Varese

A Varese un 4 Novembre tra reduci di Salò e collettivi autonomi

 

Baroni interviene. Accanto a lui Cordì

Si è celebrata questa mattina la ricorrenza del 4 Novembre, festa dell’Unità nazionale e delle Forze Armate. Dopo la posa della corona all’Arco Mera, in corteo i partecipanti sono giunti, sotto una pioggia sottile, in piazza Repubblica dove, davanti al grande monumento ai Caduti, si è svolta la parte più suggestiva della cerimonia. Alla presenza della banda di Capolago, si sono schierate le autorità civili, i vertici delle Forze Armate e quelli delle Forze dell’Ordine. Presenti anche tanti gagliardetti degli ex combattenti.

L’intervento del Comune di Varese è stato affidato al vicesindaco Carlo Baroni, che ha preso la parola protetto dall’ombrello tenuto dal consigliere comunale di Sel, Rocco Cordì. Baroni ha parlato di quei “passi sulla via della pace, necessari per evitare non solo le grandi guerre, ma anche le più piccole e quotidiane che gli uomini alimentano nelle loro case, scuole e luoghi di lavoro”. Un cammino difficile, ma non solitario. “Anche nel nostro tempo esistono uomini che sono veri costruttori di pace che possiamo conoscere e dai quali possiamo imparare, perchè la loro vita testimonia un cuore nuovo”.

Silvio Botter, dell’Associazione Nazionale Alpini di Varese, ha preso la parola. Un intervento, quello di Botter, che ha sottolineato come “un tempo su questa ricorrenza destra e sinistra appendevano i loro cartelli”. Ora non accade più, da quando le missioni di pace all’estero “hanno portato ad avere una vera politica estera”. Si è poi rammaricato che alla cerimonia non fossero presenti numerosi giovani.

Chiusa la cerimonia, Botter stava per lasciare il centro dello spiazzo, quando si è levato da uno degli ex combattenti il grido “Liberate i marò italiani ancora prigionieri”, un richiamo che era mancato negli interventi precedenti. Un grido venuto da un reduce di Salò, un ex marò, Osvaldo Magnaghi, sergente nella Rsi.

A margine della cerimonia alcuni ragazzi del Collettivo Autonomo Varesino hanno volantinato, una sorta di flash mob rapido e improvviso. “Non abbiamo niente da festeggiare! Varese provincia dell’industria bellica” si intitolava il volantino, che riportava in apertura la frase di Tacito “dove fanno il deserto, dicono che è la pace”. Un volantino di condanna dei commerci militari di alcune aziende del territorio. “Ci raccontano che è un giorno importante. Ma importante per chi?”. Secondo il Collettivo autonomo ”per quelle cinque aziende della provincia di Varese che si arricchiscono con la guerra”. Così come i militari italiani sono, per gli autonomi, in “vere missioni di guerra”. E via andare sui “politici guerrafondai” (citati pidiellini e leghisti) e lo stato italiano che ha “le mani sporche di sangue negli affari bellici”.

4 novembre 2012
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