Varese

Nuvolone alla Veratti, silenzio sulla “Fuga in Egitto” coperta da Guttuso

Il taglio del nastro alla Sala Veratti

Alla Sala Veratti, una delle sedi dei Civici Musei gestita dall’associazione Varesevive, da ieri è possibile visitare “Nuvolone tra e profano al Sacro Monte sopra Varese”, una piccola esposizione dedicata, nella stupenda location di via Veratti, a due tele del Nuvolone: “Giuseppe e la moglie di Putifer” e “Susanna al bagno”, due tele pregevoli che giungono dall’Accademia Tadini di Lovere (Bergamo). L’evento, come ha rimarcato Giuseppe Redaelli, presidente di Varesevive, che si deve ad una forte sinergia tra realtà diverse, tra cui parecchi Rotary e il vivace Comitato culturale del Ccr di Ispra, rappresentato da Antonio Bandirali, artista e organizzatore culturale.

Indovinata la concezione dell’evento (dire mostra forse è un po’ troppo). Le due tele di Carlo Francesco Nuvolone sono esibite grazie ad un supporto ligneo elegante, di colore amaranto, che ha il pregio di calamitare l’attenzione dei visitatori sulle due tele, opportunamente illuminate, e non affogate tra una molteplicità dispersiva di elementi. Un tipo di mostra che, se da un lato supera definitivamente mostre di dubbio valore accolte in passato in questa sala, dall’altro si riallaccia ad un allestimento-modello, quello di “Testori a Varese: da Cerano a Guttuso”, una grande tela doI Guttuso al centro, legata a sospensioni d’acciaio. Correva il lontano 2003.

Nuvolone, grande interprete dell’introduzione del Barocco, grande artista a cui è dedicata la mostra e un bel catalogo targato Lativa. Al centro di questo evento i rapporti del Nuvolone con la montagna sacra varesina. Come sottolinea Daniele Cassinelli, conservatore del Castello di Masnago, Nuvolone lavorò alla terza e alla quinta Cappella del Sacro Monte. Flebile eco, invece, del grande “strappo” alla terza cappella, quando l’affresco esterno della Fuga di Nuvolone venne coperta dal famoso acrilico di Renato Guttuso, un tema non particolarmente approfondito dalla mostra e dal catalogo. Catalogo in cui appare anche un’immagine dell’affresco del Nuvolone dedicato alla Fuga in Egitto, da cui si evince – come qualcuno sottolineò all’epoca – che lo stato dell’opera non era così compromessa da essere cancellata. Sarebbe stato sufficiente un adeguato restauro. ma altre ragioni si imposero all’epoca tra i sostenitori dell’intervento del pittore siciliano. Poche le parole, en passant, dedicate alla Fuga dell’artista secentesco.

Forse l’iniziativa della Sala Veratti poteva essere un’occasione per approfondire questo problema peculiare, su cui invece si è preferito sorvolare. Evidentemente resta ancora imbarazzo su una scelta irreversibile, e dalle motivazioni ancora oggi poco convincenti.

 

11 novembre 2012
© RIPRODUZIONE RISERVATA

4 commenti a “Nuvolone alla Veratti, silenzio sulla “Fuga in Egitto” coperta da Guttuso

  1. Roberto Gervasini il 11 novembre 2012, ore 18:50

    La verità sull’affresco del Nuvolone di lato alla terza cappella del sacro Monte di Varese non la sapremo mai. Ci fu un’intervento di restauro nel 1923 da parte di Gerolamo Poloni, chiamato da Lodovico Pogliaghi, suo maestro. Il Poloni dipinse sopra cio’ che era rimasto, non fece affreschi. Il muro dove il Nuvolone aveva realizzato l’affresco, attaccato alla parete molto umida, venne abbattuto prima dell’intervento di Renato Guttuso e dopo quello di Lotti, chiamato per i restauri. Come cittadino e segretario dei radicali presentai un esposto denuncia che venne liquidato con una lettera del Sindaco di allora avv. Giuseppe Gibilisco, indirizzata al giudice, alla quale veniva allegata “ licenza edilizia “ per l’edificazione di un muro a lato della terza cappella. Tragico esempio di burocrazia, se non fosse grottesco. Il muro primitivo portava non significativi segni di degrado, e la sinopia? Ma ben autorevoli studiosi( Carlo Bertelli) ed amministratori intervennero allora, senza poter fermare i bulldog ed i bulldozer, metaforici e non. Un paio di persone( donne) ricordano le male parole dello stesso Renato Guttuso verso coloro che fin da allora, con l’acrilico in opera, criticavano la stessa non tanto per il valore in se, quanto per la collocazione. “ Lei tra cent’anni è sicuramente morta e questo acrilico sarà ancora qui”. Un signore. Detto questo ringrazieremo sempre mons. Pasquale Macchi , senza il quale in ben altro stato vivrebbe oggi la via sacra. Macchi che pero’ non è stato fatto santo e mi pare neanche beato. Cio’ che invece non si puo’ piu’ fare perché il muro è talmente resistente e sordo da non lasciare speranze, è la riapertura del Museo Pogliaghi, oggi di proprietà, mi pare, del Vaticano e dato in gestione all’Ambrosiana. Negli armadi marciscono teli e addobbi e costumi, si dice.
    Il patrimonio di opere d’arte nel Museo è notevole e parte della ricca biblioteca di Lodovico Pogliaghi è finita a Milano, sempre secondo notizie di bar riportate però da gente astemia. E’ comunque patrimonio di Stato Estero e ne posson fare cio’ che vogliono.
    Per quanto riguarda la sala Veratti ed i due quadri del Nuvolone vorrei far presente che la stessa sala vien di fatto gestita da Redaelli che credo sia la stessa persona che stampa il catalogo, Lativa. Mi auguro che lo faccia gratis. La sala Veratti gode oggi di un nuovo look . La pensilina esterna di color rosso vivo potrebbe far pensare all’ingresso di un Hotel o qualcosa di piu’ intrigante, oggi piu’ che mai in tema coi due quadri del Nuvolone esposti: la moglie di Putifarre, chiacchierata, si sa, e Susanna al bagno…..
    La stessa sala Veratti è rimasta praticamente vuota nei mesi “ vacanzieri “ dopo discutibili mostre su artisti indigeni, forse in sintonia coi programmi dell’Agenzia del Turismo.
    Il solito radicale- Roberto Gervasini

  2. Augusto Belli il 12 novembre 2012, ore 16:26

    Non posso che condividere la giusta preoccupazione del nostro Direttore sul silenzio “sovietico” rispetto a tanti temi scottanti. Per esempio vorrei che ad ogni spettacolo teatrale si ricordasse l’abbattimento del teatro Sociale del ’53, che a tutte le fermate dell’autobus venisse ricordata l’eliminazione del Tram a Varese nello stesso anno ed anche l’abbandono della funicolare per Sacromonte e Campo dei Fiori.
    Invece i politici mantengono un assoluto silenzio su questi temi scottanti ed attuali, come fanno per l’affresco del Nuvolone… e sono passati solo 30 anni!!!
    Speriamo se ne occupi Crozza con il “Kazzenger”, unica voce indipendente rimasta ormai per noi poveri cittadini, insieme a Varesereport, naturalmente!!!
    Nel complimentarmi con voi per l’acume e l’obiettività, colgo l’occasione per inviare un affettuoso saluto al “Tecoppa”, che sempre ci delizia con puntuali e sagaci interventi, e lo faccio con le parole di “Io se fossi Dio” di Giorgio Gaber, per me attuali come allora:
    “Compagno radicale,
    la parola compagno non so chi te l’ha data,
    ma in fondo ti sta bene,
    tanto ormai è squalificata,
    compagno radicale,
    cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
    ti muovi proprio bene in questo gran casino
    e mentre da una parte si spara un po’ a casaccio
    e dall’altra si riempiono le galere
    di gente che non c’entra un cazzo!
    Compagno radicale,
    tu occupati pure di diritti civili
    e di idiozia che fa democrazia
    e preparaci pure un altro referendum
    questa volta per sapere
    dov’è che i cani devono pisciare!”
    Un saluto affettuoso
    AB

  3. Il Sacro Monte di Varese da Nuvolone a Guttuso | storie dell’arte il 11 dicembre 2012, ore 13:50

    [...] ini­zia­tive — non so dire se in­vo­lon­ta­ria o meno — ha sca­te­nato una pic­cola po­le­mica sui gior­nali lo­cali, tra co­loro che rim­pian­gono il vec­chio aspetto della cap­pella [...]

  4. Paolo Franchini, Varese il 13 dicembre 2012, ore 12:21

    Nel salutare Roberto Gervasini, sempre ficcante e piccante, segnalo al Sig. Augusto Belli che tra progresso e arte la differenza è abissale.

    Chiedo scusa, ma proprio non capisco il parallelo fra l’abbandono del tram e lo scempio del Sacro Monte… E’ come se avessero chiesto a Andy Warhol di spennellare un barattolo di zuppa sulla faccia della Gioconda.

Rispondi