Varese

La nostalgia segreta dello yiddish per ricordare Bruna Brambilla

Il trio yiddish alla Sala Montanari

Una “piccola sorpresa”, come la chiama Valerio Crugnola al termine della sua relazione filosofica. E così, all’improvviso, fa il suo ingresso nella Sala Montanari un trio yiddish, con una cantante, un violino e una fisarmonica. Si chiamano “Stellerranti”, provengono il violino da Varese, mentre cantante  e fisarmonicista da Casale Monferrato. Accompagnati dalle note struggenti di una melodia yiddish dal titolo “Ale Brider” (che, tradotto, significa “Tutti fratelli”), si dirigono verso il palco per eseguire la canzone, mentre i tanti parecipanti scandiscono il ritmo della melodia battendo le mani.

E’ la conclusione dell’incontro organizzato da Auser Varese in ricordo della presidente Bruna Brambilla, scomparsa cinque mesi fa (in prima fila siede il marito della Brambilla, Mario Agostinelli). Un incontro dai contenuti filosofici che vede come protagonista Valerio Crugnola che medita a voce alta sul tema “La vita ben spesa”. Non è causale il titolo della canzone, che allude alla fratellanza tra gli uomini. “Per quanto riguarda i principi della Rivoluzione francese, la libertà si è ridotta ad un lumicino, l’eguaglianza è stata azzerata. Non ci resta che la fraternità, che spesso è stata tradotta in solidarietà”. Crugnola parla di comunità “elettive”, cioè non legate a concetti regressivi come il suolo, ma collegate ad una scelta. Comunità che possono indicare, possono anticipare un futuro diverso, un “buon mondo possibile”.

Una riflessione articolata, densa di significati, quella di Crugnola, che ha il coraggio di misurarsi, come dice il professore, con questi “tempi amari”. Una riflessione che rientra nel programma di Universauser che, come rimarca la professoressa Margherita Giromini a nome dell’associazione, “vuole portare avanti il lavoro compiuto per dieci anni da Bruna Brambilla”.

17 novembre 2012
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