Economia

Imprese varesine in Brasile, prima missione Univa nel nuovo mondo

 

Da sinistra, Gandini, Brugnoli e Galante

Internazionalizzazione e non de-localizzazione. Come dire: riuscire a ricavare vantaggi sui mercati esteri, senza depauperare il territorio. Anzi, arricchendo – in termini di ricchezza e di posti di lavoro – il territorio di partenza. E’ stato il refrain dell’incontro che si è svolto presso l’Unione industriali della provincia di Varese per dare conto di una missione in Brasile (dal 13 al 18 ottobre), prima tappa del “Progetto Internazionalizzazione” promosso dalla Confindustria provinciale. Incontri, confronti, workshop per conoscere meglio e più da vicino chi in Brasile già opera da tempo e capire quali spazi offre oggi questo Paese in crescita, facente parte di quelle aree sintetizzate con l’acronimo BRIC (Brasile Russia India Cina).

“Sono stati 40 incontri bilaterali, organizzati in Brasile, per otto pmi varesine - dice il presidente di Univa, Giovanni Brugnoli -, che ha consentito a tante aziende di conoscere da vicino il Brasile. E questo è potuto accadere perchè questa missione è stata preparata a 360 gradi e ha visto anche la collaborazione del Liuc di Castellanza. La missione in Brasile sarà seguita da  analoghe iniziative relative a Cina, India, Polonia, Turchia”. Fa eco il direttore generale di Univa, Vittorio Gandini: “Il nostro obiettivo è stato quello di allargare la sfera di attività a imprese che non si sono mai affacciate ai mercati esteri”.

A fare un po’ da mentore dell’iniziativa, Gabriele Galante, presidente della IMF di Luino, operante in Brasile dal 2008. E  proprio una visita alla stabilimento IMF a Piracicaba nello Stato di San Paolo si è svolto nel corso della missione Univa. Così come è stato visitato lo stabilimento dell’americana Caterpillar. Ma lasciamo la parola a Galante: “L’internazionalizzazione ti mette in condizione di essere accettato come fornitore di quel Paese, e quel Paese viene scelto perchè là si fanno più investimenti e si facilitano le aziende più che a casa nostra. Dove peraltro si registrano vantaggi: con le attività all’estero ho potuto aumentare il lavoro per dipendenti e subfornitori a Luino”. Peraltro, continua Galante, il Brasile non è un Paese con un basso costo del lavoro. Ma spesso non ci sono alternative: come rimarca Ernst della Cisam di Induno Olona, “una volta potevamo contare su ritorni interni che oggi possiamo conseguire solo all’estero”.

Certo, la strada non è tutta in discesa. Come avvertono i dati: per quanto riguarda il commercio estero con il Brasile, tra 2010 e 2011 l’export varesino (14,6) è stato decisamente inferiore a quello medio italiano (23,4) e quello medio lombardo (23,6). Dunque di lavoro se ne deve fare ancora tanto. Sul fronte anche delle imprese che, a differenza di ciò che si è visto presso Univa, dove le imprese sono parse propense ad alleanze e favorevoli alla necessità del gioco di squadra, spesso restano individualiste. Le “reti d’impresa” propugnate da Univa restano forse, spesso, solo un miraggio.

 

30 ottobre 2012
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