali per tutti, oppure – se tutto ciò non sarà possibile – riprenderci completamente la nostra “sovranità nazionale” e tornare alla valuta nazionale, la LIRA, per sottrarci al perfida dipendenza e al controllo della finanza internazionale. Certo che per far ciò si incontreranno fortissime resistenze, perché alla finanza ed alla speculazione internazionale conviene continuare così: mantenerci nell’Eurozona e continuare a mungerci!  Personalmente non vedo altre vie d’uscita se vogliamo che il nostro paese non continui a sprofondare verso la recessione e il terzo mondo. Le mezze misure non servono, non hanno mai risolto i problemi. L’unione monetaria senza l’unione politica per noi, come per altri, è stata un fallimento, dobbiamo doverosamente ammetterlo. L’abbiamo sperimentata e ne abbiamo visto le conseguenze, per noi negative: la recessione e l’impoverimento del nostro paese, mentre altri si sono arricchiti.

Chiediamo ai Partiti che si presentano alle prossime elezioni politiche quali misure intendono adottare nel campo dell’economia, della finanza e del Lavoro: continuare ad annaspare nello stagno come ora o sganciarsi dall’Euro e riprendere il volo ?

Giovanni Dotti

8 gennaio 2013
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