Varese

A Varese un Presepe Vivente omaggio al grande cinema europeo

Il momento finale del Presepe Vivente

Il momento finale del Presepe Vivente

Conferma sempre il suo fascino, il Presepe Vivente, che si è svolto a Varese in piazza San Vittore e nelle vie adiacenti. Giunto alla sua tredicesima edizione, la sacra rappresentazione dedicata alla Natività sul sagrato della basilica, con la regia di Andrea Chiodi, è stata preceduta, come ogni anno, dal villaggio in cui alcune centinaia di ragazzi del gruppo scout Aggs hanno svolto i ruoli di panettieri, mugnai, pescatori, allevatori di bestiame. Un villaggio di più ridotte dimensioni rispetto agli anni precedenti, senza installazioni in piazza Canonica. Forse gli effetti della crisi.

Ma certamente il cuore della manifestazione è stato quello della Natività, che quest’anno aveva per titolo “Egli si è mostrato”. Questa volta gli elementi scenici non si limitavano al consueto palco realizzato lungo la facciata della basilica, ma proseguiva sui due lati della piazza. Non solo: il lungo palco a ferro di cavallo, che vedeva al centro le file di sedie, era tutto coperto di vera erba, percorso verde sul quale si muovevano 250 figuranti. Lungo la basilica, interrotta dal portone, una fila di 12, misteriose altalene (perchè proprio 12: gli apostoli, i mesi dell’anno?), dondolanti al soffio del gelido inverno varesino. Al battere delle 17, la piazza si è oscurata e ha preso vita, offrendo ai varesini una Natività diversa dal passato, più affascinante e nuova.

Tutto inizia con un tamburino che, da solo sul palco, chiama a raccolta i pastori perchè annuncia loro che sarà raccontata una vicenda antica e sempre attuale. Una figura di bambino, che si muove con impaccio in un esagerato cappotto, e pare evocare il protagonista del film tredesco Il tamburo di latta diretto da Volker Schlöndorff, ispirato al romanzo di Grass. Ondate successive di bambini riempiono il palco, pastori che saranno spettatori e protagonisti del grande evento. Un pastore adulto, impersonato da Matteo Bonanni,  ricorda, accanto al tamburino, i fatti miracolosi che accaddero sotto le stelle. E qui la prima scelta forte del regista e della drammaturga Angela Demattè: noi assistiamo agli eventi della vita di Maria (proposta da una statuaria Francesca Porrini), dall’annunciazione all’incontro con Elisabetta incinta (interpretata dalla brava Stefania Pepe). E un coro di voci femminili, che si scorge all’apertura del portone della basilica, che appare immersa in una sciabolata di luce che filtra dall’interno della basilica, accompagna salmodiando la vicenda di Maria che si avvicina alla Natività. Una scelta che ha reso il racconto essenziale e diretto, seppur parziale, certamente di forte impatto.

E, ancora una volta, lo spettatore è colpito da un richiamo al grande cinema europeo, quasi una citazione. Entrano in scena piccoli angeli con palloncini bianchi, che vengono liberati nel cielo di Varese, e si perdono oltre il Bernascone. Le creature alate salgono sulle altalene, e si dondolano, ricordando le sequenze di Wenders e del suo “Cielo sopra Berlino”, quando l’angelico Damiel ammira l’acrobata sull’altalena nel miserabile circo Alekan. Un ricordo rafforzato, in piazza San Vittore, da un basso continuo in sottofondo, creato da Ferdinando Baroffio. Molto wendersiano. Momenti che conducono alla Natività, accennata per qualche minuto da Giuseppe e Maria, che tiene in braccio un neonato (per la cronaca, Agnese, 3 mesi, seconda figlia del regista). Poi tutto si annulla, il palco resta vuoto, le luci si spengono e il tamburino si congeda dal puubblico e fugge via.

Un Presepe Vivente che, davanti a circa 2000 spettatori, si rinnova, palpita di sequenze cinematografiche che appaiono un omaggio al grande cinema europeo. Una scelta interessante, quella di Chiodi, che alla ricerca di elementi di innovazione da innestare, si rivolge ad una contaminazione con il cinema, rendendo la rappresentazione meno folcloristica e più raffinata. Insomma, fuori i cavalli e dentro Wenders, a rimarcare il fatto che la stagione Tra Sacro e Sacromonte, di cui il Presepe Vivente è messa in scena di chiusura, può essere criticata, può sollevare perplessità e polemiche, ma di certo non si arresta. Cammina, cammina, alla ricerca di nuove proposte e di nuove sfide.

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22 dicembre 2012
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3 commenti a “A Varese un Presepe Vivente omaggio al grande cinema europeo

  1. Robert Paulson il 22 dicembre 2012, ore 15:10

    insomma… dalle foto più che il cielo sopra berlino ricorda l’armata brancaleone

  2. a.g. il 22 dicembre 2012, ore 17:13

    de gustibus…

  3. Sandro Locatelli il 24 dicembre 2012, ore 16:58

    Si de gustibus … non mi è sembrato molto bello, ma nel deserto varesino come sempre qualunque proposta può sembrare eccezionale, anche la più modesta.

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