Lettere

Rottamare sì, rottamare no

Le Primarie del Pd trovano ampio spazio nei mass media: non passa giorno però che stampa e tv non ci diano una visione eccessivamente riduttiva e caricaturale di quello che sta avvenendo dentro il maggior partito italiano. Gli articoli si concentrano per lo più sui “duelli rusticani” tra Renzi e Bersani

ma non dicono molto sulla vera posta in gioco in queste primarie.

Il “fenomeno Renzi”, non è piovuto dal cielo, né venuto da Avatar è causa e sintomo di una classe dirigente del Pd autoreferenziale ed inamovibile che non ha saputo rinnovarsi per adeguarsi ai tempi nuovi, impedendo di fatto un rinnovamento generazionale del suo gruppo dirigente tradizionale.

E’ vero che le primarie stanno creando non pochi problemi e nel Pd cresce il malcontento tra gli iscritti per i toni che la campagna della “rottamazione” sta assumendo. Renzi in questa lotta sin dall’inizio ha fatto di tutto per smarcarsi e differenziarsi dagli organismi e dal gruppo dirigente del Pd, che non riconosce e non accetta sino a presentare un ricorso al Garante della Privacy. Questa ultima (in ordine di tempo) trovata pubblicitaria, mediatica del sindaco fa dire al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che Renzi ricorre “contro il suo partito, come se fosse un esterno o un estraneo.” Del resto lo stesso Renzi non fa nulla per non alimentare questa impressione. Gira con un camper per l’Italia senza simboli del Pd, riunisce i cittadini senza bandiere del partito, non partecipa, benché invitato, alla riunione ufficiale dove si cambia lo statuto per permettergli di partecipare alle primarie ecc., non fa altro che differenziarsi dal suo partito d’appartenenza.

Le primarie, com’è noto, le ha volute Bersani che vede in questo strumento di partecipazione democratica, che ha contagiato anche gli altri partiti, una straordinaria occasione di salvezza per provare a riconnettere politica e cittadinanza. Dice infatti lo storico Miguel Gotor – “la leadership possibile, in un campo democratico e progressista, non può che passare attraverso una grande partecipazione e mobilitazione popolare. Solo se si riuscirà a stabilire una connessione sentimentale tra chi avrà la responsabilità di guidare il governo e milioni di italiani si potrà affrontare la duplice crisi economica e di rappresentanza democratica del nostro Paese.” La realtà è che Renzi ha scambiato le primarie che debbono indicare chi sarà il candidato premier per un congresso anticipato di partito, trasformandole in uno scontro generazionale, che non porta da nessuna parte. Tutto questo però sta producendo tra gli stessi iscritti al partito dissapori e contrasti ed alimenta in loro la convinzione di un Matteo Renzi come un corpo estraneo all’interno del Pd che vuole azzerare il gruppo dirigente del PD.

Il sindaco di Firenze sembra aver compreso i rischi di questa sua scelta tanto da affermare “La rottamazione è una frase bieca, truce e volgare. Ma mi ha portato titoli sui giornali e mi ha reso credibile; ma ora la fase uno, la rottamazione è finita”. Dice però a tal proposito Barbara Spinelli su la Repubblica: si rottamano le macchine, ma la parola “applicata alle persone è una delle parole più maleducate e violente che esistono oggi in Italia. Forse chi la usa non si rende conto, ma il termine alligna nelle terre della pubblicità ed è lessico della generazione berlusconiana. E’ nata con lui e con le sue disinvolture verbali e corrompe il discorso pubblico.”

Probabilmente qualcuno ha dimenticato l’offensiva rottamatrice del centro-destra contro i senatori a vita che appoggiavano il governo Prodi. Chi non ricorda il trattamento riservato al filosofo Norberto Bobbio o quello alla senatrice a vita Rita Levi Montalcini, solo per citare due esempi? O ‘La “dittatura dei pannoloni’ di cui sproloquiava su Libero, Vittorio Feltri, contro i senatori a vita?” Ciò fa dire a Walter Verini, braccio destro di Walter Veltroni “Si fa presto a dire “finita la fase uno, la rottamazione. Le ‘ferite inferte’ non si cancelleranno tanto presto.” Come se n’esce? E’ ovvio che tutto cambia se Renzi vince o perde: questa battaglia riguarderà la linea del Pd e la sua identità.

Se Renzi dovesse vincere, il Pd rischia di implodere e la sua vittoria spingerebbe il partito verso approdi e ritorni identitari di storie che non si sono amalgamate, con gli eredi del PCI da una parte e quelli della DC dall’altra, con gravi ripercussioni sulla politica e la vita democratica italiana. Vi sono ampi settori del mondo politico, finanziario e imprenditoriale che aspettano un Pd indebolito e lacerato per riproporre un Monti-bis, legittimato dal voto popolare. Per questo è necessario che Renzi perda e vinca Bersani bene e al primo turno, in quanto non “va concessa al ‘rottamatore’ la tribuna del ballottaggio”: non ne farebbe un buon uso e condizionerebbe il dopo-primarie.

Romolo Vitelli

 

 

5 novembre 2012
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