Politica

Riordino Province, Varese entra nella nuova provincia di Como

E’ giunto, alla fine, il decreto del governo Monti che riordina le Province italiane. Tra le principali novità il fatto che la provincia di Varese è giunta al capolinea: il decreto stabilisce che la nuova provincia di Como comprenda anche gli ex territori di Lecco e di Varese. Monza non farà parte della nuova provincia, dato che verrà aggregata alla città metropolitana di Milano.

Le elezioni si terranno nel novembre 2013, mentre l’entrata in vigore delle nuove province avverrà nel gennaio 2014. Con il decreto approvato dal Consiglio dei ministri le Regioni a statuto ordinario vengono ridotte da 86 a 51, comprese le città metropolitane, mentre restano fuori le province delle Regioni a statuto speciale. Dall’1 gennaio 2014 saranno operative anche le città metropolitane.

Le province infine sono diventati enti di secondo livello e dunque non saranno più elette dai cittadini. La riforma prevede il divieto di cumulo di emolumenti per le cariche presso gli organi comunali e provinciali. Resta altresì ferma l’abolizione degli Assessorati. Infine gli organi politici devono avere sede esclusivamente nelle città capoluogo.

 

31 ottobre 2012
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2 commenti a “Riordino Province, Varese entra nella nuova provincia di Como

  1. gerardo locurcio il 31 ottobre 2012, ore 15:05

    Sono d’accordo su questa riorganizzazione della ex provincia di Varese. Non sono per nulla d’accordo sull’esclusione di quelle delle regioni a statuto speciale. Ciò potrebbe voler dire, ad esempio, “lasciamo che in Sicilia si continui a sperperare denaro pubblico”. Come al solito in Italia esistono sempre due pesi e due misure.

  2. Cittadinosuperpartes il 31 ottobre 2012, ore 15:57

    Abolire tutte le Provincie in toto Basta mantenere la pletora di presidente giunta consiglieri Polizia Provinciale dipendenti lazzaroni che costano un patrimonio e pesano sulle spalle dei cittadini, senza avere un riscontro in cambio, in termini di servizi concreti.Sapete che il bollo auto serve per pagare i dipendenti di province e regione. Via loro i soldi stanno nelle nostre tasche

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