Varese

Primarie Pirellone, a Varese Di Stefano dice “qualcosa di sinistra”

 

Il giornalista Andrea Di Stefano

Ad ampio spettro e con molte ricadute concrete, l’intervento a Varese di Andrea Di Stefano, uno dei tre partecipanti alle primarie di sabato 15 dicembre per essere incoronato candidato del centrosinistra nella corsa verso il Pirellone. Di Stefano è un giornalista, direttore di Valori, la rivista promossa da Banca Etica. Non pienissima, la Sala Montanari questa mattina, forse anche per l’ora dell’incontro (ore 9.30). Con tanti che, da Di Stefano, si attendevano che ”dicesse qualcosa di sinistra”. Il candidato è stato introdotto da Marco Zocchi, Segretario Provinciale di Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra, ed è stato intervistato da Michele Mancino di Varesenews.

Di Stefano è partito dalle grandi infrastrutture cantierizzate o solo sulla carta. Quanto alla terza pista di Malpensa, Di Stefano l’ha definita “totalmente inutile”, dato che “Malpensa non sarà mai un hub, ammazzato da una politica che ha promosso la concorrenza tra gli scali”. E’ poi stato il turno di Pedemontana: “la porterei a termine, ma non con soldi pubblici”. Per quanto riguarda, invece, i cantieri non ancora aperti, “vanno tutti ridiscussi”.

Di Stefano ha rimarcato il concetto di una “white list” (lista bianca) delle imprese, che non serva soltanto a tenere d’occhio eventuali infiltrazioni malavitose, ma consenta di stimolare un’economia più sostenibile. Sul fronte economico, ha continuato il giornalista, “la nostra Regione non +è un’eccellenza, ma è pesantemente colpita dalla crisi”.

Il candidato che correrà alle primarie del centrosinistra, ha affrontato la questione della sanità, il capitolo che, come è noto, assorbe la quota principale del bilancio del Pirellone. Per Di Stefano, “non si può introdurre il mercato nella sanità, non funziona”. E quanto ad un discorso più ampio, “la mano pubblica deve essere presente in economia”. No, ha continuato Di Stefano, alla “dote scuola”: “essa rappresenta un privilegio che riguarda coloro che scelgono la scuola privata, che in questo modo possono farsi rimborsare una parte della retta”. E, comunque, “in primis le risorse devono andare alla scuola pubblica, e non a quella privata”.  Sull’Expo, Di Stefano ha detto che “è una scatola di cemento vuota”.

Il candidato ha affrontato anche lo spinoso tema del che fare, in caso di vittoria, nei confronti della macchina regionalel. Sulla discontinuità rispetto al passato, Di Stefano ha sottolineato che questo è il punto su cui si divide di più da Ambrosoli, più continuista. Chiaro il messaggio di Di Stefano: “vanno chiuse le 12 sedi del Pirellone aperte all’estero, effetto della grandeur formigoniana. Tranne una: quella di Bruxelles, l’unica che può essere davvero utile alla Lombardia”. No ai tagli del personale, semmai riportare le funzioni esternalizzate all’interno. Diverso l’atteggiamento nei confronti dei dirigenti:  ”va mandata a casa la prima linea dei dirigenti del Pirellone”. Tanto più che “31 dirigenti sono di fatto illegittimi, essendo stati assunti senza avere partecipato a regolari concorsi”.

9 dicembre 2012
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Un commento a “Primarie Pirellone, a Varese Di Stefano dice “qualcosa di sinistra”

  1. Cittadinosuperpartes il 10 dicembre 2012, ore 15:06

    Bene le chiusure delle sedi estere, chiusura anche delle sedi distaccate. Cacciare i dirigenti illegittimi, e farsi restituire lo stipendi sino ad ora ricevuto. Pero’ bisogna sfoltire anche il personale impiegatizio in eccedenza che i lombardi sono stufi di pagare il bollo auto per raccimolare lo stipendio di questi fannulloni.

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