Lettere

I partiti e gli avventurieri

Come mai da circa 20 anni i partiti “storici” sono sempre meno votati, mentre sono prepotentemente avanzati sulla scena politica alcuni partiti nati dal nulla, senza storia e senza tradizione, confezionati a tavolino da persone molto intelligenti ed astute mosse unicamente da una smisurata ambizione e/o dall’interesse personale? 

Nuovi partiti, fondati da capi-padroni che li tengono sotto ferreo controllo, obbedienti ad ogni loro comando?  Come tutto ciò si è potuto verificare? Come si spiega che la nostra democrazia sia potuta cadere così in basso?

Se non cerchiamo di dare risposte oneste e sincere a queste domande e non cerchiamo di capirne le cause, continueranno a spuntare sempre nuovi partiti che ancora illuderanno la gente e riscuoteranno nuovi consensi.  Berlusconi, Bossi, ed ora Grillo ne sono i più fulgidi esempi.

La risposta è semplice e facilmente intuibile: i partiti tradizionali hanno fatto troppo gli affaracci loro e troppo poco gli interessi dei Cittadini che li hanno votati. Questo il popolo l’ha capito da un pezzo e per questo in gran parte ha voltato loro le spalle. Ma essi sembrano ignorarlo e continuano imperterriti su quella strada che li ha portati o li sta portando alla rovina. E, allontanandosi sempre più dal popolo, hanno aperto la strada a facinorosi millantatori ed a pericolosi “estremisti” (altro che “moderati”! come ci vogliono far credere) che con false promesse hanno abbindolato e irretito le masse, carpendo la loro fiducia ed usando il loro voto a proprio esclusivo vantaggio. Ne vediamo e ne subiamo tuttora le conseguenze nefaste.

Se i partiti “storici” vogliono recuperare quelle parti della società che tradizionalmente sono a loro vicine, in una dialettica civile e democratica, devono anzitutto cercare di interpretare le istanze che da esse provengono, ridurre le distanze e consentire un dialogo permanente tra vertici e base, tra rappresentanti nelle Istituzioni e popolo, tra eletti ed elettori. Questo fortunatamente sta cominciando a verificarsi in certi Partiti (come nel P.D. con le Primarie) ma non mi sembra ancora sufficiente.

Da parte mia suggerirei – interpretando il pensiero della stragrande maggioranza dei Cittadini – anzitutto una drastica sforbiciata ai costi della politica (taglio ai rimborsi elettorali, dimezzamento del  numero dei rappresentanti nelle Istituzioni ad ogni livello, riduzione degli emolumenti agli stessi ed ai nominati nei vari Enti e Società partecipate, taglio alle consulenze esterne, abolizione dei plurincarichi, eliminazione di certe spese folli per opere più utili alla “casta” che alla collettività, ecc..) tanto per cominciare e dare il buon esempio. E poi incisive riforme istituzionali come l’abolizione dei Consigli Provinciali, l’accorpamento di alcune Regioni, dei Comuni più piccoli, ecc. ecc. Sarebbe inoltre utile e doveroso rispondere alle legittime richieste dei Cittadini (ciò che ora non accade) e coinvolgere il popolo nelle decisioni più importanti che interessano la vita quotidiana e il lavoro di milioni di persone introducendo alcuni strumenti di democrazia diretta come i referendum consultivi (senza quorum), ed anche delle “verifiche a metà mandato” dell’operato degli eletti nelle varie Istituzioni Pubbliche.

Solo ripristinando una sana dialettica democratica e riattingendo a quel patrimonio di cultura e di valori che hanno purtroppo in buona parte dimenticato per rincorrere affari e facili guadagni, i partiti “storici” potranno ritornare ad esercitare la nobile funzione di interprete e guida della società e recuperare il consenso perduto.   Altrimenti il Paese continuerà ad essere ancora per un pezzo in balia di avventurieri della politica che inganneranno il popolo blandendolo, per carpirne il consenso, con false promesse e ammansendolo con una “subcultura” televisivo-sportivo-edonistica (panem et circenses) da paese incivile.

Giovanni Dotti

16 dicembre 2012
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