Varese

Ascanio Celestini apre la rassegna di Ragtime e fa sold out

Ascanio Celestini sul palco del Teatro Nuovo di Varese

C’era una volta il teatro intelligente. Non civile, di narrazione, politico: “solo” intelligente. Spesso un teatro povero, certamente coraggioso, innovativo, di ricerca. C’era una volta, ma qualche volta c’è ancora, e si ripresenta quasi di nascosto, affidandosi al passaparola, alle telefonate tra amici, agli articoli di bravi giornalisti. E’ accaduto ieri sera, in un Cinema Teatro Nuovo strapieno, da sold out. Lo meritavano spettacolo e attore protagonista: “Discorsi alla nazione”, di e con Ascanio Celestini, apertura della stagione “Gocce di Ragtime” e appuntamento di “Note di scena”, il cartellone promosso da Filmstudio ’90.

Solo in scena, con un microfono e una sedia, qualche rumore fuori scena, qualche spezzone di discorsi storici, Celestini ha raccontato il potere. A parlare i politici, i dittatori, i poteri occulti, i capitani d’industria, gli stereotipi sociali. Tante maschere per raccontare i rapporti di potere, sempre asimmetrici, sempre favorevoli ad alcuni (pochissimi) e sfavorevoli ad altri (la maggioranza). Celestini è popolare per il suo raccontare veloce e implacabile, di cui ha dato prova anche al Nuovo. Tante le maschere del potere e dei suoi ricatti, con la capacità di scavare dentro, con ostinazione, i falsi miti, anche quelli di sinistra.

Cinismo e satira portano Celestini ad esibire una galleria di personaggi che svelano i meccanismi nascosti del dominio, che passa attraverso gli interessi forti ma anche la rassegnata accettazione che un altro mondo non è possibile. Ma nonostante un apparente pessimismo, Celestini non getta la spugna. Nei suoi monologhi c’è l’uomo che guarda i suoi simili come bersagli, c’è l’uomo che uccide persuaso di aiutare le sue vittime che libera da povertà e malattie, c’è il capitalista e il fascio-comunista. C’è tutto questo, ma c’è anche il governo a cui darebbe vita Antonio Gramsci, con un Lucia Uva ministro della giustizia (“perchè ha conosciut0 l’ingiustizia”) e un extracomunitario alla Farnesina. Un empito di utopia positiva che fa volare alto l’attore-autore-regista romano, in un momento dello spettacolo suggestivo ed emozionante.

30 novembre 2012
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi