Varese

Maroni presenta il suo libro a Varese. E rilancia la corsa solitaria

Vittorio Feltri e Roberto Maroni

Una sala gremita ha accolto ieri sera, a Villa Recalcati, il segretario leghista Roberto Maroni, a Varese per presentare il suo libro “Il mio Nord”, con il sottotitolo “Il sogno dei nuovi barbari”. Tutto lo stato maggiore leghista, dal presidente Dario Galli al sindaco Attilio Fontana, ma anche il senatore Rizzi e il segretario provinciale Bianchi, più innumerevoli assessori e consiglieri comunali, erano presenti al decollo della campagna elettorale del segretario che non ha perso occasione per ricordare a tutti – nel caso se ne fossero dimenticati o non se ne fossero accorti – che lui è il candidato del Carroccio alla poltrona più alta del Pirellone.

Una manifestazione che proponeva, al tavolo di Maroni, uno dei giornalisti più popolari ed “aggressivi” del panorama italiano, Vittorio Feltri, che ieri sera a Varese è apparso molto conciliante e benevolo verso l’ex ministro berlusconiano. Un omaggio a “un movimento politico straordinario che ha canmbiato la politica”, si è espresso il segretario, che si è affrettato a rassicurare i presenti che “il patrimonio di valori, ideali, sogni della Lega non è morto ma va reso attuale”. L’attualità consiste, ha proseguito Maroni, in diverse iniziative, come gli Stati generali di Torino con i rappresentanti della imprenditoria, anche se in questo caso Maroni si è dimenticato di ricordare che il principale ospite era Passera, ministro dell’odiatissimo governo Monti. L’attualità consiste nella proposta Anci delle dimissioni in massa dei sindaci. Ma l’attualità principale è senza dubbio la candidatura solitaria al Pirellone.

“Quando sarò governatore”, ripete Maroni, con un sorriso e tra gli applausi dei fans. Sogna, Maroni, di dare vita, dal Pirellone, ad una macroregione con Veneto e Piemonte, “l’idea di un grande personaggio come Miglio” (ma a proposito di Miglio, forse sarebbe il caso di ricordare il giudizio del politologo sul Carroccio, davvero poco benevolo). Dopo la fase “romantica” della secessione, e quella “riformista” dei governi Berlusconi, ora è venuto il tempo della “scelta egemonica” nel Nord.

Ma tanta sicurezza non nasconde, in realtà, una serie infinita di problemi e ostacoli di cui è cosparsa la strada dell’ex ministro verso Palazzo Pirelli. Maroni ne è consapevole, come mostra il suo atteggiamento pacato, ironico, più da leader genericamente moderato che da aggressivo “barbaro sognante”. A partire dal federalismo, un concetto che oggi è scomparso dal dibattito politico. Forse anche a causa del carattere molto equivoco di una parola che spesso sgnifica tutto e il contrario di tutto. Quanto a Maroni, significa rivendicare che il 75% delle risorse restino al Nord e che i “costi standard” della sanità sostituiscano gli sprechi della spesa pubblica. Non manca anche il riferimento all’Europa: “Noi leghisti non siamo contro l’Europa, ma siamo per un’Europa diversa, più federalista, più democratica, più efficiente”.

Ci sono poi i complicati rapporti con il Pdl, lacerato sull’ipotesi di supportare una presidenza leghista al Pirellone e diviso sul candidato alternativo, che non ha risparmiato critiche velenose a Maroni, e che è l’ex sindaco di Milano Albertini. “Ho un rapporto di sincera amicizia con Berlusconi, che è presidente del Milan”, sorride Maroni. Ma, continua l’ex ministro, “è innaturale che noi che siamo all’opposizione alle elezioni politiche stiamo con chi sostiene il governo Monti”. E al Pirellone? “Ho contribuito a governare la Lombardia e voglio continuare questa esperienza”. Tuttavia, nessuno appare entuasiasta, nel centrodestra, nei confronti della candidatura. E, come lui stesso dice con una battuta relativa alla sua disponibilità a primarie di coalizione, “Pdl non pervenuto”. Una candidatura più solitaria che mai.

Una candidatura che parte zoppa, e che non pare al primo posto dell’agenda politica. Soprattutto, senza un forte interlocutore, essendo noto che il Pdl sia in caduta libera di consensi e che sia sempre sull’orlo dell’implosione. Con un Carroccio consapevole della propria debolezza, al punto che Maroni ammette: “la nostra presenza al governo penso che non si ripeterà”. Meglio puntare tutto sulla Regione. Scontrandosi con un candidato autorevole e credibile come Ambrosoli, il figlio dell”eroe borghese’, un tema che Maroni non affronta e mette prudentemente da parte.

29 novembre 2012
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Un commento a “Maroni presenta il suo libro a Varese. E rilancia la corsa solitaria

  1. Ernesto Malnati il 29 novembre 2012, ore 16:01

    Delusione totale!
    Metà della piccola sala occupata dagli “innumerevoli politici” leghisti.
    L’altra metà dalle cariatidi bosine
    Giovani ZERO
    Feltri molle come un fico.
    Dibattito? nessuna domanda.
    Maroni che non chiarisce nulla sulle eventuali alleanze con Berlusconi.
    Quello che si è capito è che, dopo le regionali, se maroni sarà “trombato”, ripenserà agli scranni di Roma. Per controllare da vicino, ovviamente……….

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