Varese

Cazzola: la Varese del futuro? Una città luogo d’incontro

L’architetto Ovidio Cazzola

Che un’altra Varese sia possibile, è un interrogativo, per alcuni addirittura angoscioso. Ma che, alle nostre spalle, ci sia stata un’altra Varese rispetto a quella attuale, be’ su questo non ci sono dubbi. Ce la racconta, con pieno possesso della materia, l’architetto Ovidio Cazzola, nella pubblicazione “Varese: costruire la città. Storia e futuro possibile”. Al di là dei dettagli, delle tante curiosità, dei dati storici e archiettonici, Cazzola dimostra una cosa fondamentale: nel corso della sua storia lo sviluppo di Varese è sempre stato guidato da un’idea. L’idea di cosa Varese voleva essere. Una vocazione, una tensione.

In occasione di una bella serata organizzata dall’associazione culturale varesina Floreat, in collaborazione con Varesevive, rappresentata dal presidente Giuseppe Redaelli, e con l’Ordine provinciale degli Architetti, rappresentato dal presidente Laura Gianetti, Cazzola ha ripercorso – sollecitato dalle domande di Cesare Chiericati – la vicenda varesina è stata attraversata prima da una vocazione turistico-alberghiera, con i grandi edfici di Villa Recalcati, del Palace, dell’Hotel Campo dei Fiori; poi, con il Ventennio, da una vocazione romano-monumentale. Infine, con il dopoguerra, scatta, come dice Cazzola, “il bisogno edificatorio”, che si accompagna ad una deregulation.

Da quel momento, e così ci avviciniamo al nostro presente, una serie di maggioranze politiche si alternano “registrando” le proposte immobiliari, senza pensiero, senza progettualità. Un male che, come si vede, affonda lontano le sue radici. Un male di cui Varese soffre ancora oggi: sintomo evidente, l’assenza di un Pgt, che non viene ancora partorito dalla maggioranza di centrodestra che governa la città.

Quale la Varese che l’architetto Cazzola immagina? Quale la Varese possibile? Per Cazzola, è finora mancata in città una proiezione urbanistica dei valori democratici che si sono enunciati dal dopoguerra ad oggi. Luoghi fondamentali come l’Università, il centro congressuale, l’ospedale, tutto ciò deve iscriversi nel solco di una apertura alla relazione, all’amicizia civica, al confronto tra culture diverse. Luoghi di incontro, come già ipotizzava, nell’ormai lontano 1997, la società Oikos che seguiva il Piano regolatore. Un progetto possibile, secondo Cazzola, a condizione che una serie di soggetti, dalle associazioni culturali ai professionisti, scenda in campo e giochi la partita. Uno spunto di riflessione che potrebbe essere utile ad amministratori piuttosto distanti dal senso pià profondo di un progetto per una città possibile.

4 dicembre 2012
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