Lettere

Cancelliamo la parola “moderati”

Che l’Italia sia un paese di moderati è evidente, altrimenti sarebbe già scoppiata la rivoluzione. Bisogna sgombrare il campo dagli equivoci e chiarire bene il significato delle parole, onde evitare che qualcuno ciurli nel manico, come si suol dire, cioè usi il termine “moderato” invece di quello di “conservatore”, che è un’altra cosa.

Di “moderati” e di “estremisti” (termine che ne è l’antitesi appropriata) ce ne sono in tutti i partiti, sia di destra che di sinistra che di centro, dello schieramento politico attuale: la vera distinzione da farsi è ormai quella tra conservatori e progressisti, cioè tra coloro che vogliono mantenere lo “status quo” (perché gli fa comodo così) e coloro che invece lo vogliono cambiare.

Non lasciamoci perciò irretire da falsi profeti che usano a sproposito il termine “moderati” solo per accalappiare i grulli! Stiamo attenti a non farci nuovamente ingannare dalle parole, come purtroppo già è avvenuto in passato.

Ora il solito “Cavaliere”, che come un “deus ex machina” è ripiombato sulla scena, secondo voi è un “moderato”? Proprio non direi, anzi lui con la sua destra populista, coadiuvata dalla Lega, mi sembra più un “conservatore estremista”, come ogni capopopolo che instaura una dittatura (perché questo è successo in Italia, senza che molti se ne siano resi conto completamente) circondandosi da personaggi succubi e vili, ben remunerati, pronti sempre ad ossequiarlo e ad obbedire ad ogni suo ordine, a votare tutte le sue leggi, ad osannare alle sue gesta.

E quanti a sinistra gli si oppongono sono tutti pericolosi “estremisti”? O non sono piuttosto, almeno la stragrande maggioranza di essi (tra cui mi annovero anch’io),  dei veri “moderati progressisti ”, cioè gente responsabile che ama il proprio Paese e vuole sottrarlo alla invadenza di una destra prepotente, demagogica, avida e senza scrupoli, che l’ha cacciato in un baratro da cui a stento cerca ora di uscire?

Credo che ci troviamo in un momento storico in cui forti decisioni vanno prese, nell’interesse del nostro Paese: che cioè ci si debba schierare da una parte o dall’altra, dalla parte della “conservazione” o da quella della democrazia e del “progresso”.  Il termine “moderati” a mio avviso dovrebbe essere bandito dalla terminologia politica, perché non serve a chiarire ma semmai a  confondere le idee: dovrebbe essere usato solo per definire coloro che intendono portare avanti le proprie proposte con metodi democratici e non rivoluzionari.

Quindi stiamo attenti a non farci fregare un’altra volta dai volponi che usano “pro domo sua” una terminologia impropria, e cerchiamo finalmente di usare bene quello strumento democratico che è il voto, col quale potremo scegliere razionalmente tra il cambiamento o la conservazione.

Giovanni Dotti

9 dicembre 2012
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