Lettere

Il diavolo arriva all’ospedale

Sabato sera, nell’aula magna dell’Insubria, stupendo concerto di piano a quattro mani organizzato da “Musica in Circolo”. In tanti eravamo lì felici ad ascoltare stupende opere magistralmente suonate, ma il pensiero mio è andato ad ipotizzare quanto stava succedendo in quel momento in Ospedale.

Qualcuno poteva esser là a lottare contro una iperpiressia ribelle. Qualcun altro giaceva in un letto terrorizzato per il futuro perché aveva appena saputo d’essere invaso da metastasi. Un altro stava soffrendo per un violento dolore retro sternale. Qualcun altro era appena giunto malconcio per aver subito un grave incidente. Tutta questa sofferenza era lì alla ricerca di un aiuto e gli addetti stavano cercando di alleviarla e di risolverla.

Tutto questo può avvenire costantemente, con molte altre patologie, nell’Ospedale, che è il nostro Ospedale, quello della nostra città.

Un momento d’arte in simmetria con le finalità dell’Ospedale. Che significato ha tutto questo? Parole appassionate all’inizio del concerto hanno cercato di spiegare, ma non è facile capire.

L’Ospedale è in evoluzione continua, in costante ricerca nel campo della diagnosi, nell’interpretazione dei sintomi e nell’uso delle terapie; praticamente in continuo evolvere verso un modo sempre nuovo di fare medicina, che non tutti, anche gli operatori stessi, talvolta comprendono, impegnati in una costante fatica ad aggiornarsi.

E’ il nostro ospedale di cui noi varesini siamo orgogliosi; orgogliosi e fiduciosi, ed è probabilmente per questo che nel passato chi poteva cercava di migliorarlo col proprio lavoro e con donazioni, anche notevoli.

Tra le mura del nostro Ospedale c’era armonia ed equilibrio ed era saggiamente ben amministrato. Ma ad un certo punto, come scrisse con la sua penna arguta e sottile l’allora Direttore Sanitario professor Bignardi, è arrivato il diavolo che subito ha incominciato furtivo e maligno a girare nei corridoi e nei viali, che allora erano rigogliosi di verde: il diavolo era impersonato dal Politico.

Bignardi parlava con ironia di questo evento, ma anche con rammarico e fu anche profetico con i suoi dubbi. I cambiamenti legati al progredire della scienza hanno portato vantaggi indubbi, ma abbiamo visto anche degenerare lo spirito del modello d’allora. Non è un ricordare con nostalgia, ma un cercare di fare memoria di quanto accaduto. C’è la necessità di meditare profondamente sul cambiare troppo spesso in negativo di tanti atti delle attività umane, tra cui appunto la sanità, che purtroppo è diventata un “buco nero” nei bilanci delle Regioni e dello Stato. Che cosa si è perso dello spirito di allora, appena usciti dal dramma di una guerra e terminata la ricostruzione?

Qualcuno a Roma, parlando a personale sanitario cattolico, poco prima del nostro concerto, ha raccomandato che la salute non sia un dono solo per pochi, ma da come stanno andando le cose sembra che questo sarà inevitabile, se non sapremo porvi rimedio.

Dobbiamo constatare che nelle arterie e vene della sanità da tempo scorre l’egoismo umano (il diavolo). Con il modo perverso di condurre l’economia si stravolge tutto, anche la sanità. L’ Economia con il suo potere abbaglia enfatizzando l’egoismo, – questo grande umano difetto congenito, irrazionale, perverso,-spingendolo ad estreme conseguenze. E’ questo il risultato della politica? Ma fare politica non dovrebbe dire realizzare il benessere per tutti?

Ora i cittadini amano i loro ospedali, ne sentono il bisogno negli eventi della loro vita, per cui chi amministra deve saper rispondere alle loro esigenze e non solo agli “input” che vengono imposti dall’alto. Questa è grande speranza per noi utenti e le tante attività ed associazioni volontaristiche presenti nel mondo della sanità varesina sottolineano questa necessità

Emilio Corbetta Consigliere Comunale P.D.

 

19 novembre 2012
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