Scuola

Aumento di ore senza salario. Il no dei prof dell’Isis Stein di Gavirate

Riceviamo e pubblichiamo un ampio documento giunto dai docenti dell’ISIS “STEIN” di Gavirate, che fa il punto sulle proposte del ministro della Pubblica Istruzione Profumo:

Il ministro della Pubblica Istruzione, ing. Profumo, ha proposto nei commi 42 e 43 dell’art. 3 della Legge di Stabilità 2012, alla categoria dei docenti un aumento del 33% delle ore settimanali destinate all’insegnamento in aula, senza adeguamento salariale, in cambio di un aumento di giorni di ferie, da usufruire durante i periodi di sospensione delle lezioni: una richiesta mai vista prima nella storia italiana!

Probabilmente la nostra categoria professionale è l’unica alla quale possa essere fatta questa richiesta, forse perché il ministro ha ritenuto di poter contare sull’appoggio dell’opinione pubblica, su una mancanza di unità all’interno della classe docente, su una debolezza e divisione dell’universo sindacale portato avanti con successo dai precedenti governi, sulla mancanza di qualsiasi forma di protesta nell’ultimo decennio, e questo nonostante i reiterati tagli indiscriminati subiti negli ultimi anni che hanno indebolito e impoverito la scuola statale.

Tutto questo dimostra un palese disprezzo del quotidiano lavoro dei docenti (che evidentemente non hanno come fine ultimo il guadagno!), ed una conseguente svalutazione dello stesso.

Vogliamo rispetto per la nostra professionalità, come il ministro dovrebbe guadagnarsi il nostro dimostrando veramente di voler aiutare la scuola.

Questo significa anche rivendicare ciò che ci è dovuto: gli scatti di anzianità bloccati per sei anni, l’indennità di vacanza contrattuale cancellata di un colpo, ed il rinnovo del contratto (vacante da 3 bienni), come succede per ogni categoria lavorativa che si rispetti, ma rinviato di colpo al 2015 per tutti i dipendenti statali. Questi ultimi, come tutti i lavoratori dipendenti, sono tra quelli che sicuramente pagano le imposte, in un periodo in cui compaiono ogni giorno sugli organi di stampa nomi di evasori più o meno eccellenti.

Vogliamo una scuola che funzioni, con i mezzi necessari per formare adeguatamente i cittadini del futuro (perché questo facciamo!), senza dover regalare mezzi e ore di lavoro.

Vogliamo lavorare in strutture sicure, a norma (e non in classi di 30 o più alunni dove non è possibile neanche spostarsi o avere in caso di pericolo, un’evacuazione in sicurezza). Non vogliamo dover cercare un’altra aula tutte le volte che dobbiamo effettuare una verifica perché nelle nostre non c’é spazio; non vogliamo essere costretti ad ospitare alunni rimasti senza insegnante (perché in malattia), ma che non è possibile sostituire perché le cattedre sono state portate tutte a 18 ore e non esistono più le ore a disposizione che permettevano le sostituzioni dei colleghi assenti: questo è il risultato della “razionalizzazione” delle risorse e del personale fatta senza pensare che tutto ciò va a scapito dell’insegnamento, degli alunni, delle “eccellenze” che si vorrebbero mettere in evidenza. Si continuano a “tagliare” posti di lavoro, e adesso manca il personale, docente e non, in tutte le scuole. Il problema dei lavoratori “fannulloni” c’è, come in tutti gli ambiti lavorativi, ma bisogna affrontarlo con decisione ed intelligenza, cioè facendo pagare solo gli interessati, e non tutti indiscriminatamente!

Fare il ministro non vuol dire fare il ragioniere. Invitiamo il ministro a “scendere” nella realtà quotidiana per confrontarsi con noi, per vedere come veramente lavoriamo e come, nonostante tutto, riusciamo a ricevere apprezzamenti dagli studenti e dalle loro famiglie: uniche gratificazioni, che negli altri paesi europei, dove i docenti non lavorano più di noi, arrivano anche dallo Stato. I Paesi europei sopra citati sono gli stessi in cui, negli scorsi anni, i Governi hanno avuto il coraggio di investire nell’istruzione, rischiando forse di perdere le elezioni, ma che adesso raccolgono i frutti di scelte intelligenti e lungimiranti.

E’ poi offensivo e mortificante che un Ministro dell’Istruzione e l’intero Consiglio dei Ministri lascino intendere al Parlamento e soprattutto alla pubblica opinione che il lavoro dei docenti in Italia si limiti alle sole ore di insegnamento in aula. La grande maggioranza dei docenti svolge la professione con impegno e passione per un numero di ore che annualmente ammonta a circa 1700, delle quali poco meno di un terzo è riservato alle attività didattiche d’aula.

Come infatti ben evidenziato nei documenti di altre scuole della nostra provincia, oltre all’orario effettivo di cattedra, i docenti:

preparano lezioni, esercitazioni, compiti in classe;

correggono ogni anno centinaia e centinaia di compiti e verifiche;

inseriscono voti e dati nei registri on line, oltre che cartacei;

ricevono i genitori, anche in orari non riconosciuti o retribuiti;

partecipano alle riunioni collegiali, attualmente per ottanta ore annuali;

sono impegnati nelle attività di coordinamento di classe, di materia e di segretariato;

programmano attività didattiche ed extra-didattiche;

organizzano viaggi d’istruzione, visite guidate, stage lavorativi e vi accompagnano gli alunni;

partecipano ai corsi di aggiornamento, spesso non in orario di servizio e non retribuiti, e anche a spese proprie;

collaborano con gli enti locali, le associazioni, gli uffici scolastici, le realtà territoriali, ecc. per l’ampliamento dell’offerta formativa e per andare incontro nel modo migliore alle esigenze di tutti gli studenti, anche di quelli disagiati;

Questo è ciò che ben sanno tutti i docenti – e sono la maggioranza – degni di questo nome ed è anche ciò che rivelano studi purtroppo ignorati dalla pubblica opinione e deliberatamente taciuti dai “decisori” politici.

La proposta del ministro, a nostro parere anticostituzionale, indipendentemente dal ritiro della stessa, è offensiva e ci ha spinti a reagire: non siamo più disposti a sopportare!

Metteremo in atto tutte le iniziative che riterremo più idonee per informare e sensibilizzare la pubblica opinione sulla reale condizione del nostro lavoro e sulla necessità di pensare alla scuola come ad una istituzione fondamentale per la formazione e la crescita delle giovani generazioni e per lo sviluppo della nostra nazione.

Inizieremo portando questa nostra mobilitazione il giorno 30 ottobre alle ore 15.00 all’UST di Varese insieme a tutti i docenti delle scuole del nostro territorio, con una partecipazione che, stavolta, è partita dal basso, da chi veramente lavora per la scuola ed il futuro di questo Paese!

Docenti dell’Isis Stein di Gavirate

 

30 ottobre 2012
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