Economia

Varese grandi marchi, Daverio: che maliconia pensare al passato

Il critico d’arte Philippe Daverio

Arriva in ritardo, il critico d’arte e divo tv, Philippe Daverio, alle Ville Ponti. La pioggia, il traffico cittadino, problemi di parcheggio alle Ville Ponti in cui un cantiere sta ristrutturando, all’interno di un recinto fatto di legno, Villa Andrea. Ma quando arriva è grande la curiosità di conoscere l’opinione del critico, che ha firmato l’introduzione di un’opera monumentale realizzata dall’Unione industriali della Provincia di Varese, “Varese in the World”, carrellata tutta immagini e colori nella pubblicità delle aziende di casa nostra. Il volume di grande formato è stato curato da Pietro Macchione e Donatella Ferrari.

A intervistare Daverio, nell’auditorium della Villa Napoleonica gremita di spettatori, è il giornalista Gianfranco Fabi. “Creare è creare: ci sono momenti in cui le società sono creative”, esordisce il critico che ha firmato una paginetta del volume. Daverio lo sfoglia, lo guarda con curiosità. “C’ è da provare un po’ di malinconia pensando a quei tempi. Erano davvero bravi”, dice il critico. Un’annotazione che forse appare fuori luogo a Fabi in una sede confindustriale, e dunque si affretta a correggere lo studioso: “Ma bravi lo siamo ancora oggi”.

Daverio non appare tanto convinto, ma procede. Parte da un mondo lontano, quello di inizi Ottocento, quando l’area di Varese era, parola di Philippe, “bucolica”, punto di partenza dell’impetuoso sviluppo imprenditoriale che cambia la nostra provincia. Una trasformazione che si riflette anche nell’arte. “Dall’Ottocento tranquillo e sovrabbondante nel decoro allo stile raffinato del liberty, fino all’estetica forte degli anni Venti, questo territorio registra ricadute molto ampie dello sviluppo in ambito artistico”. Chi viene a costruirsi una villa, racconta Daverio, si porta dietro tante professionalità, architetti, decoratori, persino grafici. “E i marchi più importanti, come la Lazzaroni - continua Daverio -, tirano la volata agli altri. Sì fanno venire un po’ di malinconia”, torna a ripetere Daverio.

Oggi tutto è cambiato sul nostro territorio. “Ora i grandi marchi  legati alle imprese di Stato – penso soprattutto al settore aereo – non sono più percepiti come legati al nostro territorio”, dice Daverio. “No, nel nostro territorio si avverte ancora il legame”, lo corregge ancora Fabi. Poi Daverio si lancia in un lungo ragionamento sull’economia: pochi lavorano in Italia nel prodotto, non più di un 15%. “Certo, qui più che altrove”, sottolinea Daverio. Per lui questo libro ha uno ”scopo etico, da vecchi predicatori”, che è quello di riportare a lavorare nel prodotto. Via dalle concessioni che hanno a che fare con utenti e non con prodotti, via dalle imprese di Stato. Sì ad un ritorno alla manifattura, magari a quella pubblicizzata da grandi designers, che conquistano l’attenzione con poster e pubblicità creativi e colorati.

 

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27 novembre 2012
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